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La realtà distopica delle persone con disabilità istituzionalizzate nel nostro Paese

La distopia che abbiamo descritto in questo testo non riguarda chi ha perso il lavoro, sta vivendo un lutto o un’altra generica difficoltà – questi sono gli unici elementi immaginari che il testo contiene –, il resto della narrazione descrive la realtà che vivono centinaia di migliaia di persone istituzionalizzate sulla base dell’età e della condizione di disabilità nel nostro Paese. Questo sistema si regge grazie al Ministero per le Disabilità, che attualmente fa riferimento alla Ministra Alessandra Locatelli, e al cosiddetto associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità che siede ai tavoli istituzionali, ed in particolare nell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Il testo nell’immagine, timbrato come “FALSO!!”, afferma che l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità è inevitabile. L’affermazione è falsa perché è stato dimostrato e documentato che essa può essere evitata anche in situazioni di disabilità molto complesse.

Immaginate per un momento di aver perso il lavoro, o di dover affrontare un lutto importante o, ancora, un’altra situazione che non siete in grado di affrontare individualmente. Immaginate di rivolgervi allo Stato per ottenere un supporto, e che lo Stato si dica disponibile a darvelo, ma solo a condizione che rinunciate a molte delle vostre libertà personali. Voi protestate e dite che la nostra Costituzione non permette che le persone che non hanno commesso alcun reato vengano private della libertà personale, dunque chiedete che l’aiuto di cui necessitate vi venga dato nei vostri contesti. Ma lo Stato vi risponde che per aiutarvi dove volete voi non ci sono soldi, o ce ne sono molti meno. Allora voi nominate qualcuno che rappresenti le vostre istanze ai tavoli istituzionali, ma questo soggetto, una volta ammesso ai tavoli istituzionali, invece di mantenere fede al mandato di rappresentanza, inizia ad accordarsi con i governanti, dai quali riceve vantaggi sia economici che di altra natura, e con chi gestisce le strutture deputate a erogare i supporti, perché questi hanno una lunga tradizione di collaborazioni con chi governa, nonché con chi lavora su questi temi sul territorio. Tutto viene deciso internamente, ed ogni comunicazione con l’esterno è appositamente studiata per legittimare il sistema, pertanto è molto difficile scoprire cosa stia realmente accadendo ai tavoli istituzionali. Però ci sono alcuni elementi che sfuggono al controllo:

  • i provvedimenti legislativi o di altro tipo che vengono emanati continuano a mantenere in piedi il sistema istituzionalizzante (anche se questo è in contrasto con l’intero complesso del diritto antidiscriminatorio), e a favorire chi gestisce strutture permettendo loro di sedere ai tavoli istituzionali anche in vostra rappresentanza (anche se gli organismi di controllo indipendenti lo vietano esplicitamente);
  • sia a livello governativo che a livello di rappresentanza della società civile si continua a dire che fornirvi i supporti nei luoghi di tutti e tutte è impossibile, e che privare le persone della propria libertà personale, in situazioni di particolare complessità, è un male inevitabile. Ripropongono questa narrazione in modo incessante sebbene anche in Italia ci sia chi, ormai da qualche decennio, sta già facendo ciò che loro bollano come impossibile;
  • alcuni cittadini e alcune cittadine notano queste discrepanze, iniziano a documentarsi e scoprono così che l’intero sistema si regge su politiche e pratiche incompatibili con la Costituzione e con tutto il diritto antidiscriminatorio;
  • succede che anche un giornalista intraprendente inizi a fare e a pubblicare inchieste sul Ministero competente, facendo emergere opacità nell’attribuzione di incarichi e risorse, possibili conflitti di interesse, rapporti privilegiati con alcuni soggetti dell’associazionismo, irregolarità nella proroga degli organi di rappresentanza, diversi milioni di euro spesi in “eventi passerella”;
  • succede a quel punto che, proprio attingendo alle rivelazioni giornalistiche, vengano presentate diverse interrogazioni parlamentari, ma che né il Ministero competente, né gli esponenti dell’associazionismo esplicitamente chiamati in causa nelle inchieste prendano posizione a riguardo. Costoro non intentano alcuna causa per diffamazione contro la testata, e neppure si scomodano a smentire le rivelazioni giornalistiche, ma continuano “semplicemente” a propinare la propaganda di sempre, citando trattati internazionali, per far credere che l’istituzionalizzazione sia rispettosa dei diritti umani;
  • quando la cronaca, con una certa frequenza, propone casi che documentano come all’interno di alcune strutture avvengono maltrattamenti e violenze ai danni delle persone ospitate nelle stesse, questi soggetti, invece di ammettere che privare le persone che non hanno commesso alcun reato della propria libertà personale è una violenza in sé, e che un sistema violento in sé è naturalmente predisposto a produrre anche altri tipi di violenze, si affrettano a proporre interventi volti a rendere “più sicuro” il sistema stesso (maggiori controlli, più formazione al personale, nuovi criteri di accreditamento delle strutture, videosorveglianza 24 ore su 24, ecc.), ma sempre trattando il tema della privazione della libertà personale come legittima e inevitabile, e sorvolando sul fatto che quel sistema discriminatorio si regge proprio grazie al loro appoggio;
  • quando qualcuno sottopone tali contraddizioni a questi rappresentanti in modo stringente, questi chiedono tempo, tempo per sé, perché come rappresentanti si sentono messi in difficoltà e provano imbarazzo, ma non per le politiche che continuano a promuovere e per la privazione della libertà che ne consegue, bensì perché sono stati scoperti e non riescono a inventarsi argomentazioni plausibili per giustificarle. E mentre loro chiedono tempo per cercare di trovare qualche cavillo per continuare a stare ai tavoli istituzionali come se niente fosse, voi continuate a stare rinchiusi da qualche parte. Alcuni di questi rappresentanti, raggiunti sui social, continuano a dire che sì, insomma, se non vi maltrattano, non vi picchiano, non vi violentano, e se avete cibo, acqua calda, assistenza e un tetto sulla testa, dove sarebbe il problema?

Fuori dalla metafora

La distopia che abbiamo descritto in questo testo non riguarda chi ha perso il lavoro, sta vivendo un lutto o un’altra generica difficoltà – questi sono gli unici elementi immaginari che il testo contiene, e sono stati introdotti per favorire l’immedesimazione con la situazione di chi è stato arbitrariamente privato della libertà personale –, il resto della narrazione descrive la realtà che vivono centinaia di migliaia di persone istituzionalizzate sulla base dell’età e della condizione di disabilità nel nostro Paese. Questo sistema si regge grazie al Ministero per le Disabilità, che attualmente fa riferimento alla Ministra Alessandra Locatelli, e al cosiddetto associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità che siede ai tavoli istituzionali, ed in particolare nell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. L’istituzionalizzazione delle persone con disabilità, come detto, è incompatibile con la Costituzione, ma lo è anche con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009. Quanto disgusto e quanta rabbia suscita tutto questo in chi, documentandosi, scopre le dinamiche di potere giocate sulla pelle delle persone con disabilità? In una scala da uno a dieci, 42! (Simona Lancioni)

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

 

Ultimo aggiornamento il 26 Luglio 2026 da Simona