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Il Disegno di Legge sul caregiver approvato alla Camera cristallizza un sistema di delega brutale che schiavizza i/le caregiver

di Sara Bonanno, caregiver

Ieri, 14 ottobre, la Camera dei deputati ha approvato il Disegno di Legge governativo sul caregiver. Sara Bonanno, una caregiver, ha seguito il dibattito che ha portato all’approvazione. L’impressione che ne ha ricavato è «quella di una farsa: si denuncia l’assistenza scaricata sulle famiglie, si parla della solitudine dei caregiver e del loro sacrificio, ma si lascia intatto il sistema che pretende quel sacrificio, glissando sul punto determinante: riconoscere le tutele necessarie per potersene difendere». «Sembrava un teatrino, con la denuncia che diventa parte della rappresentazione, mentre l’impianto di una legge che cristallizza un sistema di delega brutale resta al riparo dallo scontro», aggiunge.

Il tabellone della Camera dei Deputati mostra l’esito della votazione del Disegno di Legge governativo sui caregiver familiari), approvato con 153 voti favorevoli e 105 contrari il 14 ottobre 2026.

Per farmi male mi sono guardata il dibattito alla Camera che ha portato all’approvazione del Disegno di Legge sul caregiver  [il testo del Disegno di Legge governativo 2789-A, integrato con gli ultimi emendamenti approvati, è disponibile al seguente link, N.d.R.].

Come al solito non sarò per niente simpatica, ma sapete qual è la profonda impressione che ne ho ricavato? Quella di una farsa: si denuncia l’assistenza scaricata sulle famiglie, si parla della solitudine dei caregiver e del loro sacrificio, ma si lascia intatto il sistema che pretende quel sacrificio, glissando sul punto determinante: riconoscere le tutele necessarie per potersene difendere.

Le criticità vengono nominate, persino deplorate, ma il confronto finisce per concentrarsi su quanto concedere a chi deve continuare a subirle.

Sembrava un teatrino, con la denuncia che diventa parte della rappresentazione, mentre l’impianto di una legge che cristallizza un sistema di delega brutale resta al riparo dallo scontro. Una cortina fumogena per confezionare la porcata da dare in pasto ai vari associazionismi, che potranno accapigliarsi su quell’elemosina di Stato, modificabile a ogni promessa elettorale, mentre la condizione di chi assiste rimane esattamente quella di prima.

Un sistema che viene rafforzato dalla vergogna delle 91 ore, che rivelano in maniera eclatante la mentalità con cui si pretende di definire il carico di cura: un mansionario che riduce il caregiver alle prestazioni orarie che esegue, ignorando la responsabilità continua di garantire il benessere, le scelte e i diritti della persona assistita.

È una mentalità istituzionalizzante, anche dentro casa: vede un corpo da assistere e un familiare da impiegare nell’assistenza. Della persona si perde la vita, del familiare si dà per scontata la disponibilità.

Nessuno scontro sui diritti umani, che sembrano non spettare a questa platea invisibile e scontata dei caregiver familiari.

Nessuno scontro:

– Sull’articolo 32 e sul diritto alla salute, che lo Stato dovrebbe garantire al caregiver facendosi carico dell’assistenza della persona non autosufficiente mentre il caregiver cura se stesso;

– Sull’articolo 36, che riconosce un compenso dignitoso e limiti chiari nell’orario d’impegno. Il trattamento riservato al caregiver è persino peggiore di quello di un volontario del servizio civile: quest’ultimo ha un monte ore definito e poi torna a casa. Il caregiver resta intrappolato giorno e notte, senza servizi di sostituzione che gli garantiscano riposo e ferie;

– Sull’articolo 38, sulla tutela per la malattia, l’invalidità e la vecchiaia. Ci si riempie la bocca con il “valore sociale” di ciò che facciamo, ma ci si guarda bene dal riconoscerci le coperture previdenziali e la tutela della salute: il risultato è che lo schiavo di Stato si ammala per l’assistenza usurante e arriva alla vecchiaia senza pensione, con le patologie accumulate negli anni e senza rete;

– E l’articolo 3, con la pari dignità sociale e il dovere dello Stato di rimuovere gli ostacoli alla libertà e all’uguaglianza, dove lo mettiamo? Dove lo mettiamo? I diritti restano scritti sulla Costituzione, ma vengono resi impraticabili; non serve cancellarli: basta lasciarti completamente solo quando dovresti esercitarli.

Come si fa a non chiamare questa condizione SCHIAVITÙ DI STATO?

Come si fa a ignorare il concetto che introduce e cristallizza questa legge, rivestita di parole celebrative sul valore della cura?

Come si fa a glissare sulla questione fondamentale, che non è quella di mettere in tasca al caregiver ogni tre mesi un obolo ridicolo, ma di garantire alla persona assistita le cure e i servizi cui ha diritto, in modo da restituire libertà, salute, dignità e diritti umani al caregiver familiare?

Se si denuncia il sacrificio e poi si discute soltanto di quanto concedere perché continui, si sta trattando il prezzo della rinuncia ai diritti, lasciando intatto il sistema che la impone.

 

Vedi anche:

Associazione CARER, La Camera ha approvato una legge “sui” caregiver non “per” i caregiver, «Informare un’h», 15 ottobre 2026

Sara Bonanno, Una Legge che trasforma i caregiver in schiavi di Stato, «Informare un’h», 23 settembre 2026.

Associazione CARER, CARER: gli emendamenti apportati al Disegno di Legge Locatelli sui Caregiver sono puramente cosmetici, «Informare un’h», 24 settembre 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 15 Ottobre 2026 da Simona