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Vita Indipendente in Toscana: botta e risposta sui media tra l’Assessora regionale Monia Monni e l’AVI Toscana

Il 5 maggio scorso, a Firenze, si è tenuto un presidio organizzato dall’AVI Toscana per raccogliere le testimonianze delle persone con disabilità che percepiscono un contributo per attuare il proprio progetto di Vita Indipendente. Alle critiche di eccessiva burocratizzazione delle procedure di rendicontazione mosse dalle persone disabili intervenute, ha replicato Monia Monni, l’Assessora al Welfare della Regione, con una dichiarazione all’Agenzia ANSA. Ora è stato diramato anche il comunicato con la controreplica dell’AVI Toscana.

Alcune delle persone (disabili e non) intervenute al presidio organizzato per la Giornata Europea della Vita Indipendente, il 5 maggio 2026, a Firenze, davanti al Palazzo della Presidenza della Regione Toscana (foto di Simona Lancioni).

Il 5 maggio scorso, a Firenze, in occasione della Giornata Europea per la Vita Indipendente, si è tenuto un presidio organizzato dall’AVI Toscana (Associazione Vita Indipendente della Toscana) per raccogliere le testimonianze delle persone con disabilità che percepiscono un contributo per attuare il proprio progetto di Vita Indipendente, intesa come assistenza personale autogestita.

Sono molte le criticità emerse dopo il cambio della disciplina di accesso ai contributi individuali avviato dalla Regione Toscana nel 2024, per integrare il fondo regionale con le risorse del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). Fra queste rilevano in particolare: il dover anticipare le somme per l’assistenza personale, l’eccessiva burocratizzazione delle procedure di rendicontazione – «Non siamo aziende», è lo slogan ripetuto –, contributi sostanzialmente invariati da una decina d’anni e largamente insufficienti (questo il rendiconto della giornata pubblicato da Informare un’h: Vita Indipendente in Toscana: «ora, per andare al bagno, mi serve il commercialista», del 5 maggio 2026).

All’incontro erano presenti anche diversi giornalisti e giornaliste. In particolare l’Agenzia ANSA ha pubblicato un servizio in cui riporta le dichiarazioni dell’Assessora regionale al Welfare e all’Integrazione socio-sanitaria Monia Monni (questo il testo: Disabili sotto Regione Toscana “Burocrazia pesante per avere fondi UE” del 5 maggio 2026). Monni ha rivendicato il lavoro intrapreso dalla precedente Giunta regionale su questa materia. Lavoro che lei, essendo subentrata alle ultime elezioni, ha portato a conclusione. «Con l’ultima delibera di Giunta di due settimane fa abbiamo azzerato le liste di attesa di Vita indipendente e abbiamo alzato a 2.200 euro il contributo mensile massimo che si può ottenere con questo provvedimento arrivando ben oltre i 70 milioni di contributo complessivo. Credo che sia un risultato straordinario che nessuna altra Regione può rivendicare», ha detto Monni facendo rifermento alla Delibera della Giunta Regionale Toscana n. 525 del 27 aprile 2026. «Capisco che si chieda meno burocrazia, il tema della discussione per cui oggi si manifestava è la necessità di dare evidenza delle spese che vengono via via sostenute» ha aggiunto difendendo la scelta della Regione «di ricorrere al Fondo sanitario europeo per raddoppiare le risorse da mettere in campo, a disposizione di chi ha un bisogno così importante. Questo prevede che quelle risorse siano rendicontate. Capisco che può essere considerato un aggravio, ma i soldi pubblici si rendicontano».

Questa la controreplica dell’AVI Toscana all’Assessora Monni: «Siamo orgogliosi di essere toscani. Avevamo scelto Piazza Duomo, di fronte al Palazzo della nostra Regione Toscana, per condividere esperienze di Vita Indipendente positive e negative, e se il Presidente o qualche Assessora della Regione fossero scesi, avrebbero potuto ascoltare con tranquillità i nostri racconti. Nonostante questo, volevamo dire all’Assessora che non può rispondere all’Associazione Vita Indipendente con risposte evasive o non precise: l’Associazione non ha mai chiesto di non rendicontare, ma la rendicontazione non può essere quella di un’azienda, non si può dire “capisco che può essere considerato un aggravio, ma i soldi pubblici si rendicontano”.  È giusto rendicontare, ma rispetto ai soldi che la Regione stanzia a qualche azienda, la rendicontazione non può essere la stessa.

Tempo fa la Regione Toscana ha giustamente e ampiamente ricordato Don Lorenzo Milani.  Egli disse: “Non c’è niente di più ingiusto di fare parti uguali fra disuguali”.

Inoltre i nostri non sono bisogni importanti ma sono necessità vitali, senza le quali la nostra vita non esiste.

La nostra voglia di essere liberi e indipendenti, non è cosa da poco, organizzare la propria vita essendo una persona disabile grave, ovvero con necessità di sostegno intensivo, supera di gran lunga l’organizzazione di un’azienda».

L’AVI Toscana ha poi segnalato la difficoltà di dover pagare gli/le assistenti personali in anticipo, e di non aver ancora ricevuto dall’Assessora le risposte promesse in un incontro avvenuto a gennaio scorso.

 

Vedi anche:

La Vita Indipendente in Toscana (2025-2026)

 

Ultimo aggiornamento il 15 Maggio 2026 da Simona