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Nuovo disabilicidio a Moncalieri, scusate il sarcasmo

di Sara Bonanno, caregiver

A Moncalieri, nei pressi di Torino, lo scorso 8 settembre, una donna sorda di 79 anni, Rosella Bocchiardi, è stata trovata morta con la testa fracassata. Suo fratello, che ha lasciato un biglietto in cui si attribuisce l’omicidio, si è poi impiccato. Dalle prime ricostruzioni la vicenda si configura come l’ennesimo caso di disabilicidio, sebbene l’età avanzata della vittima non stia inducendo a reazioni collettive diffuse come quelle che, solo qualche giorno fa, sono seguite al disabilicidio di Bianca, una bambina con disabilità di cinque anni, uccisa dai suoi genitori a Pietralata (un quartiere di Roma). È difficile trovare le parole e i toni per raccontare questi eventi. Sara Bonanno, in questo scritto, usa il sarcasmo. Ed anche questo è un modo per non abituarci a queste notizie, per dire che no, non va per niente bene. Che siamo stanche (femminile voluto) sia dei disabilicidi, sia di come vengono raccontati.

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Un primo piano in controluce di alcuni fiori viola, con petali delicati in evidenza, contro un cielo azzurro (credit: Jan Kroon / Pexels).

L’altra notte, su WhatsApp, noi vedove facevamo scherzosamente la conta degli uomini celibi presenti nel parentame. Per come stanno andando le cose, potrebbero sentirsi autorizzati a farci legittimamente fuori, certi di ricevere tutta la comprensione dei media e della gente di “buon senso comune”.

L’occasione era l’ennesimo fatto di sangue familiare, stavolta a Moncalieri*. Il fattaccio è presto detto: fratello e sorella vengono trovati morti nell’appartamento di lei. La donna è immediatamente ridotta alla definizione di “sordomuta”; poi si scava appena un po’ e si scopre che era stata sposata a lungo, viveva da sola, era autonoma e ben inserita nella rete sociale del palazzo. Tanto è vero che i corpi vengono scoperti grazie a un’amica con cui comunicava spesso e che andava a trovarla con i nipotini.

Lui, invece, era celibe, non aveva figli e della sua rete sociale e amicale non emerge praticamente nulla. Sappiamo soltanto che frequentava assiduamente la sorella e la aiutava in alcune pratiche burocratiche. Era gravemente malato, le sue condizioni si erano aggravate e aveva deciso di suicidarsi. Poi ha deciso che dovesse morire anche lei e le ha spaccato la testa con un tubo di ferro.

Un gesto cruento, non certo di clemenza. E non è neppure un particolare isolato: nei disabilicidi ricorrono pistole, martelli, spranghe e colpi alla testa, modalità apertamente violente usate contro persone che, proprio a causa della loro disabilità, si trovano in una “condizione di minorata difesa”. A Pietralata è stata uccisa con una pistola una bambina addormentata**; a Moncalieri una donna anziana è stata colpita alla testa con un tubo di ferro. Non parliamo di persone accompagnate dolcemente verso la morte per risparmiare loro una sofferenza, ma di corpi inermi aggrediti e devastati.

Eppure il sangue sparisce immediatamente dal racconto, mentre rimane soltanto il presunto “atto d’amore” dell’assassino.

Gran parte dei commenti si concentra sul gesto “comprensibile” che avrebbe compiuto per non lasciare sola la sorella. Peccato che lei se la fosse sempre cavata benissimo da sola; ma era sorda e quindi, per decreto mediatico, la sua esistenza doveva essere necessariamente tragica e dipendente da lui.

Il paradosso è meraviglioso: lei era vedova, autonoma e aveva una rete di relazioni chiaramente visibile; lui era celibe e della sua vita sociale i giornali non riescono a raccontarci praticamente nulla. Ma quella irrimediabilmente sola, naturalmente, era lei.

Non sia mai che una persona con disabilità osi avere una vita più autonoma, più ricca di relazioni e magari persino più felice di un “normale”.

Modalità sarcastica off

 

* Davide Petrizzelli e Edoardo Sismondi, Cadavere decomposto di Rosella Bocchiardi trovato in un appartamento di un palazzo di via Roma a Moncalieri, probabilmente è omicidio, «TorinoToday», 9 settembre 2026.

**Si vedano: Matteo Torrioli, Da soli non ce la facciamo”. Le lettere di Luca e Valentina svelano il dramma della famiglia morta a Pietralata, «RomaToday», 1° settembre 2026; Famiglia morta a Pietralata: faro sui conti della coppia e sulle costose cure in Messico, «RomaToday», 3 settembre 2026; Strage di Pietralata, hanno sparato entrambi i genitori, «Sky tg24», 4 settembre 2026.

 

Vedi anche:

Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche – 2023-2026.
Simona Lancioni, Pensieri laterali sulla vicenda di Pietralata, «Informare un’h», 7 settembre 2026.
Sara Bonanno, Burden e disabilicidio: facciamo chiarezza, «Informare un’h», 5 settembre 2026.
Coordinamento PERSONE, Bianca non voleva e non doveva morire, «Informare un’h», 4 settembre 2026.
Sara Bonanno,  «Rischiamo di morire di fatica!»: è questo che i caregiver devono gridare, «Informare un’h», 4 settembre 2026.
Marta Migliosi, «Bianca è solo uno sfondo bianco. La fatica dei caregiver non può cancellare chi è stato ucciso», «Vita», 4 settembre 2026.
Chiara Ludovisi, Caregiver, Pietralata e quel «terrore di morire soli d’estate». Così Sara e suo figlio si salvano a vicenda, «Vita», 1° settembre 2026.
Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, L’Autorità Garante nazionale sulla disabilità interviene sulla vicenda di Pietralata, «Informare un’h», 2 settembre 2026.
Simona Lancioni, Per Bianca. «Ora tutto tace. E ogni cosa parla di te», «Informare un’h», 1° settembre 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 11 Settembre 2026 da Simona