del Movimento Antiabilista
Il disabilicidio, ossia l’uccisione di una persona con disabilità per la sua disabilità, è «un crimine d’odio e di potere», scrivono, tra le altre cose dal Movimento Antiabilista, in questa presa di posizione che scaturisce da una riflessione sul modo in cui i media hanno raccontato il recente disaiblicidio di Bianca Abbasciano, una bambina disabile di appena 5 anni, da parte dei suoi genitori, avvenuto nel quartiere romano di Pietralata. «La comunicazione mediatica riguardo all’omicidio-suicidio di Pietralata è abilista perché contribuisce a giustificare e normalizzare l’omicidio delle persone con disabilità da parte dei loro genitori, e lo fa parlando di “omicidio di Stato” e “genitori lasciati soli”», argomentano.

Il 31 agosto 2026 si è consumato l’ennesimo disabilicidio. La vittima è Bianca Abbasciano, 5 anni, disabile dalla nascita. È stata uccisa dalla madre, Valentina Pambianco, con un colpo di pistola, insieme al padre Luca Abbasciano, che ha poi rivolto l’arma contro sé stessa[1]. Nel corso della sparatoria è morto anche Teo, il cane di famiglia. I genitori di Bianca hanno inviato lettere con le ultime disposizioni e le motivazioni del loro gesto a 20 parenti, nelle quali avrebbero scritto: «Da soli non ce la facciamo più»[2], riferendosi alle necessità di cura della figlia. La famiglia era seguita dai servizi sociali, ma «Valentina non è mai riuscita a farsi una ragione di ciò che era accaduto durante il parto, di cui, dicono le amiche, nessuno le aveva mai spiegato davvero il perché»[3]. I genitori di Bianca hanno speso trecentomila euro in cure sperimentali per la figlia, ma i soldi sarebbero finiti, senza cambiamenti nelle condizioni di Bianca.
In quanto Movimento Antiabilista non possiamo sapere le motivazioni dell’accaduto, né vogliamo speculare su questo tema, lasciamo questo lavoro agli inquirenti.
Ci preoccupa tuttavia la risposta mediatica all’omicidio di Bianca, che in questo caso, oltre che un disabilicidio, è anche un figlicidio.
Gli articoli che riportano l’accaduto enfatizzano quanto la disabilità di Bianca fosse grave e quanto i genitori fossero disperati. Di Bianca conosciamo solo dettagli sulla sua disabilità, non sappiamo cosa provasse, cosa le piacesse, né se, a soli 5 anni, desiderasse morire.
Nell’immaginario mediatico, quello di Bianca è un “omicidio di Stato”, e “non possiamo giudicare” i genitori (che l’hanno uccisa). C’è chi scrive addirittura che l’omicidio di Bianca sarebbe stato un “atto d’amore”. La prova sarebbe il fatto che i genitori, dopo averla uccisa, si sono suicidati. La risposta più preoccupante, però, è stata quella del gruppo Facebook Rete Caregiver e Disabilità Italia. Questo gruppo ha lanciato un trend: le persone caregiver partecipanti (genitori con prole disabile) hanno pubblicato foto di sé stesse con i figli disabili e la scritta «Da soli non ce la facciamo più». I commenti sotto questo tipo di articoli e contenuti social vanno da «è normale che i genitori fossero disperati, perché Bianca aveva una disabilità grave» a «in questi casi è meglio uccidere i figli appena nati».
Questo tipo di comunicazione accompagna spesso l’omicidio di persone disabili da parte dei loro caregiver, ma sembra essere particolarmente pervasiva nei casi di figlicidio.
La tendenza mediatica a giustificare l’assassinio delle persone disabili da parte dei familiari che le assistono è talmente forte che già nel febbraio 2023 Simona Lancioni (del Centro Informare un’h) ha elaborato una proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche in merito[4].
Tra le altre cose, Lancioni sottolinea che
- Non si possono mettere sullo stesso piano vittima e assassini (osserviamo infatti che Bianca non ha scelto di morire, i suoi genitori sì);
- Non rientra tra le prerogative del/la caregiver decidere arbitrariamente della morte della persona di cui si cura;
- La violenza sistemica-istituzionale subita dalle parti non possa mai essere assunta dalla caregiver e dal caregiver per giustificare l’omicidio non consensuale delle persone con disabilità o altre forme di violenza nei loro confronti.
La comunicazione mediatica riguardo all’omicidio-suicidio di Pietralata è abilista perché contribuisce a giustificare e normalizzare l’omicidio delle persone con disabilità da parte dei loro genitori, e lo fa parlando di «omicidio di Stato» e «genitori lasciati soli».
Sia chiaro, è vero che spesso i genitori delle persone disabili (e le persone disabili stesse) vengono lasciate sole e che le risorse che lo Stato dà alle persone disabili sono spesso insufficienti. Tuttavia, in quanto Movimento Antiabilista non abbiamo potuto fare a meno di notare, dato che alcuni dei nostri membri hanno o hanno avuto genitori caregiver, il doppio standard a cui questi ultimi sono sottoposti, particolarmente se si tratta di madri caregiver.
Spesso queste ultime vengono messe su un “piedistallo”, quasi fossero un mix tra sante ed eroine. Ma la musica cambia quando iniziano a lottare per i diritti della prole disabile. Allora diventano «troppo arrabbiate» e nessuno vuole più averci a che fare.
Troviamo piuttosto inquietante che i genitori caregiver che scelgono di uccidere la prole disabile ricevano una solidarietà che è negata a caregiver che lottano per i diritti dei propri figli e alle stesse persone disabili quando organizzano proteste e manifestazioni per difendere i propri diritti, al fine di ottenere dallo Stato e/o dalle amministrazioni locali i supporti di cui necessitano, come un Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato (si vedano le proteste di PERSONE, il Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità).
In una società abilista, in cui l’assistenza delle persone disabili è demandata alla famiglia, ed i fondi per la Vita Indipendente e per l’assistenza personale autogestita non sono garantiti al livello nazionale, la vita delle persone disabili è particolarmente a rischio. Ci sono genitori caregiver che si vergognano della prole disabile[5], ma c’è uno stigma molto forte anche verso chi dà i figli in adozione. Inoltre, quando la persona disabile è non verbale, i caregiver familiari potrebbero convincersi che sia un prolungamento di loro stessi[6], che non abbia pensieri, desideri e sentimenti propri.
In questo contesto, è importante inquadrare il disabilicidio per quello che è: un crimine d’odio e di potere. Si tratta dell’omicidio di persone disabili a causa della propria disabilità.
Se Bianca non fosse stata disabile, nessuna testata mediatica avrebbe provato a giustificare i suoi assassini, e non ci sarebbero state persone che lo hanno definito un «atto d’amore». Così come nessuno, al giorno d’oggi, definirebbe «atto d’amore» un femminicidio.
Questo tipo di comunicazione rende chiara una cosa: ci sono persone, e sono ancora molte, per cui la vita delle persone disabili è sinonimo di “peso” o di “tragedia”, vale molto meno di quella delle persone non disabili, o, addirittura, non vale la pena di essere vissuta.
Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo, noi non lo saremo mai. Daremo voce a Bianca e a tutte le persone disabili che verranno.
Per maggiori informazioni: movimentoantiabilista@gmail.com
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[1] Famiglia morta a Pietralata, l’ipotesi della procura: la donna ha sparato a marito e figlia prima di uccidersi, «RomaToday», 9 settembre 2026.
[2] “Da soli non ce la facciamo”: sparano alla figlia e si uccidono, «Rai News.it», 1° settembre 2026.
[3] Strage Pietralata, i viaggi in Messico per curare la figlia con una terapia sperimentale, «Sky tg24», 2 settembre 2026.
[4] Simona Lancioni, Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche, «Informare un’h» 2023-2026.
[5] Selvaggia Lucarelli, «Voi non potete capire cosa vuol dire assistere un figlio con una malattia rara: state zitti», «Domani», 4 luglio 2026.
[6] Sara Bonanno, Omicidio-suicidio a Corleone, parla una madre-caregiver: «mio figlio non è un mio prolungamento. È un’altra persona», «Informare un’h», 11 dicembre 2025.
Vedi anche:
Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche – 2023-2026.
Sara Bonanno, Nuovo disabilicidio a Moncalieri, scusate il sarcasmo, «Informare un’h», 11 settembre 2026.
Simona Lancioni, Pensieri laterali sulla vicenda di Pietralata, «Informare un’h», 7 settembre 2026.
Sara Bonanno, Burden e disabilicidio: facciamo chiarezza, «Informare un’h», 5 settembre 2026.
Coordinamento PERSONE, Bianca non voleva e non doveva morire, «Informare un’h», 4 settembre 2026.
Sara Bonanno, «Rischiamo di morire di fatica!»: è questo che i caregiver devono gridare, «Informare un’h», 4 settembre 2026.
Marta Migliosi, «Bianca è solo uno sfondo bianco. La fatica dei caregiver non può cancellare chi è stato ucciso», «Vita», 4 settembre 2026.
Chiara Ludovisi, Caregiver, Pietralata e quel «terrore di morire soli d’estate». Così Sara e suo figlio si salvano a vicenda, «Vita», 1° settembre 2026.
Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, L’Autorità Garante nazionale sulla disabilità interviene sulla vicenda di Pietralata, «Informare un’h», 2 settembre 2026.
Simona Lancioni, Per Bianca. «Ora tutto tace. E ogni cosa parla di te», «Informare un’h», 1° settembre 2026.
Ultimo aggiornamento il 16 Settembre 2026 da Simona