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“La donna delle Giare”, un romanzo per dare voce a chi è rimasta in silenzio

di Michela Farabella*

«Ho sognato che camminavi su un mare di vetro e che le onde ti restituivano le parole che avevi taciuto.
Non avevano voce, ma luce.
Forse il mondo risponde così, a chi lo ascolta senza pretendere

Michela Farabella, “La donna delle Giare” (Aurea Nox, 2026).

A fine febbraio sarà in libreria “La donna delle Giare” (Aurea Nox, 2026), un romanzo della giornalista e scrittrice con disabilità Michela Farabella. L’opera è ispirata alla vita dell’archeologa francese Madeleine Colani, pioniera dimenticata del Novecento. Oltre che per il tema, il romanzo colpisce per lo stile evocativo. Le abbiamo chiesto cosa l’avesse spinta a scegliere quel soggetto e quello stile. «Scrivere “La donna delle Giare” è stato, per me, un atto di alleanza tra donne lontane nel tempo ma vicine nella condizione: donne che hanno lavorato, pensato, creato, amato, e che il mondo ha archiviato senza fare troppo rumore», la scrittura evocativa non vuole «imporre una verità, ma ascoltare ciò che emerge», ci ha risposto, tra le altre cose.

La copertina del romanzo “La donna delle Giare” di Michela Farabella.

Scrivo per dare voce a chi è rimasta in silenzio.
Scrivere, per me, non è mai stato un gesto neutro.
È sempre stato un atto di ascolto.
Sono una donna con disabilità. Il mio corpo, negli anni, ha imparato a muoversi in modo diverso, più lento, più fragile, spesso più silenzioso. La disabilità non mi ha tolto la voce, ma mi ha insegnato una cosa fondamentale: il mondo parla anche quando sembra muto. Parla nei margini, nelle assenze, nelle storie che nessuno racconta più.

Forse è da qui che nasce La donna delle Giare.

Ho scelto di scrivere un romanzo su una figura femminile dimenticata, l’archeologa Madeleine Colani (1866-1943), non per restituirle un posto nella cronaca ufficiale, ma per ascoltare ciò che era rimasto sospeso. Le donne, nella storia, spesso non vengono cancellate con violenza: vengono semplicemente lasciate indietro. Come se il loro contributo fosse accessorio, secondario, non degno di essere ricordato.
Conosco bene questa sensazione.

Un primo piano di Madeleine Colani (1866-1943), una geologa e paleontologa francese (fonte: Wikipedia). La figura che ha ispirato il romanzo “La donna delle Giare” di Michela Farabella.

La disabilità, soprattutto quando non è immediatamente visibile, ti colloca in una zona simile: sei presente, ma non sempre vista. Hai una voce, ma non sempre ascoltata. Eppure è proprio in quella zona di confine che si affina lo sguardo. Si impara a sentire ciò che gli altri attraversano distrattamente.

Scrivere La donna delle Giare è stato, per me, un atto di alleanza tra donne lontane nel tempo ma vicine nella condizione: donne che hanno lavorato, pensato, creato, amato, e che il mondo ha archiviato senza fare troppo rumore. Dare voce a una donna dimenticata è stato anche un modo per dare voce a molte altre, comprese quelle che oggi vivono una disabilità e che vengono spesso raccontate solo attraverso la mancanza, mai attraverso la complessità.

La scrittura evocativa nasce proprio da questo: non spiegare tutto, ma lasciare spazio. Non imporre una verità, ma ascoltare ciò che emerge.
Come in un sogno, o come su un mare di vetro, dove le parole non hanno voce ma luce.
Credo che raccontare storie femminili, oggi, significhi anche questo: sottrarle al silenzio gentile che le ha rese invisibili. Significa riconoscere che la fragilità non è un limite narrativo, ma una soglia. E che la disabilità non è una parentesi della vita, bensì uno dei suoi linguaggi.

Scrivo per questo.
Perché qualcuno, leggendo, possa riconoscersi.
O semplicemente sentirsi, finalmente, ascoltato.

 

* Giornalista e scrittrice con disabilità.

 

Sinossi del romanzo “La Donna delle Giare” di Michela Farabella

All’inizio del Novecento, Madeleine Colani, geologa e paleontologa francese, decide di abbandonare la sua cattedra a Montpellier per unirsi a una missione dell’École Française d’Extrême-Orient.
È il 1909 quando, sola tra uomini, attraversa il Mekong e giunge in Laos, attratta da misteriose strutture megalitiche: le giare di pietra di Phonsavan.
Tra il fango e la luce dell’Estremo Oriente, Madeleine non cerca fama né conquista, ma una lingua che la scienza ha dimenticato: quella del silenzio della terra.
Durante gli scavi incontra Sophea, giovane monaco laotiano che le insegna l’ascolto interiore, e poi Jeanne Leuba, fotografa inviata dall’École per documentare la spedizione. Le tre vite — diverse per origine e destino — si intrecciano in un equilibrio di fiducia, sguardo e memoria.
Quando il suo quaderno scientifico viene sottratto e manipolato dall’amministrazione coloniale, Madeleine comprende che la verità non può essere posseduta: può solo essere restituita.
Scrive lettere segrete — le “lettere invisibili” — destinate a un tempo che saprà comprendere.
Negli anni successivi, le guerre europee cancellano i nomi e le mappe.
Ma, decenni dopo, Jeanne Leuba torna nella Piana per seppellire le lettere e riportare il nome di Madeleine al suo respiro originario.
È solo nel 1948, a Parigi, che il vero rapporto Colani viene pubblicato, restituendo dignità alla donna che aveva trasformato la scienza in poesia.
Madeleine Colani morirà ad Hanoi il 2 giugno 1943, ma il suo ultimo appunto — «Le pietre non sono morte, attendono solo orecchie che le ascoltino» — diventa il cuore del romanzo.
La donna delle Giare è una storia di emancipazione femminile, di verità e di durata: il ritratto di una scienziata che non volle misurare il mondo, ma imparare a respirarlo.

 

Vedi anche:

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

 

Ultimo aggiornamento il 15 Gennaio 2026 da Simona