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Passano da 40 a 50 i posti del Centro Le Vele, ma l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità è vietata dalla Convenzione ONU

È notizia di questi giorni che il Centro Le Vele di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, ha ampliato di ulteriori 10 posti la propria struttura, portando a 50 il numero delle persone con disabilità che potranno essere ospitate nella stessa. L’iniziativa è stata presentata come un rafforzamento dell’assistenza rivolta alle persone con disabilità complesse. Il presente testo offre qualche spunto critico di riflessione che, attraverso alcuni elementi, intende far emergere come il nostro ordinamento – a partire dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – sia invece orientato al superamento dell’istituzionalizzazione.

Una stanza del Centro polifunzionale socio-assistenziale per persone con disabilità Le Vele di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa (credit: pagina Facebook della Azienda USL Toscana Nord Ovest).

Inaugurato nel 2017, il Centro polifunzionale socio-assistenziale per persone con disabilità Le Vele di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, gestito dalla Fondazione Dopo di Noi a Pisa (ente di scopo della Fondazione Pisa), venne bocciato da quattro reti associative dell’area della disabilità della Toscana[1], ma anche dalla Regione Toscana e dall’Azienda USL Toscana Nord Ovest[2]. Le reti associative vedevano in quella struttura, che concentrava in un unico spazio numerose persone con disabilità, un «esempio di re-istituzionalizzazione», la Regione osservava come essa fosse stata «costruita a prescindere da qualsiasi programmazione regionale», e l’Azienda USL affermava di «non aver bisogno dell’aiuto del privato».

Incurante di questi rilievi, il Centro Le Vele, che sino ad oggi ha raggiunto una capienza di 40 posti, in questi giorni rende noto un ampliamento di ulteriori 10 posti, portando a 50 il numero delle persone con disabilità che potranno essere ospitate nella struttura[3]. Nel 2027 verrà avviato un percorso di accreditamento dei nuovi posti concertato con l’Azienda USL.

Com’è stata divulgata la notizia

L’iniziativa è stata presentata come un rafforzamento dell’assistenza rivolta alle «persone con disabilità più complesse, per le quali le cure domiciliari risultano insufficienti o non praticabili, adeguando l’offerta all’evoluzione dei bisogni assistenziali del territorio»[4].

«Si è passati da 16 posti in comunità e 34 in RSD, a 10 in comunità e 40 in RSD (Residenza sanitario-assistenziale per disabili), dove è possibile un’assistenza professionale su livelli di disabilità anche molto grave»[5], ha dichiarato Roberto Cutajar, presidente della Fondazione Dopo di Noi a Pisa.

«L’ampliamento dell’offerta con un riequilibrio degli spazi è un’esigenza emersa soprattutto durante il Covid. Qui si agisce anche in regime di convenzione con l’ASL: il servizio va visto nell’ottica di servizio pubblico. Si consolida un’accoglienza che mette al centro la dignità della persona e accompagna le famiglie nella costruzione di una prospettiva più serena per i propri cari»[6], afferma, dal canto suo, Stefano Del Corso, presidente della Fondazione Pisa.

Tuttavia, tra le diverse dichiarazioni, colpisce in particolare il cambiamento di posizione dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest. «Si offrono percorsi importanti – ha infatti affermato Laura Guerrini, direttrice dei servizi sociali dell’Azienza USL – in una struttura bella e innovativa con spazi idonei alla disabilità. L’ASL ha sostenuto il percorso di variazione perché il fabbisogno lo sottolineano le famiglie ma anche i servizi erogati. Da gennaio 2027 prenderà avvio la riforma della disabilità»[7].

Francesco Corucci, vicesindaco del Comune di San Giuliano, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione, ha ribadito il sostegno dell’Amministrazione comunale, ed ha affermato che «i bisogni sono aumentati con la pandemia»[8].

I media riferiscono anche che con l’ampliamento «si è passati da 6mila 700 metri quadri a quasi 7mila. E ci sono ancora potenzialità: la struttura, rifatta sulla base delle esigenze degli ospiti, è tutta in acciaio»[9].

Alcune osservazioni critiche

Per esprimere le nostre osservazioni critiche è preliminarmente necessario richiamare, sia pure schematicamente, alcuni elementi che aiutano a interpretare questa notizia:

  • con la legge 18/2009 l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Questa norma vieta l’istituzionalizzazione[10]. Tale disposizione si applica a tutte le persone a prescindere dal tipo e dalla complessità della disabilità;
  • nel 2016 il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ha raccomandato all’Italia di chiudere tutte le strutture per persone disabili e di reindirizzare le risorse a servizi radicati nella comunità[11];
  • il medesimo Comitato ONU ha prodotto anche diversi documenti interpretativi[12] in cui ribadisce la totale incompatibilità dell’istituzionalizzazione con la Convenzione ONU; in specifico l’istituzionalizzazione viene definita come una pratica discriminatoria e una forma di violenza nei confronti delle persone con disabilità;
  • la riforma della disabilità delineata dalla legge delega 227/2021, essendo stata ideata per attuare la Convenzione ONU, è orientata a prevenire l’istituzionalizzazione e promuovere la deistituzionalizzazione[13]. Il decreto legislativo 62/2024, uno dei decreti attuativi della legge delega, che entrerà in vigore sull’intero territorio nazionale dal 1° gennaio 2027, introduce diversi strumenti per evitare il ricorso all’istituzionalizzazione[14];
  • il concetto di “gravità” della disabilità, utilizzato nella divulgazione della notizia, in realtà è stato superato e sostituito con l’espressione persone «con necessità di sostegno elevato o molto elevato»[15]. Questo per sottolineare che l’attenzione va posta sui sostegni da fornire, ma anche per evitare che le caratteristiche individuali continuino ad essere usate come alibi per limitare o precludere il godimento dei diritti umani da parte delle persone con disabilità (tra cui quello di scegliere dove, come e con chi vivere);
  • alcune esperienze concrete attuate in Italia mostrano che anche nel caso di persone con necessità di sostegni ad alta intensità è possibile evitare il ricorso all’istituzionalizzazione[16];
  • i dati empirici hanno mostrato che la pandemia da Covid 19 ha avuto un impatto sproporzionato sulle persone con disabilità e anziane ospitate in strutture residenziali (con maggiori tassi di contagio e di mortalità) rispetto al resto della popolazione, decretando la totale inadeguatezza dell’istituzionalizzazione a fornire protezione sia sotto il profilo sociale che sanitario[17];
  • a ciò si aggiunga che l’istituzionalizzazione, essendo di per sé una pratica discriminatoria e violenta, espone le persone che vi sono sottoposte ad ulteriori tipi di violenza più specifici (segregazione, spersonalizzazione, standardizzazione della vita quotidiana, maltrattamenti, abusi, violenze fisiche, economiche, psicologiche e sessuali, sterilizzazione forzata, varie forme di contenzione, ecc.)[18].

Questi elementi inducono a ritenere che l’ampliamento del Centro Le Vele sia in contrasto sia con la Convenzione ONU che con la riforma della disabilità.

Dunque chiediamo alle due Federazioni coinvolte su quali fonti empiriche e giuridiche si è basata la decisione di ampliare il Centro Le Vele? Ed in quale considerazione sono state tenute le disposizioni della Convenzione ONU e le raccomandazioni del Comitato ONU in materia di istituzionalizzazione?

Chiediamo inoltre da quali fonti si evince che – come affermato da Del Corso e Corucci – la pandemia da Covid 19 avrebbe incrementato la richiesta di strutture residenziali?

E ancora: quali ragioni hanno motivato il cambiamento di posizione dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest riguardo al Centro Le Vele rispetto a quella espressa dalla medesima Azienda nel 2017? E visto che nelle sue dichiarazioni l’AUSL cita la riforma della disabilità, chiediamo alla stessa Azienda come pensa che si possa conciliare questo tipo di intervento con una riforma che invece, come abbiamo visto, è indirizzata a prevenire l’istituzionalizzazione e promuovere la deistituzionalizzazione?

Infine, la frase «e ci sono ancora potenzialità» lascia intendere che vi sia l’intenzione di incrementare ulteriormente l’offerta di servizi residenziali. Se questa lettura è corretta, vorremmo comprendere come si concilia questo proposito con il divieto di istituzionalizzazione sancito dalla Convenzione ONU.

Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)

 

Nota 1: il Centro rimane disponibile a ospitare eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa nel testo.

Nota 2: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

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[1] Il Coordinamento Dipoi (Coordinamento toscano delle Organizzazioni “Durante e Dopo di Noi”), la FISH Toscana (a quei tempi Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), il CSM (Coordinamento toscano associazioni Salute Mentale) e la FAND Toscana (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). Si veda: Coordinamento Dipoi, Il centro “Le Vele” di San Giuliano Terme è un esempio di re-istituzionalizzazione, «Informare un’h», 30 gennaio 2017.
[2] Si veda: Simona Lancioni, Anche la Regione Toscana e l’AUSL bocciano il centro “Le Vele”, «Informare un’h», 4 febbraio 2017.
[3] Si vedano: Il centro Le Vele si amplia con 10 nuovi posti nella residenza sanitaria per persone con disabilità, «PisaToday», 30 ottobre 2026; Antonia Casini, Dopodinoi: 10 posti in più: “Risposta al territorio”, «La Nazione», 31 ottobre 2026; “Le Vele” si amplia: dieci posti in più per le persone con disabilità grave, «PISANEWS», 30 ottobre 2026.
[4] «PisaToday», ibidem.
[5] Antonia Casini, ibidem.
[6] Antonia Casini, ibidem.
[7] Antonia Casini, ibidem.
[8] Antonia Casini, ibidem.
[9] Antonia Casini, ibidem.
[10] In specifico essa impegna gli Stati ad assicurare che le persone con disabilità non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione ed a garantire che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà. Si vedano in particolare l’articolo 14 (Libertà e sicurezza della persona) e l’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società).
[11] Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia, 31 agosto 2016 (si vedano in particolare i punti 47 e 48).
[12] Si vedano in particolare: il Commento generale n. 5 – Vivere indipendenti ed essere inclusi nella collettività del 27 ottobre 2017 e le Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del 9 settembre 2022.
[13] Si veda in particolare l’articolo 2, comma 2, lettera c, numero 12 della legge 227/2021.
[14] Questi strumenti sono: il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, il budget di progetto e l’accomodamento ragionevole.
[15] Articolo 4 del decreto legislativo 62/2024.
[16] A titolo esemplificativo si segnalano: Su base di uguaglianza. Per un Progetto di Vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità, a cura di Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto, Bologna, il Mulino, 2026; Natascia Curto e Cecilia Maria Marchisio, I diritti delle persone con disabilità. Percorsi di attuazione della Convenzione ONU. Nuova edizione, Roma, Carocci editore, 2025; Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, volume collettivo a cura di Ciro Tarantino, Bologna, il Mulino, 2024 (il testo è liberamente fruibile a questo link).
[17] A titolo esemplificativo si vedano: Giampiero Griffo, La istituzionalizzazione in Italia, storia, dati e prospettive, «Informare un’h», 14 febbraio 2025 e Diritti umani in emergenza. Dialoghi sulla disabilità ai tempi del Covid-19, a cura di Maria Giulia Bernardini e Sara Carnovali, Roma, IF Press, © 2021 (la pubblicazione è liberamente scaricabile in formato pdf dal seguente link).
[18] FRA – Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, Places of care = places of safety? Violence against persons with disabilities in institutions. Report, Vienna, Agenzia FRA, 27 novembre 2025. Segnaliamo anche i seguenti testi: Samuele Pigoni, Stella Maris e la violenza che chiamiamo cura, «Informare un’h», 15 novembre 2025; Samuele Pigoni, Assistenza nei centri che diventano luoghi di violenze con i Garanti senza veri poteri ispettivi, «Informare un’h», 5 dicembre 2025;  Simona Lancioni, La “casa della violenza” e la normalizzazione della cultura istituzionalizzante, «Informare un’h», 23 gennaio 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 1 Novembre 2026 da Simona