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Una sentenza riconosce il diritto di avere una sedia a rotelle adeguata alle proprie esigenze, ma l’ASL studia il modo per differire l’erogazione

Desta sconcerto e lascia allibiti la vicenda di Christian Durso, un uomo con disabilità motoria di Napoli che, per vedersi riconosciuto il diritto ad avere una sedia a rotelle adeguata alle proprie esigenze di autonomia e mobilità, è dovuto ricorrere al Tribunale. Tuttavia egli, pur essendosi visto riconoscere questo diritto dalla sentenza di primo grado, in concreto se lo vede ancora negato perché l’ASL Napoli 1 Centro, non solo ha impugnato la sentenza, ma ha anche chiesto la sospensione della stessa. Il che vuol dire che per la fornitura di un ausilio di prima necessità Durso potrebbe dover aspettare ulteriori mesi, o addirittura anni. Della questione si sta interessando il senatore Orfeo Mazzella, che ha presentato un’interrogazione parlamentare.

Due adulti in sedia a rotelle si godono una passeggiata in un parco panoramico in primavera (credit: Pexels).

Ci sono storie che danno il senso della distanza delle Istituzioni dalla vita reale dei cittadini e delle cittadine, ma ve ne sono altre nelle quali la Pubblica Amministrazione appare addirittura ostile. È questo il caso della vicenda di Christian Durso, un uomo con disabilità motoria di Napoli che per i suoi spostamenti utilizza una sedia a rotelle elettrica. Poiché la sedia a rotelle di cui dispone attualmente è ormai usurata, e quel modello risulta fuori produzione, gli specialisti gli hanno prescritto un nuovo modello, verticalizzante, adeguato alle sue esigenze di autonomia e mobilità, con un costo complessivo di oltre 23mila euro.

Davanti a questa richiesta l’ASL Napoli 1 Centro ha autorizzato una spesa di poco più di 13mila euro, argomentando che le esigenze di Durso potessero essere soddisfatte con i modelli inclusi nel Nomenclatore Tariffario (l’elenco ufficiale delle prestazioni sanitarie (visite, esami specialistici, protesi e ausili) erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale con le relative tariffe di riferimento).

Insoddisfatto della risposta dell’ASL, Durso, supportato dall’Associazione Luca Coscioni, ha fatto ricorso al Tribunale di Napoli, il quale, a fine luglio scorso, ha accolto la sua richiesta affermando il suo diritto ad avere un ausilio adeguato alle sue esigenze, e non quello più economico, ed ha stabilito che l’ASL Napoli 1 Centro dovesse coprire l’intera spesa. A questo punto l’ASL non si è limitata a fare ricorso contro la sentenza di primo grado, ma è andata oltre.

Come ha osservato lo stesso Durso in un breve video pubblicato sulla propria pagina Facebook, un comune cittadino ha 30 giorni di tempo per dare attuazione alle disposizioni stabilite dalla sentenza di un Tribunale, mentre un Ente pubblico, come un’ASL, ha un termine di 120 giorni. Per Durso questa è «una disparità inaccettabile. Perché una Pubblica Amministrazione dovrebbe muoversi anch’essa in modo immediato quando un giudice stabilisce il diritto di una persona», soprattutto se si considera la funzione vitale svolta dal presidio richiesto. Nel caso in questione però l’ASL, avendone la facoltà, non solo non ha agito entro trenta giorni, ma ha chiesto anche la sospensione della sentenza di primo grado, il che implicherebbe che non sarebbe più tenuta a dover rispettare neanche il termine di 120 giorni, e per ottemperare a quanto stabilito dal giudice potrebbe tranquillamente aspettare l’esito degli altri gradi di giudizio. Ossia tempi quantificabili in ulteriori mesi, o addirittura anni per la fornitura di un ausilio di prima necessità. Chi restituirà questo tempo di mancata autonomia a Durso?

Della vicenda si sta interessando anche il senatore Orfeo Mazzella, il quale rende noto di aver presentato un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri della Salute, per le Disabilità e della Giustizia per chiedere conto di «questa gravissima ingiustizia, che lascia il cittadino ancora oggi privo della sua carrozzina». Il senatore riferisce di aver scritto per ben due volte ai vertici dell’ASL coinvolta sollecitando l’esecuzione della sentenza, e di non aver ricevuto alcuna risposta.

Questi i passaggi conclusivi della nota di Mazzella: «Un’azienda del Servizio Sanitario Nazionale ha il preciso dovere di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e la piena personalizzazione degli ausili prescritti, perciò ho chiesto al Governo – nel perimetro delle proprie competenze – di assumere iniziative immediate affinché al signor Durso venga fornito l’ausilio senza ulteriori ritardi intervenendo normativamente per abolire o ridurre il termine dilatorio di 120 giorni concesso alla Pubblica Amministrazione per eseguire le condanne quando queste riguardano prestazioni sanitarie e ausili essenziali per le persone con disabilità.

Il tempo del processo, con il conseguente aggravio per il carico assistenziale e i maggiori rischi clinici, non può e non deve gravare su chi ha già visto riconosciuto in sede giudiziale il proprio diritto alla salute e all’autonomia. Purtroppo, questo drammatico caso evidenzia la colpevole latitanza e l’assoluta inadeguatezza dell’attuale esecutivo nel tutelare i cittadini più fragili, perciò è necessario un intervento immediato: non si può giocare in questo modo con la vita delle persone!» (Simona Lancioni)

 

Si ringrazia Carla Cannas per la segnalazione.

 

Ultimo aggiornamento il 22 Settembre 2026 da Simona