di Simona Lancioni*
Non siamo disponibili a stare inerti mentre i media continuano a raccontare storie di persone disabili e/o anziane istituzionalizzate vittime di violenze e maltrattamenti, né a permettere che queste narrazioni continuino a normalizzare l’istituzionalizzazione. Ogni nuova notizia – oggi è quella delle quattro donne anziane sottoposte a violenza in una RSA del Milanese – sarà l’occasione per ribadire che l’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria e violenta che non ha più alcuna base giuridica; per denunciare e chiedere che venga risolto il conflitto di interessi che caratterizza l’attuale composizione dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità; nonché per richiamare l’attenzione sul colpevole silenzio su tali questioni dell’associazionismo che siede ai tavoli istituzionali nazionali in rappresentanza delle persone con disabilità.

Milano, maltrattamenti e violenze sessuali ad anziane in Rsa: 3 operatori interdetti, è il titolo del servizio («sky tg24», 15 ottobre 2026).
Il testo spiega che le violenze avrebbero riguardato quattro donne anziane ospitate in una residenza sanitaria assistita (RSA) in provincia di Milano. Per tre operatori socio-sanitari è stato disposto il divieto assoluto di esercitare la professione di OSS all’interno di qualsiasi struttura sanitaria o socio-assistenziale, sia pubblica sia privata, su tutto il territorio nazionale. L’ordinanza di applicazione della misura cautelare è stata eseguita dai Carabinieri del NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità), coordinati dalla Procura di Lodi.
Le donne «sarebbero state schiaffeggiate, insultate, derise e intimidite» dai tre operatori in questione, mentre una quarta operatrice è indagata per minacce aggravate. Le indagini sono state svolte anche tramite intercettazioni audio e video che «avrebbero documentato “gravi e sistematici episodi di violenza” commessi ai danni di quattro anziane ospiti affidate agli indagati, a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di maltrattamenti e violenza sessuale». Da queste indagini è emerso che, durante le quotidiane manovre di allettamento e vestizione, le donne avrebbero subito «reiterate vessazioni fisiche e psicologiche», venendo afferrate per i capelli, colpite con schiaffi al volto e alla testa, insultate, derise, minacciate con frasi intimidatorie. A due operatori è contestato anche il reato di violenza sessuale. Secondo gli investigatori, i due uomini avrebbero abusato «della propria posizione di autorità e dello stato di totale vulnerabilità delle anziane» e, in occasione delle quotidiane operazioni di igiene personale, le avrebbero picchiate nelle parti intime.
L’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria e violenta perché limita o priva gli individui della libertà personale sulla base dell’età e/o della disabilità, ma le narrazioni mediatiche contribuiscono a normalizzarla perché veicolano implicitamente due falsi messaggi: che il problema siano solo i maltrattamenti e le violenze fisiche/psicologiche/sessuali, e che essa sia inevitabile.
Se ci capitasse la ventura di venire privati della nostra libertà personale senza aver commesso alcun reato, è verosimile ritenere che sperimenteremmo un forte senso di rabbia e di ingiustizia anche in assenza di forme specifiche di violenza o maltrattamenti; anche se non sapessimo che ciò confligge con l’articolo 3 (in tema di uguaglianza formale e sostanziale) e con l’articolo 13 (in tema di libertà personale) della nostra Costituzione; anche se non sapessimo che l’istituzionalizzazione è esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (in particolare dall’articolo 14, in tema di Libertà e sicurezza della persona, e dall’articolo 19 in tema di Vita indipendente ed inclusione nella società).
E neppure regge l’argomentazione dell’inevitabilità, visto che l’Italia ha già affrontato diversi abolizionismi: con il superamento del sistema delle classi differenziali (legge 517/1977), con l’abolizione dei manicomi (legge 180/1978) e con il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (decreto-legge 52/2014 convertito in legge, con modificazioni, con la legge 81/2014). Nessuno sta chiedendo di dismettere le strutture da un giorno all’altro, di mettere in strada le persone che vi risiedono, né di scaricare – ancora una volta – tutti gli oneri dell’assistenza sulle famiglie, la richiesta è che venga predisposto un Piano Nazionale per la deistituzionalizzazione, come peraltro richiesto da un complesso multilivello di norme antidiscriminatorie. La richiesta è inoltre sostenuta dall’esistenza di molti progetti personalizzati alternativi all’istituzionalizzazione realizzati con successo in diverse regioni italiane (si vedano, tra gli altri, Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, a cura di Ciro Tarantino, Collana: Percorsi, Bologna, il Mulino, 2024, il testo è liberamente fruibile a questo link; Su base di uguaglianza. Per un progetto di vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità, a cura di Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto, Bologna, il Mulino, 2026), e dal fatto che la stessa riforma della disabilità (legge 227/2021) offre specifici strumenti per prevenire l’istituzionalizzazione e promuovere la deistituzionalizzazione.
Anche per questo diventa sempre più intollerabile che all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità siedano soggetti che operano nella gestione di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità e che, simultaneamente, partecipano alla rappresentanza delle persone con disabilità, cosa che configura un innegabile conflitto di interessi. Denunciamo pertanto anche il colpevole silenzio sul menzionato tema del conflitto di interessi delle Federazioni Nazionali che partecipano ai processi istituzionali in rappresentanza delle persone con disabilità: la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).
Auspichiamo che l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale rispondano con sollecitudine all’Appello Pubblico che è stato loro rivolto congiuntamente da PERSONE – Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità, dall’Associazione Diritti alla Follia e dal Centro Informare un’h. L’iniziativa, intrapresa lo scorso 8 ottobre, è finalizzata a sottoporre all’attenzione degli organi di garanzia proprio alcune questioni relative alla composizione e al funzionamento dell’Osservatorio, evidenziando una serie di elementi che, secondo i promotori, richiedono un approfondimento (se ne legga a questo link).
Non siamo disponibili a stare inerti mentre i media continuano a raccontare storie di persone disabili e/o anziane istituzionalizzate vittime di violenze e maltrattamenti, né a permettere che queste narrazioni continuino a normalizzare l’istituzionalizzazione. Ogni nuova notizia – oggi è quella delle quattro donne anziane sottoposte a violenza in una RSA del Milanese – sarà l’occasione per ribadire che l’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria e violenta che non ha più alcuna base giuridica; per denunciare e chiedere che venga risolto il conflitto di interessi che caratterizza l’attuale composizione dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità; nonché per richiamare l’attenzione sul colpevole silenzio su tali questioni dell’associazionismo che siede ai tavoli istituzionali nazionali in rappresentanza delle persone con disabilità.
* Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa).
Nota: si ringrazia Carla Cannas per la segnalazione. Il Centro Informare un’h rimane disponibile a ospitare eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa nel testo.
Segnaliamo che il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
Ultimo aggiornamento il 15 Ottobre 2026 da Simona