di Filippo Visentin*
«Di disabilità si scrive molto – sottolinea Filippo Visentin -, con la pubblicazione di volumi spesso importanti, talvolta necessari. Sul mio tavolo, ad esempio, ce ne sono cinque, tutti dedicati alla disabilità e firmati da autori competenti e sensibili, persone che conoscono intimamente queste tematiche. Libri cartacei, però, perché nessuno di essi è disponibile in un formato digitale pienamente accessibile che consenta anche a persone con disabilità visiva o motoria (che non possano muovere le mani), di acquistarli e leggerli in totale autonomia».

Di disabilità si scrive molto, e questo è indubbiamente un bene. Negli ultimi anni, infatti, il panorama editoriale si è arricchito di saggi, autobiografie, riflessioni filosofiche e racconti personali: testi che affrontano temi cruciali come i diritti, l’autonomia, la dignità e la cura. Volumi spesso importanti, talvolta necessari.
In questi giorni, scegliendo alcuni testi da leggere e perché no, eventualmente recensire, mi sono scontrato per l’ennesima volta con un vero e proprio paradosso.
Sul mio tavolo ci sono cinque libri dedicati alla disabilità. Sono pubblicazioni recenti, firmate da autori competenti e sensibili, persone che conoscono intimamente queste tematiche. Sì, ho parlato proprio di libri, cartacei intendo, perché nessuno di questi testi è disponibile in un formato digitale pienamente accessibile con gli screen reader. Manca insomma l’e-book, formato che anche una persona con disabilità visiva o motoria (che non può muovere le mani), possa acquistare e leggere in totale autonomia, senza la necessità di dover ricorrere ancora una volta allo scanner e godendo dello stesso diritto di tutti gli altri lettori. Questa lacuna fa riflettere ancor di più se pensiamo che l’accessibilità alla lettura è una battaglia storica proprio di chi non vede; una rivendicazione che viene da lontano, da quando leggere significava attendere mesi per una trascrizione in Braille, una registrazione su audiocassette e dipendere in tutto e per tutto dalla voce o dal tempo altrui.
A questo punto, l’interrogativo sorge spontaneo: che senso ha scrivere di accessibilità, di inclusione e di pari opportunità, se l’opera stessa che veicola questi concetti ne esclude i diretti interessati? Non lo scrivo per puntare il dito contro un singolo editore o autore. Sarebbe riduttivo e forse persino ingiusto. Il problema, infatti, ha radici molto più profonde ed è di matrice prettamente culturale. In Italia troppo spesso continuiamo a considerare l’accessibilità come un “dopo”, un’aggiunta tecnica successiva, quasi un favore e non invece un requisito nativo ed essenziale dell’opera. Eppure, oggi, realizzare un e-book accessibile fin dall’origine non è un’impresa impossibile. Al contrario comporta costi pressoché nulli. Il vero nodo, dunque, non è economico. Si tratta di capire se la persona con disabilità venga effettivamente considerata o meno parte integrante del pubblico a cui ci si rivolge.
In tal senso, è difficile non notare il divario con il mondo anglosassone. La stragrande maggioranza delle pubblicazioni in lingua inglese sono infatti disponibili, fin dal momento della loro uscita in libreria, anche in formati accessibili. Non perché all’estero dispongano di strumenti magici inarrivabili, ma perché, molto più semplicemente, rispondere a questa esigenza viene percepito come normalità.
Forse è tempo che anche gli autori inizino a farsi qualche domanda in più. Chi sceglie di scrivere, a maggior ragione di disabilità, di giustizia sociale o di diritti dovrebbe pretendere in prima persona che il proprio libro fosse realmente fruibile da chiunque. Non per una questione di facciata o di sterile “correttezza formale”, ma per un basilare dovere di coerenza verso il proprio lavoro.
Altrimenti, c’è il rischio concreto che certe parole finiscano per svuotarsi lentamente di significato. Inclusione. Partecipazione. Accessibilità. Pari opportunità. Parole fondamentali, certo. Ma che diventano credibili soltanto quando riescono a entrare nella vita concreta delle persone. E la vita concreta può passare anche da una pagina che qualcuno non riesce a leggere…
* Direttore responsabile della testata «Superando», sulla quale il presente testo è già stato pubblicato. Esso viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
Ultimo aggiornamento il 5 Giugno 2026 da Simona