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ExpoAID Rimini: la bellezza di un giorno normale, ma l’inclusione non è un evento

di Matteo e la sua mamma, Laura Macchitella

Matteo, una persona con disabilità, e sua madre, Laura Macchitella, raccontano come hanno vissuto la propria esperienza all’ExpoAID, la kermesse che si è tenuta a Rimini dal 25 al 27 giugno scorsi. Un’organizzazione impeccabile, che tuttavia solleva un dubbio: «Come è possibile che lo stesso sistema che dimostra di possedere risorse, competenze, capacità organizzative e visione sufficienti per realizzare un evento così ben progettato faccia poi così tanta fatica a garantire, nella vita quotidiana, quella stessa qualità alle persone con disabilità?»

«Alla fine della visita ogni partecipante ha ricevuto un gradito omaggio: una borsa in cotone ecologico, una palla gonfiabile da spiaggia, un cappellino, una maglietta e quaderni per appunti, tutti personalizzati con il marchio ExpoAID», raccontano Matteo e Laura Macchitella (quest’ultima è anche autrice della foto).

«A me l’ExpoAID di Rimini è piaciuta tanto perché le persone erano gentili e ho ballato i Gioca Jouer nella stanza della calma e mi sono divertito tanto e ho visto i modellini di alcuni sottomarini del Gruppo Sommergibili Italiano che erano davvero molto belli e poi c’erano tutte le forze dell’ordine italiane e anche l’esercito, anche questo mi è piaciuto tanto».

Se dovessi raccontare ExpoAID 2026 attraverso gli occhi di Matteo, partirei da qui.

Non dai convegni, non dalle istituzioni, non dagli slogan. Dalla semplicità di una persona che ha vissuto una giornata piacevole, ricca di incontri, di esperienze e di scoperte. Una giornata in cui si è sentito accolto.
Siamo andati a Rimini insieme. Non era una semplice visita a una fiera, ma una tappa di un percorso più ampio. Matteo è un adulto con disabilità e sta lavorando, come tante altre persone, sul proprio progetto di vita e sulla propria autodeterminazione. Per questo era importante che partecipasse in prima persona a un evento nazionale dedicato all’inclusione, osservando, scegliendo, esprimendo preferenze, confrontandosi con realtà diverse e costruendo progressivamente la propria capacità di decidere.

Il viaggio è stato parte integrante dell’esperienza. Durante il tragitto in macchina abbiamo ascoltato la registrazione dell’intervento di Corinne Ceraolo Spurio, componente del Centro Studi Giuridici e Sociali di ANFFAS Nazionale [Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo, N.d.R.], dedicato al tema Autodeterminazione e autorappresentanza: origini e sviluppo. Un modo interessante per entrare nel clima della manifestazione e riflettere sul significato profondo delle parole che spesso utilizziamo quando parliamo di diritti, inclusione e partecipazione.

Solo successivamente abbiamo scoperto che tutti i contenuti dell’evento sarebbero stati resi disponibili anche online. È stata certamente una buona notizia, ma è un’informazione che, a nostro avviso, avrebbe meritato maggiore evidenza fin dall’inizio. La partecipazione digitale costituisce infatti un’importante opportunità di uguaglianza per chi, per ragioni economiche, organizzative, familiari o di salute, non può affrontare uno spostamento. Rendere note queste possibilità con chiarezza e tempestività significa ampliare realmente la partecipazione.

Siamo arrivati a ExpoAID con un obiettivo molto semplice: visitare gli stand. I seminari della giornata risultavano infatti già completi e non era più possibile registrarsi. Questa apparente limitazione si è trasformata però in un’opportunità, consentendoci di dedicare tutto il tempo all’esplorazione degli spazi espositivi, agli incontri e alle attività presenti.

Sin dall’ingresso siamo rimasti colpiti dalla qualità dell’organizzazione. Il check-in era impeccabile: ciascun partecipante disponeva del proprio pass personalizzato con nome, cognome e QR code. Tutto era chiaro, ordinato, immediato. Gli spazi erano ben distribuiti, con aree dedicate al ristoro, luoghi per il riposo, ambienti per chi aveva bisogno di tranquillità e perfino spazi destinati all’intrattenimento. La “stanza della calma”, citata da Matteo tra i suoi ricordi più belli, rappresenta forse meglio di ogni altra cosa l’attenzione posta alle diverse esigenze delle persone.

In ogni dettaglio emergevano competenza, cura e una reale volontà di rendere l’evento accessibile a tutti. Alla fine della visita ogni partecipante ha ricevuto un gradito omaggio: una borsa in cotone ecologico, una palla gonfiabile da spiaggia, un cappellino, una maglietta e quaderni per appunti, tutti personalizzati con il marchio ExpoAID. Un gesto semplice ma curato, che contribuiva a lasciare un ricordo positivo della giornata.

Insomma, per chi vi ha partecipato, ExpoAID è stato un evento quasi perfetto.

Ed è proprio qui che nasce una riflessione che mi accompagna ancora oggi.

Come è possibile che lo stesso sistema che dimostra di possedere risorse, competenze, capacità organizzative e visione sufficienti per realizzare un evento così ben progettato faccia poi così tanta fatica a garantire, nella vita quotidiana, quella stessa qualità alle persone con disabilità?

Perché ciò che è stato possibile costruire per due giorni all’interno di una fiera non riesce sempre a tradursi in normalità nei territori, nei servizi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità?

Le persone con disabilità non hanno bisogno di eventi straordinari. Hanno bisogno che siano applicate le leggi esistenti, che gli operatori siano adeguatamente formati, che gli ambienti siano realmente accessibili e dignitosi, che siano disponibili i sostegni sociali ed economici indispensabili per costruire una vita autonoma e partecipata.

Forse il successo più grande di ExpoAID non dovrebbe essere soltanto aver mostrato ciò che è possibile fare quando tutto funziona bene. Dovrebbe essere quello di ricordarci che quella qualità, quell’attenzione e quel rispetto non devono restare confinati dentro i padiglioni di una manifestazione.

Per Matteo, la parte migliore è stata ballare il Gioca Jouer, vedere i modellini dei sottomarini e incontrare persone gentili.

E, in fondo, è proprio questo il punto.

L’inclusione non è un evento. È permettere a ciascuno di vivere con naturalezza esperienze che gli altri considerano normali ogni giorno.

 

Vedi anche:

Coordinamento PERSONE, ExpoAID: la consacrazione dell’inspiration porn come cifra distintiva dell’azione di Governo e di molte associazioni, «Informare un’h», 29 giugno 2026.
Simone Riflesso, ExpoAID 2026: quando la vetrina politica viene prima del diritto a partecipare, «Informare un’h», 27 giugno 2026.
Un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero per le Disabilità sulla gestione di ExpoAID, «Informare un’h», 23 giugno 2026.
Persona con disabilità costretta a disdire la partecipazione a ExpoAID per mancanza di assistenza, «Informare un’h», 22 giugno 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 2 Luglio 2026 da Simona