Dover anticipare le somme per l’assistenza personale, l’eccessiva burocratizzazione delle procedure di rendicontazione, contributi sostanzialmente invariati da una decina d’anni e largamente insufficienti, disomogeneità applicative all’interno del territorio regionale: sono queste alcune delle criticità raccontate dalle persone con disabilità intervenute al presidio di protesta organizzato, a Firenze, dall’AVI Toscana per il 5 maggio, data in cui ricorre la Giornata Europea per la Vita Indipendente. «Da quando la Regione Toscana ha cambiato la disciplina per accedere ai fondi per la Vita Indipendente la qualità della nostra vita è notevolmente peggiorata», è questo uno degli aspetti su cui vi è maggiore convergenza.

«Da quando la Regione Toscana ha cambiato la disciplina per accedere ai fondi per la Vita Indipendente la qualità della nostra vita è notevolmente peggiorata», l’esigenza di poter esprimere le proprie difficoltà era talmente impellente, da indurre molte persone con disabilità a partecipare al presidio di protesta organizzato dall’AVI Toscana (Associazione Vita Indipendente della Toscana) per la Giornata Europea per la Vita Indipendente, nonostante le previsioni meteo avessero messo temporali per l’intera giornata. Ed infatti in questo 5 maggio, a Firenze, davanti al Palazzo della Presidenza della Regione Toscana, i temporali non sono mancati.
Le difficoltà delle persone con disabilità toscane si protraggono ormai da qualche anno, da quando, nel giugno 2024, la Regione ha mosso i primi passi per fare in modo che i progetti per la Vita Indipendente (intesa come assistenza personale autogestita dalle stesse persone con disabilità), sino a quel momento finanziati con fondi regionali, venissero finanziati anche attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). Un iter lungo è travagliato che ha visto le persone con disabilità scendere in piazza molte volte (se ne legga a questo link).
Ma quali sono, di preciso, queste difficoltà? La prima è certamente quella di aver costretto le persone con disabilità ad anticipare le somme per l’assistenza personale, mentre con la precedente disciplina il finanziamento arrivava in anticipo. Un meccanismo che penalizza maggiormente coloro che hanno maggiore necessità di assistenza, dal momento che a costoro sono corrisposte cifre maggiori. A ciò si aggiunga che sebbene sulla carta il massimo importo mensile sia stato portato da 1800 a 2000 euro, in realtà solo pochissime persone si sono viste riconoscere questa somma, mentre sui territori le Società della Salute e le Zone Distretto gestiscono discrezionalmente i fondi – cosa che crea disomogeneità applicative all’interno del territorio regionale –, spesso privilegiando la logica del dare poco a tutti, invece che quella di dare a ciascuna persona in base alla necessità di supporto. Nei fatti i contributi percepiti dalle persone sono sostanzialmente rimasti invariati da una decina d’anni, nonostante il costo dell’assistenza personale sia aumentato enormemente, e con gli stessi importi si possano coprire molte meno ore che in passato. Essi sono comunque largamente insufficienti. Qualche persona ha avuto un aumento di una quarantina di euro al mese, «è umiliante», è il commento. L’altro grandissimo problema riguarda la procedura di rendicontazione, molto più minuziosa e frequente che in passato, tanto da non poter essere più fatta in autonomia e da richiedere l’appoggio di un Centro di Assistenza Fiscale o di un commercialista, le cui prestazioni però non sono rimborsabili. «Se prima per alzarmi e andare al bagno mi serviva un assistente personale, ora mi serve un commercialista», commenta amaro Raffaello Belli, attivista per la Vita Indipendente e figura di spicco dell’AVI Toscana. «Pretendono da noi una rendicontazione simile a quelle che si richiedono alle aziende, ma noi non siamo aziende, noi siamo persone». L’eccessiva burocratizzazione delle procedure è un’altra delle criticità condivisa pressoché da tutte le persone disabili intervenute. Le istituzioni dovrebbero semplificare la vita di chi si deve cimentare quotidianamente con barriere di ogni tipo, non complicargliela ulteriormente. C’è poi il fatto che alcune voci di spesa non sono più coperte, mentre sono previsti rimborsi per la fisioterapia effettuata da privati, quando questa dovrebbe essere una prestazione erogata dal Sistema Sanitario Nazionale. C’è in generale poca trasparenza: una donna disabile racconta di aver presentato domanda per avere un contributo per la Vita Indipendente lo scorso anno. Da allora le hanno saputo dire solo che è in graduatoria, non si sa esattamente a che punto della graduatoria, né quando potrà accedere al contributo di 700 euro che le è stato riconosciuto. «Non c’è un numero a cui chiamare, c’è solo una mail a cui rispondono sempre e solo che sono in graduatoria», racconta con stanchezza. E nemmeno si può dire che sia un problema di mancanza di risorse, giacché i soldi per le spese militari sono riusciti a trovarli.
Emerge anche un altro tema: alcuni servizi spingono ancora per l’istituzionalizzazione, argomentando che per questa “soluzione” ci sarebbero maggiori disponibilità, «sebbene vi sia un chiaro divieto di utilizzare i Fondi europei per finanziare istituti», sottolinea una delle donne intervenute.
Poiché Firenze è stata tra le 9 Province incluse sin da subito nella sperimentazione del Decreto Legislativo 62/2024 (attuativo della Legge Delega 227/2021 in materia di disabilità), avviata il 1° gennaio 2025, chiedo loro se ne hanno notizia. Ma della sperimentazione nessuno sa niente. Niente dati, né informazioni. C’è un atteggiamento diffidente. Ora ogni persona con disabilità scrive il suo progetto di Vita Indipendente e lo presenta ai servizi, mi spiegano, con la Riforma temono di ritrovarsi a dover “contrattare sulla propria vita” con i componenti dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM).
I racconti sono stati intervallati dalle interviste effettuate da alcuni giornalisti e giornaliste dei media locali (a questo link, ad esempio, è visibile il servizio di Rai News.it), e da canti popolari e di protesta, tra gli altri, l’immancabile “Anche se voi vi credete assolti / Siete lo stesso coinvolti” della Canzone del maggio (1973) di Fabrizio De André, ma anche “È una regola che vale in tutto l’universo / Chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso” di Fiorella Mannoia in versione Combattente (2016). Ci sono stati poi, come accennato, i temporali: anche questa volta, come in un’altra occasione, le persone con disabilità hanno chiesto di potersi riparare nell’androne del Palazzo della Regione, ed ancora una volta la richiesta non è stata accolta dalle Forze dell’Ordine, «per motivi di sicurezza» hanno argomentato. C’è ancora chi la distanza delle Istituzioni dai bisogni della popolazione la chiama così. (Simona Lancioni)
Vedi anche:
La Vita Indipendente in Toscana (2025-2026)
Ultimo aggiornamento il 5 Maggio 2026 da Simona