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Cari Gabriella e Fabio, cercavate giustizia, ma avete trovato la legge

Se una giovane donna (Marta Garofalo Spagnolo) chiede aiuto a degli amici (Gabriella Cassano e Fabio Degli Angeli) per sottrarsi all’istituzionalizzazione forzata, e questi, mossi da compassione, le prestano soccorso, il fatto che più Tribunali, invece di interrogarsi sulla legittimità giuridica dell’istituzionalizzazione, abbiano condannato al carcere i due amici, non è una faccenda privata[1]. Per questo motivo non ho considerato come un fatto privato l’arresto di Gabriella (avvenuto il 18 ottobre 2025), e non tratterò come tale neanche l’arresto di Fabio (avvenuto il 6 maggio 2026). Infatti, quando giustizia e legge non coincidono, la questione ha una rilevanza pubblica.

“Notturno”, opera pittorica dell’artista polacca Justyna Kopania.

Sino a poco tempo fa ho tenuto i contatti con te, Fabio, perché essendo Gabriella in carcere, attraverso te sapevo di entrambi. Ora l’Associazione Diritti alla Follia mi informa che qualche giorno fa, il 6 maggio, anche la tua condanna è diventata esecutiva e sei stato condotto in carcere. Dunque adesso dovrei scrivere ad entrambi presso la Casa Circondariale di Lecce, come se quello che vi sta accadendo fosse una semplice questione privata, come se voi foste dei comuni delinquenti e io una persona caritatevole con dei carcerati. Ma dovrei mentire a me stessa e a voi, perché sappiamo bene che le cose non stanno così.

«Cercavi giustizia ma trovasti la legge», cantava negli anni ‘90 Francesco De Gregori. Una scollatura, quella tra giustizia e legge, che inserita in una canzone diventa poesia, ma vissuta sulla propria pelle assume i connotati di una voragine esistenziale.

Dunque io non contesto la legge, né le sentenze – perché sia l’una che le altre vanno rispettate –, contesto invece l’implicito che giustizia e legge coincidano sempre. Contesto che quando, come nel vostro caso, ci sono elementi oggettivi per ritenere che giustizia e legge non coincidano, il tema venga trattato come una questione privata. Non lo è. Ritengo che sia una questione pubblica.

Per la Legge avreste dovuto rifiutare di prestare aiuto a Marta, che era stata istituzionalizzata contro la propria volontà per decisione di un’amministratrice di sostegno, alla cui nomina Marta aveva cercato di opporsi in tutti i modi. Ripercorro alcuni passaggi di questa storia: l’istituzionalizzazione forzata di Marta era stata disposta all’inizio dell’ottobre 2011 e si è protratta sino alla data del suo decesso, avvenuto il 3 novembre 2022, all’interno di una delle strutture residenziali in cui era stata costretta a stare. Al momento del decesso Marta aveva solo 31 anni ed aveva passato un terzo della sua vita privata della sua libertà personale sulla base di una disabilità di cui, oltretutto, non si riesce a trovare una certificazione.

Le date sono un elemento oggettivo. Nel 2011 l’Italia aveva già ratificato, con la Legge 18/2009, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Quest’ultima impegna gli Stati firmatari a garantire, tra le altre cose, «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà»[2], e che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione»[3]. Questo vuol dire che l’istituzionalizzazione di Marta era illegittima, e che è illegittima anche quella delle 385.871 persone istituzionalizzate presenti in Italia di cui ci riferisce l’Istat[4]. Non sono una giurista, ma l’illegittimità dell’istituzionalizzazione è stata ribadita dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in più occasioni[5].

Mi sono chiesta cosa avrei fatto se Marta, in una delle sue tante fughe da quelle “prigioni”, invece che alla vostra porta, avesse bussato alla mia, ed ho dovuto concludere, con non poco turbamento, che probabilmente in carcere adesso ci sarei io.

Non ho il potere di tirarvi fuori dal carcere, ma posso continuare a raccontare la vostra vicenda. Posso anche, e lo sto facendo, battermi perché l’istituzionalizzazione, che nel nostro Paese è stata normalizzata, venga finalmente vista per ciò che è realmente: una pratica discriminatoria e violenta esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU.

Dallo scorso giugno il Centro Informare un’h sta promuovendo una campagna per lo stop all’istituzionalizzazione e la promozione della deistituzionalizzazione[6]. È una causa che ci vede ancora una volta al fianco di Diritti alla Follia[7], ma anche di molti altri soggetti. Questo, lo so bene, non cambia la vostra realtà, ma è il nostro modo di starvi vicino.

Avete regalato a Marta qualche giorno di libertà nel periodo più buio della sua vita, è un dono preziosissimo, potete esserne fieri.

Vi abbraccio e vi esorto a non lasciarvi andare e a farvi coraggio.

Simona Lancioni

 

Nota: provvedo a stampare e a recapitarvi questo mio scritto che ho pubblicato sul sito del Centro Informare un’h.

 

[1] Sulla vicenda di Gabriella Cassano, Fabio Degli Angeli e della loro amica Marta Garofalo Spagnolo si vedano i seguenti testi:
Solidarietà a Gabriella Cassano, in carcere per il «delitto di umanità», 18 ottobre 2025.
Giustizia tradita: lo Stato punisce chi difende la libertà e protegge un sistema criminale, 21 marzo 2025
L’amministrazione di sostegno e l’effetto “terra bruciata”, 9 marzo 2025.
Le Istituzioni e la tutela della dignità della persona: la storia di Marta Garofalo Spagnolo, 12 novembre 2024.
Amministrazione di sostegno: Diritti alla Follia commenta l’esito del processo di Lecce, 1° luglio 2024.
L’amministrazione di sostegno e le Antigoni del nostro tempo, «Informare un’h», 29 giugno 2024.
L’amministrazione di sostegno e il «delitto di umanità», 19 giugno 2024.
Amministrazione di sostegno, brutte nuove da Lecce, 27 giugno 2024.
Lecce, prima udienza d’Appello per gli amici che cercarono di aiutare una vittima dell’amministrazione di sostegno, 25 maggio 2024.
Amministrazione di sostegno, ancora un processo ai danni di chi ha cercato di aiutare una beneficiaria, 15 marzo 2024.
Storia di Marta, l’ennesima vittima dell’amministrazione di sostegno, 20 ottobre 2023.
[2] Articolo 14, comma 1, lettera b della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
[3] Articolo 19, comma1, lettera a della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
[4] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[5] Questi i testi di maggiore rilievo: Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia del 31 agosto 2016 (si vedano in particolare i punti 47 e 48); Commento generale n. 5 – Vivere indipendenti ed essere inclusi nella collettività del 27 ottobre 2017; Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del 9 settembre 2022.
[6] Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone del 20 giugno 2025.
[7] Segnalo solo le ultime iniziative: Associazione Diritti alla Follia, Deistituzionalizzazione: il “Caso Caserta”, quando i diritti diventano rovesci del 14 aprile 2026; Cristina Paderi, L’istituzionalizzazione non è un luogo, ma una pratica in cui la quotidianità è decisa da altri del 22 febbraio 2026; Riforma della disabilità, Progetto di Vita e deistituzionalizzazione nell’incontro con Natascia Curto del 12 febbraio 2026; Associazione Diritti alla Follia, Alla faccia della deistituzionalizzazione del 5 febbraio 2026; Due importanti video sul Progetto di Vita e sulla deistituzionalizzazione del 26 gennaio 2026; Maria Rosaria D’Oronzo, Deistituzionalizzazione, diritti e linguaggio della cura: da Basaglia alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 16 gennaio 2026; Continua l’impegno di Diritti alla Follia sul tema della deistituzionalizzazione del 12 gennaio 2026.

Ultimo aggiornamento il 8 Maggio 2026 da Simona