di Simone Riflesso*
Nessuna informazione sulla diretta streaming fino al giorno dell’apertura. Eppure il contratto firmato dal Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità la prevedeva come obbligo. Per chi ha bisogno di assistenza, arrivare a Rimini ha costi insostenibili. Lo racconta chi ha dovuto rinunciare.

ExpoAID 2026 è la seconda edizione del “più grande evento nazionale” dedicato alla disabilità e all’inclusione, promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e in programma dal 25 al 27 giugno 2026 al Palacongressi di Rimini.
L’evento è descritto come appuntamento che riunisce il mondo del Terzo settore, dell’associazionismo e delle istituzioni che si occupano di disabilità e inclusione, con partecipazione gratuita “aperta a persone con disabilità, operatori, volontari, enti, associazioni e istituzioni”.
Lo slogan scelto è “io, Persona di valore”, e viene associato all’obiettivo di promuovere un “cambiamento culturale e di prospettiva” che metta al centro la persona, il suo diritto di scegliere, autodeterminarsi e partecipare pienamente alla vita sociale.
Prevede 50 panel, tavole rotonde e seminari dedicati ai temi dell’inclusione delle persone con disabilità: il progetto di vita, la vita indipendente, l’autodeterminazione, la Convenzione Onu vent’anni dopo. È finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per un valore contrattuale iniziale di 5,2 milioni di euro. Questo budget non era solo per ExpoAID, ma anche per altri eventi per promuovere le politiche in favore delle persone con disabilità, per il 2026 e 2027. Ma nei documenti dell’appalto, il Ministero per le Disabilità si riserva di decidere liberamente quanti fondi usare per ExpoAID.
Non sono mancate critiche all’evento: c’è chi lo definisce una passerella politica per promuovere la riforma della disabilità promossa dal governo Meloni. Una riforma necessaria per ricevere i fondi europei del PNRR — Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — che sta incontrando tante critiche e difficoltà (si veda la ricca raccolta di contributi in fondo a questa pagina del sito del Centro di documentazione Informare un’H) e che non è ancora attiva in tutta Italia.
Il 22 giugno, l’onorevole Ilenia Malavasi ha indirizzato al Ministro per le disabilità Locatelli un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, proprio in seguito all’articolo sulle critiche a ExpoAID apparsa sulle pagine di Domani, chiedendo conto della gestione dell’appalto.
C’è però un altro problema che vale la pena raccontare, perché dice qualcosa di preciso su come questo evento è stato concepito e gestito.
L’obbligo della diretta c’era. Scritto nel contratto
Il contratto con cui il Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità ha affidato l’organizzazione di ExpoAID 2026 è pubblico. Lo ha vinto un’associazione temporanea di imprese composta da Studio EGA Srl di Roma (che già aveva organizzato ExpoAID 2023) e Bepop Srl di Napoli. Queste imprese hanno proposto di occuparsi dell’organizzazione di ExpoAID — e degli altri eventi per il 2026 e 2027 — per un importo netto 3,1 milioni di euro. Nel capitolato — il documento pubblico allegato al contratto che elenca le prestazioni obbligatorie che l’organizzatore deve garantire — una cosa è scritta chiara: «dovrà essere prevista diretta streaming e registrazione dell’evento».
Non è una raccomandazione, né un’opzione da valutare. È un obbligo scritto nero su bianco nel documento che il Dipartimento ha scritto, firmato e messo a base d’asta.
Nessuna informazione sulla partecipazione da remoto sul sito di ExpoAID
Fino al giorno stesso dell’apertura dell’evento, il sito ufficiale expoaid.it non conteneva alcuna informazione sulla possibilità di partecipare a distanza. Nessuna informazione accessibile sulla diretta streaming. Nessun link a piattaforme di streaming. Nessuna istruzione per chi non poteva spostarsi. La pagina dedicata alle iscrizioni, aggiornata l’ultima volta il 17 giugno — a meno di due settimane dall’evento — indicava un solo modo per partecipare ai seminari: andare fisicamente a Rimini.
La pagina del programma, quattro giorni prima dell’apertura, segnalava ancora: «pagina in aggiornamento, presto disponibile».
Solo nel giorno dell’apertura sono comparsi, nei dettagli di ciascun panel, i link alle dirette sulla piattaforma Vimeo. Ma anche in quel caso l’accessibilità si è rivelata parziale: alcuni link non erano funzionanti durante lo svolgimento delle sessioni.
Questo non è un dettaglio tecnico. È una scelta — consapevole o no — che produce esclusione. Il gruppo di ricerca Lato A di Caratteri Cubitali APS lo ha documentato nel report “Non c’è, non si trova, non esiste”, analizzando l’accessibilità online dei principali festival musicali italiani: l’accessibilità inizia online. Un evento che non comunica con anticipo come partecipare da remoto sta dicendo, nei fatti, che la presenza fisica è l’unica opzione prevista.
Il costo reale dell’esclusione
Partecipare fisicamente a ExpoAID ha un costo importante. Rimini, tra il 25 e il 27 giugno, è in piena stagione turistica. Vitto e alloggio in quei giorni costano cifre significative anche per chi viaggia da solo.
Per molte persone con disabilità che necessitano di assistenza continua — quella fornita da un caregiver familiare o da un assistente personale liberamente scelto, secondo il modello della vita indipendente che ExpoAID dice di promuovere — partecipare vuol dire moltiplicare quei costi. Significa pagare vitto e alloggio per sé e per chi li accompagna, per più giorni, in alta stagione.
Germano Tosi, presidente di ENIL Italia ets — la rete europea per la vita indipendente delle persone con disabilità — lo ha descritto in modo preciso in una lettera pubblica scritta pochi giorni prima dell’inizio dell’evento. Tosi era stato invitato come relatore al panel sul Progetto di vita previsto per venerdì 26 giugno, ma ha dovuto rinunciare a partecipare fisicamente. Nella lettera ha spiegato perché è stato costretto a farlo: «L’organizzazione e la pianificazione di una trasferta fuori casa per una persona con disabilità che necessita di assistenza continua prevede di dover considerare molti aspetti, a partire dal viaggio e dalle cose necessarie che occorre portarsi. Molto spesso il mezzo idoneo è l’auto con la quale poter caricare la carrozzina, il sollevatore e tutto l’occorrente per il giorno e la notte, compreso l’assistenza di due persone. Un costo totale che arriva tranquillamente a oltre 1.000 euro per due giorni».
La rinuncia di Tosi non è solo personale. Ha un contesto che aggrava ulteriormente il quadro: come ha raccontato nella stessa lettera, lui e altre persone con disabilità in Piemonte si trovano da mesi ad anticipare di tasca propria i costi dell’assistenza personale, perché il loro Consorzio socio-assistenziale ha sospeso i pagamenti in attesa dei trasferimenti regionali e del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza. Circa 10.000 euro a persona già anticipati, senza sapere quando arriveranno. In questa situazione, una trasferta da oltre mille euro per partecipare a un convegno — anche per un evento dedicato esattamente ai temi che lo riguardano — non è sostenibile.
«Per tali motivi sono costretto a declinare l’invito in presenza a ExpoAID», ha scritto.
La contraddizione è tutta qui
Il programma di ExpoAID 2026 include panel sulla progettazione universale, sull’autodeterminazione, sulla vita indipendente, sul diritto alla partecipazione. Include sessioni sul Progetto di vita, uno dei pilastri della Legge Delega 227/21 che dovrebbe rivoluzionare il modo in cui lo Stato guarda alle persone con disabilità. Include tavole sulla Convenzione Onu, che all’articolo 9 impone agli Stati firmatari di garantire alle persone con disabilità l’accesso, su base di uguaglianza con gli altri, alla partecipazione alla vita pubblica e alle informazioni.
Tutto questo, in un evento al quale chi non può permettersi il viaggio non sapeva — fino al giorno stesso dell’apertura — se avrebbe potuto assistere da casa. E al quale uno dei relatori invitati, presidente della più importante rete europea per la vita indipendente, ha rinunciato perché i costi erano insostenibili (tra l’altro, il presidente di Enil Italia è l’unica persona con disabilità invitata al panel “La Riforma della disabilità e il progetto di vita”).
La diretta streaming era prevista dal contratto. Era un obbligo, non un’aggiunta opzionale. Ma nessuno ha ritenuto necessario comunicarlo con anticipo, organizzarlo in modo visibile, renderlo parte integrante dell’esperienza pubblica dell’evento. Perché?
Il paradosso dell’evento vetrina
ExpoAID non è un convegno qualsiasi: è l’evento di rappresentazione pubblica della politica sulla disabilità del Governo. Serve a mostrare che il Ministero esiste, lavora, produce. In questa logica, l’obiettivo prioritario è la presenza fisica: i relatori in sala, la presenza del pubblico da fotografare e pubblicare sui social. Lo streaming è percepito come alternativa di serie B, non come canale paritario di partecipazione.
Questo rivela un’idea della partecipazione centrata sul corpo presente, sulla visibilità fisica, sull’evento come spettacolo. Un’idea che sacrifica chi non può esserci — non perché non voglia, ma perché il sistema non ha rimosso gli ostacoli che lo impediscono. È esattamente ciò che la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità chiama “barriere ambientali e attitudinali” all’articolo 1, e che il modello sociale della disabilità identifica come la vera fonte dell’esclusione.
La visibilità politica viene prima dei diritti
Il principio del “nulla di noi senza di noi” — citato nel decreto 62/2024 sul Progetto di vita, reclamato da Tosi nella sua lettera — non è uno slogan da mettere in un panel. È un metodo, e vale anche e soprattutto per chi non ha i soldi per il biglietto del treno, la stanza di un hotel, l’assistenza per partecipare. Soprattutto se quei soldi servono per arginare i problemi causati dall’inadeguatezza di chi governa e amministra i fondi per garantire il diritto alla vita indipendente di tutte le persone con disabilità.
Ma qui il problema va oltre la mancanza di metodo. L’obbligo della diretta streaming era scritto nel contratto fin dall’inizio. L’organizzatore lo sapeva. Il Dipartimento lo sapeva. Eppure per settimane nessuno ha ritenuto necessario comunicarlo. La spiegazione è evidente: tenere le persone all’oscuro della possibilità di partecipare da remoto spinge chi può a venire fisicamente. Riempie le sale. Costruisce l’evento vetrina per fare bello il Ministero e il governo. È una chiara volontà che ha messo la propaganda politica prima dei diritti di partecipazione delle persone con disabilità.
Proprio quelle per cui quell’evento, e quei 3 milioni di euro di soldi pubblici, dovrebbero essere stati spesi.
Ora sta alle persone che si sono accorte per caso delle dirette e delle registrazioni delle sessioni — anch’esse obbligatorie per contratto — ignorare la frustrazione e cogliere l’opportunità di seguire i contributi delle 50 sessioni di ExpoAID. Nonostante l’amaro in bocca.
*Presidente dell’Associazione Caratteri Cubitali – e-mail: latoa@caratteri-cubitali.it
Nota: il presente testo è già stato pubblicato sul sito dell’Associazione Caratteri Cubitali, sul cui sito è disponibile in versione linguaggio chiaro (“plain language”) a questo link. Il Centro Informare un’h lo ha ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione. Ricordiamo infine che il report “Non c’è, non si trova, non esiste” è fruibile/scaricabile a quest’altro link.
Ultimo aggiornamento il 27 Giugno 2026 da Simona