“Prospettive cyborg sulla disabilità. Tecnologie, relazioni di cura e futuri culturali” (DeriveApprodi, 2025) è un’opera di Chiara Montalti, ricercatrice in Filosofia morale presso l’Università di Bologna, che esamina le relazioni stratificate e creative tra persone disabili e tecnologie, ed esplora la natura multiforme delle relazioni di cura (non solo umane) mettendo in conversazione i Disability Studies e il mondo femminista. A referenziare e impreziosire il volume vi è un prologo di Ciro Tarantino, professore di Sociologia del diritto presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, che pubblichiamo.

A fine novembre è stata pubblicata Prospettive cyborg sulla disabilità. Tecnologie, relazioni di cura e futuri culturali (DeriveApprodi, 2025), un’opera di Chiara Montalti, ricercatrice in Filosofia morale presso l’Università di Bologna. Com’è noto, cyborg è un termine inglese composto dalla sintesi di cyb(ernetic) «cibernetico» e org(anism) «organismo». Coniato in ambito fantascientifico per indicare un «automa dalle inesauribili ed eccezionali risorse fisiche e mentali, ottenuto con l’innesto di membra e organi sintetici su un organismo umano vivente» (fonte: cyborg, Vocabolario online, Treccani), il termine è entrato nel linguaggio comune in riferimento ad un essere umano potenziato attraverso l’innesto di elementi artificiali, come protesi meccaniche ed elettroniche, da cui l’accostamento anche con la disabilità.
«La celebre figura del cyborg viene di frequente associata alla disabilità – è scritto infatti sulla quarta di copertina dell’opera –, ma cosa implica per le persone disabili? Può diventare una figurazione politica e culturale feconda oppure, in una società abilista, può rivelarsi ulteriormente oppressiva? In questo volume, si sceglie di impiegare proprio il cyborg come punto di ingresso per mettere in conversazione i Disability Studies e il mondo femminista, in particolare grazie al postumanesimo, agli studi sulla tecnoscienza e agli studi culturali. Intessendo un dialogo tra queste aree di ricerca, il volume esamina le relazioni stratificate e creative tra persone disabili e tecnologie, ed esplora la natura multiforme delle relazioni di cura (non solo umane). Questo dialogo teorico consente poi un’indagine del futuro, dal punto di vista culturale e fantascientifico: perché la disabilità è di norma imprevista? E com’è possibile dilatare le nostre narrazioni, in modo da immaginarne una presenza attiva?
Un inedito dialogo tra Disability Studies e mondo femminista, attraverso le ricerche sul postumano e il paradigma del cyborg: un libro che ci proietta in un futuro che è già sotto i nostri occhi».
A referenziare e impreziosire il volume vi è un prologo di Ciro Tarantino, professore di Sociologia del diritto presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Dietro sua autorizzazione lo pubblichiamo di seguito, e segnaliamo che l’indice del volume è disponibile a questo link. (S.L.)
Cinematica crip. Elementi per una catalisi
di Ciro Tarantino
Il libro che qui si annuncia nasce con una dichiarata intenzione catalitica. Fin dai primi caratteri di introduzione al testo, ci viene detto, infatti, che il volume si propone «l’accelerazione di un riposizionamento culturale e politico delle persone disabili […]» (infra, p. 15). Opera enzimatica, dunque, concepita per indurre un aumento della velocità di reazione di un processo già in atto. Libro che ne vuole alterare l’andamento spontaneo, incidendo sui suoi fattori di regolazione cinetica. Uno scritto, quindi, insofferente a una certa pigrizia della storia. Libro dell’urgenza e dell’entusiasmo; urgenza di dover cambiare, entusiasmo di poterlo fare.
Ma come affrettare il passo torpido della storia? Secondo l’insegnamento della teoria delle collisioni – proposta da Max Trautz nel 1916 e, poi, da William Lewis nel 1918 –, perché una reazione abbia luogo le particelle reattive dei reagenti devono collidere, e collidere in modo «efficace», vale a dire con un appropriato orientamento e con una sufficiente energia, detta energia di attivazione. Quindi, è condizione necessaria che l’urto avvenga in zone reattive – fattore sterico –, ma non è condizione sufficiente: è indispensabile anche che la collisione avvenga con un livello di energia in grado di vincere le forze elettrostatiche di repulsione che si generano tra particelle con cariche dello stesso segno e tendono ad allontanare i corpi l’uno dall’altro secondo un’intensità descritta dalla legge di Coulomb. La velocità della reazione sarà, poi, proporzionale al numero di urti efficaci che avvengono in una unità di tempo. Dunque, a un aumento della frequenza degli urti efficaci consegue una maggiore velocità di reazione. L’intervento di un catalizzatore non aumenta direttamente la frequenza degli urti, ma abbassa l’energia di attivazione necessaria per una reazione, rendendo quindi più probabile che un urto sia efficace.
Ora, quali particelle devono urtarsi per una riterritorializzazione delle persone disabili? E come fare in modo che gli urti siano efficaci? In merito alla prima questione, Chiara Montalti ritiene che debbano finalmente e decisamente collidere due campi del sapere che storicamente si sfiorano appena, a volte si rasentano con circospezione, altre si lambiscono con curiosità, si tangono insomma in modo flebile e occasionale: sono il campo di quelli che provvisoriamente si possono definire Cyborg Feminist Studies e quello dei Disability Studies, mere formule di sintesi che riassumono insiemi eterocliti e altamente sfumati in cui opera una costante di differenziazione che, paradossalmente, funge da principio generatore e unificatore del campo stesso[1].
Ma perché mai sarebbe necessario l’urto proprio fra questi campi del sapere? Perché il postumanesimo femminista, il cyberfemminismo e gli studi sulla tecnoscienza femminista dovrebbero frangersi e innervarsi con i Crip, Freak, Mad o altri studi critici sulla disabilità? Per un’omologia di condizione che li accomuna. Un significativo tasso di omogeneità assimila, infatti, la meccanica del dominio maschile e quella del dominio normotipico – forze attive generative dei rispettivi campi reattivi dei Cyborg Feminist Studies e dei Critical Disability Studies. La rachitica immaginazione del potere si avvale, in fondo, di pochi e ripetitivi dispositivi di minorazione.
L’idea fondante è che un urto reiterato e non episodico, non approssimativo e non strumentale di questi campi permetterebbe di metterne in comune lo strumentario analitico, l’archivio strategico e l’arsenale tattico assolvendo a una duplice funzione politica: in primo luogo, servirebbe a evitare, nelle lotte, di ricominciare ogni volta ex novo e, in secondo luogo, consentirebbe di non disperderne il potenziale di convergenza.
In effetti, mentre le forme di dominio accumulano saperi dalle esperienze più diverse e li reinvestono nei contesti più disparati – fruendo di una sorta di capitale circolante delle tecniche di governo dei viventi disponibile ubiquitariamente e immediatamente –, i saperi dispersi e mutevoli di chi subisce gli effetti di potere rimangono spesso incapsulati in una membrana pressoché impermeabile che li rilascia in altre lotte solo con un’osmosi assai lenta. Ciò – utopia di ogni potere – impedisce di rintracciare l’economia politica comune sottesa a molti processi di minorazione e di attivare forze di resistenza analogica e una coscienza solidale degli oppressi.
Si pensi, per converso, alla potenza molteplice e trasversale dell’«analogia strutturale» che Colette Guillaumin (2024, p. 246) rinviene – al di là delle singole incarnazioni – in ogni rapporto sociale di dominio improntato all’essenzializzazione della differenza e all’instaurazione di un determinismo endogeno[2].
Non so, invece, quanto il cyborg, fusione di macchinico e organico nella quale il libro rinviene il primo coagulo fra questi campi dell’esperienza e del sapere, conservi il suo statuto di «figura destabilizzante» (infra, p. 222) e quanto, invece, assuma oggi le fattezze di un mito d’origine, troppo segnato da quella prima nascita manicomiale (cfr., infra, cap. 1) e da una configurazione regressiva della minorità ibrida in quanto incarnazione – come ci ha illustrato Nikolas Rose – di «usi della robotica e dell’informatica che sembrano rendere l’essere umano meno biologico», mentre, nell’attuale ordine biotecnologico, «le nuove tecnologie di potenziamento molecolare non cercano di ibridare il corpo con congegni meccanici, bensì di trasformarlo a livello organico, di rimodellare la vitalità dall’interno: nel processo l’umano non diventa meno biologico, ma ancor più biologico» (Rose 2008, p. 30).
Ma questo dubbio potrebbe semplicemente essere il portato della diffidenza instillatami da Furio Jesi verso ogni macchina mitologica, che sempre prolifera attorno al suo «presunto […] contenuto enigmatico» (Jesi 2023, p. 124)[3].
Comunque sia, i campi del sapere che Prospettive cyborg sulla disabilità vuole ibridare e mobilitare conservano una contiguità di fondo, condividono strutture elementari di una parentela, in quanto stillati dall’assoggettamento a comuni tecnologie di regolazione degli individui e animati da una duplice e condivisa tensione emancipatoria che spinge a estendere i margini delle forme di umanità legittime e quelli delle forme di comunità immaginabili. Li accomuna, in sostanza, un progetto di deformazione dell’ordine costituito. Si tratta, allora, di tramutare cariche ancora in quiete in cariche inquiete.
Ma in che modo incentivare la frequenza d’urto fra questi campi riluttanti? Essenzialmente, tramite un’intensificazione della densità. È risaputo, infatti, che maggiore è il numero di particole presenti in un sistema, tanto più frequenti sono gli urti e quindi la velocità della reazione. Il libro ricostruisce, allora, una mappa di densità dei saperi disabili e dei saperi femministi per far emergere le aree in cui questi saperi si addensano, si concentrano, e le aree di diradamento, gli spazi saturi e gli spazi di rarefazione. Per molte aree, ci viene fornita anche l’evoluzione storica di questa dialettica del pieno e del vuoto.
La mappa di densità è accompagnata, inoltre, da due tavole complementari, quella balistica degli urti inefficaci – per una sfavorevole orientazione delle collisioni o per carenza di energia cinetica – e quella degli urti impropri o inopportuni, come quelli con le correnti transumaniste (cfr., infra, cap. 2).
Sulla base di queste mappe, il libro determina poi una serie di zone di intervento, aree con un potenziale di intensificazione delle intersezioni fra i saperi disabili e quelli femministi, prima fra tutte – chiaramente – l’area vasta della cura e delle pratiche di interdipendenza, come quelle messe in opera dai collettivi di cura (cfr., infra, cap. 4). La tecnica utilizzata è quella della meccanica elencatoria: viene stesa una lunga lista di direttrici di convergenza possibili, auspicabili oppure indesiderabili negli ambiti delle connessioni tecnologiche, delle relazioni di cura e delle narrazioni del futuro – spazio del corpo, spazio dei corpi, spazio-tempo dell’incorporeo.
Bisogna restituire a questo gesto la sua portata politica, dato che, se per tutta l’antichità e il Medioevo, la lista mette in forma e restituisce l’ordine naturale delle cose, con l’avvento del mondo moderno la lista viene impiegata proprio per deformare l’ordine costituito e mostrare l’infinita ordinabilità delle cose, come l’opera di Rabelais non smette di ricordarci[4].
Per queste ragioni, direi allora che questo libro, pur privo di rappresentazioni visuali, appartiene comunque, a pieno titolo, a quelle esplorazioni cartografiche che da alcuni anni si riconoscono sotto le denominazioni di «cartografia critica», «cartografia sperimentale» o «cartografia radicale»[5]. Vi convergono quelle azioni cartografiche che fanno emergere dimensioni alternative e non esplorate dalla cartografia convenzionale, i cui primi esempi si rinvengono nelle tavole che William Edward Burghardt Du Bois presenta nel 1900 all’Esposizione universale di Parigi, nell’ambito dell’Exposition des Nègres d’Amerique, per turbare le quiete evidenze a fondamento dell’immaginario razzista e segregazionista allora imperante negli Stati Uniti, e mentre la stessa esposizione, per promuovere la colonia francese del Madagascar, ospita un padiglione malgascio con tanto di zoo umano[6]. Questa contro-cartografia elabora carte di disvelamento e denuncia, carte ribelli, carte che protestano.
La carta che Prospettive cyborg sulla disabilità inizia a disegnare è una mappa di ripopolamento, una mappa in cui la disabilità abbandona i margini delle terre piatte in cui le carte medioevali avevano relegato gli esseri ibridi, favolosi e prodigiosi – come nella mappa mundi di Ebstorf o in quella di Hereford[7] – per iscrivere la propria presenza nelle terre comuni, per rivendicare il proprio diritto all’esserci (Tarantino 2021). È una mappa che si può comporre solo per accumulo, segno dopo segno. Ed è, perciò, un’opera necessariamente aperta che invita alla cooperazione. Per questo motivo, io, esemplare della più improbabile specie compagna, ritengo possa valere per lei quanto troviamo scritto in un cartiglio apposto al tratteggio di una carta della Sicilia rinvenuto sulle pareti delle carceri dell’Inquisizione di Palermo. Il detenuto, che nel XVII secolo l’ha disegnata nel buio fitto di una cella, è consapevole di non avervi inserito tutti i nomi de «li città e li Terri», per cui aggiunge: «cu li sa ci po’ iungiri lu restu»[8].
Reali case de’ matti di Aversa, ottobre 2025
[1] Per una panoramica dello spettro degli studi sulla disabilità, cfr. Valtellina (2024 e 2025).
[2] Cfr., anche, Guillaumin (2023).
[3] Sul tema, cfr. i materiali antologici raccolti in Belpoliti – Manera (2010).
[4] Cfr. Rabelais (2004). Per una tassonomia storica della lista, cfr. Eco (2009).
[5] Sul Critical Mapping, cfr. Kollektiv Orangotango+ (2018) e Zwer – Rekacewicz (2021).
[6] Cfr. Battle-Baptiste – Rusert (2018).
[7] Quale introduzione al tema, cfr. Frugoni (2018, cap. IV).
[8] Cfr. G. Pitrè – L. Sciascia (1999) e Fiume (2021, cap. 6).
Bibliografia
W. Battle-Baptiste – B. Rusert, a cura di, W.E.B. Du Bois’s Data Portraits: Visualizing Black America, Princeton Architectural Press, Princeton 2018.
M. Belpoliti – E. Manera, a cura di, «Riga», n. 31: Furio Jesi, 2010.
U. Eco, Vertigine della lista, Bompiani, Milano 2009.
G. Fiume, Del Santo Uffizio in Sicilia e delle sue carceri, Viella, Roma 2021.
F. Frugoni, Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci, Il Mulino, Bologna 2018.
Kollektiv Orangotango+, a cura di, This Is Not an Atlas: A Global Collection of Counter-Cartographies, Transcript, Bielefeld 2018.
C. Guillaumin, L’ideologia razzista. Genesi e linguaggio attuale, a cura di S. Garbagnoli, il melangolo, Genova 2023.
C. Guillaumin, Sesso, razza e pratica del potere. L’idea di natura, ombre corte, Verona 2024.
F. Jesi, Mito, a cura di A. Cavalletti, Quodlibet, Macerata 2023.
W.C.McC. Lewis, XLI.—Studies in Catalysis. Part IX. The calculation in absolute measure of velocity constants and equilibrium constants in gaseous systems, in «Journal of the Chemical Society. Transactions», n. 113, 1918, pp. 471-492.
G. Pitrè – L. Sciascia, Urla senza suono. Graffiti e disegni dei prigionieri dell’Inquisizione, Sellerio, Palermo 1999.
F. Rabelais, Gargantua e Pantagruele, a cura di M. Bonfantini, con illustrazioni di G. Della Casa, Einaudi, Torino 2004.
N. Rose, La politica della vita. Biomedicina, potere e soggettività nel XXI secolo, Einaudi, Torino 2008.
C. Tarantino, La legittima stranezza. Studio preliminare su disabilità e diritto all’esserci, in «Materiali per una storia della cultura giuridica», n. 2, 2021, pp. 351-372.
M. Trautz, Das Gesetz der Reaktionsgeschwindigkeit und der Gleichgewichte in Gasen. Bestätigung der Additivität von Cv 3/2R. Neue Bestimmung der Integrationskonstanten und der Moleküldurchmesser, in «Zeitschrift für Anorganische Chemie», n. 96/1, 1916, pp. 1-28.
E. Valtellina, a cura di, Teorie critiche della disabilità. Uno sguardo politico sulle non conformità fisiche, relazionali, sensoriali, cognitive, Mimesis, Milano-Udine 2024.
E. Valtellina, a cura di, Sulla disabilitazione. Introduzione ai Disability Studies, UTET Università, Milano 2025.
N. Zwer – Ph. Rekacewicz, a cura di, Cartographie radicale. Explorations, La Découverte, Paris 2021.
Estremi dell’opera
Chiara Montalti, Prospettive cyborg sulla disabilità. Tecnologie, relazioni di cura e futuri culturali, con un prologo di Ciro Tarantino, collana: humanities, Bologna, DeriveApprodi, 2025, 272 pagine, 20 euro. L’indice del volume è disponibile a questo link.
Nota sull’Autrice:
Chiara Montalti (Cesena, 1993) svolge attività di ricerca in Filosofia morale all’Università di Bologna. Si occupa principalmente di Disability Studies, privilegiando l’analisi delle rappresentazioni culturali e letterarie, della tecnoscienza, della cura e del rapporto tra temporalità e disabilità. Oltre a numerosi articoli su questi temi, è stato recentemente pubblicato il volume Introduzione ai Disability Studies (Clueb, 2025).
Ultimo aggiornamento il 2 Gennaio 2026 da Simona