di Rosalba Taddeini*
«Questo Disegno di Legge sposta l’attenzione dal consenso alla resistenza fisica. Perché chiede alle sopravvissute di dimostrare di aver detto “no” nel modo giusto. Perché ignora completamente le condizioni specifiche delle donne, e delle donne con disabilità, molte delle quali non possono opporsi fisicamente, non possono gridare, non possono scappare, non possono comunicare secondo gli standard», lo ha affermato Rosalba Taddeini, psicologa dell’Associazione Differenza Donna, intervenendo alla Manifestazione contro il cosiddetto “Disegno di Legge Buongiorno” che interviene sul concetto di consenso nei reati di violenza sessuale, tenutasi a Roma in data odierna (28 febbraio 2026).

Compagne, compagnə, sorelle, fratellə, persone trans, non binarie, queer, alleatə, noi di Differenza Donna siamo qui oggi perché sappiamo che nessuna oppressione vive da sola. Le discriminazioni non arrivano mai isolate: si intrecciano, si sovrappongono, si moltiplicano. È questo che chiamiamo intersezionalità: la consapevolezza che il patriarcato non agisce da solo, ma si allea con il razzismo, con l’abilismo, con il classismo, con l’omolesbobitransfobia, con tutte le gerarchie che decidono quali corpi valgono e quali possono essere sacrificati.
L’intersezionalità è la nostra bussola politica. È ciò che ci impedisce di lasciare indietro qualcunə. È ciò che ci ricorda che la libertà di una persona trans è legata alla libertà di una donna migrante; che la sicurezza di una persona non binaria è legata alla sicurezza di una donna con disabilità; che la dignità di una persona queer è legata alla dignità di chi vive la povertà o l’isolamento. La rivoluzione o è per tuttə, o non è rivoluzione.
Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che oggi vogliamo parlare di una delle forme di violenza più invisibilizzate, più negate, più normalizzate: la violenza sessuale contro le donne e tutte le soggettività con disabilità.
Noi donne con disabilità viviamo all’incrocio di oppressioni che si rafforzano a vicenda. I nostri corpi vengono trattati come disponibili. Le nostre parole vengono credute meno. I nostri diritti vengono garantiti meno. E c’è un dato che dovrebbe far tremare questo Paese: il 10,4% delle donne con disabilità ha subito violenza sessuale.
Dieci virgola quattro percento.
Non è una percentuale. Sono vite. Sono corpi. Sono storie che troppo spesso non trovano ascolto.
E mentre tutto questo accade, mentre noi donne continuiamo a essere più esposte, più isolate, più non credute, nel nostro Paese avanza il Disegno di Legge Bongiorno [si riferisce al Disegno di Legge n. 1715 (Modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso), presentato dalla senatrice Giulia Bongiorno, N.d.R.]. Un Disegno di Legge che fa finta di “proteggere” le vittime, e in realtà fa l’opposto. Difende gli stupratori!
Noi, come Differenza Donna, lo diciamo chiaramente da questa piazza transfemminista: siamo contrarə. Perché questo Disegno di Legge sposta l’attenzione dal consenso alla resistenza fisica. Perché chiede alle sopravvissute di dimostrare di aver detto “no” nel modo giusto. Perché ignora completamente le condizioni specifiche delle donne, e delle donne con disabilità, molte delle quali non possono opporsi fisicamente, non possono gridare, non possono scappare, non possono comunicare secondo gli standard.
Il patriarcato costruisce gerarchie tra i corpi. Decide chi è credibile e chi no. Chi merita ascolto e chi può essere zittita. E noi donne con disabilità veniamo spesso trattate come se non avessimo voce, come se non avessimo desideri, come se non avessimo diritto alla rabbia, al piacere, alla libertà.
Ma noi oggi siamo qui per dire che non è così. Siamo qui per dire che i nostri corpi non sono fragili: sono corpi che resistono ogni giorno, che attraversano barriere, sguardi, porte chiuse, ostacoli che molti non vedono. Siamo qui per dire che le nostre parole non sono deboli: sono parole che hanno imparato a farsi spazio, anche quando nessuno voleva ascoltarle. Siamo qui per dire che le nostre vite non sono marginali: sono vite che illuminano la nostra lotta, che la rendono più vera, più radicale, più necessaria.
Quando una donna con disabilità subisce violenza, non è solo un attacco al suo corpo: è un attacco alla nostra idea di mondo e di giustizia. È un attacco alla nostra idea di libertà. È un attacco alla nostra idea di umanità.
E noi non lo accettiamo. Non lo accetteremo mai!
Perché la violenza non è un destino. La violenza non è inevitabile. La violenza è una scelta del patriarcato. E noi siamo qui per spezzarla.
Vogliamo un Paese in cui i centri antiviolenza siano accessibili davvero. In cui chi lavora nella sanità, nella giustizia, nelle forze dell’ordine sappia accogliere, ascoltare, credere. In cui la comunicazione aumentativa, la lingua dei segni, gli strumenti tecnologici non siano concessioni, ma diritti. In cui la sessualità e l’autodeterminazione siano riconosciute come fondamentali per tutte le soggettività.
Questa non è una battaglia di qualcuna. È una battaglia di tuttə. Perché il patriarcato si regge sulle divisioni, sulle gerarchie, sulle esclusioni. E noi siamo qui per smontarlo pezzo dopo pezzo, voce dopo voce, corpo dopo corpo.
Oggi diciamo che non accetteremo più l’invisibilità. Non accetteremo più il silenzio. Non accetteremo più che la violenza venga normalizzata, negata o minimizzata.
Non accettiamo più la protezione istituzionale dei violenti.
Noi donne con disabilità non siamo fragili: siamo forti, siamo resistenti, siamo politiche. E meritiamo un Paese che ci riconosca, ci ascolti, ci sostenga.
Noi siamo Differenza Donna. O la rivoluzione transfemminista è accessibile o non è rivoluzione. O è intersezionale o non è giustizia. O è queer, collettiva, radicale — o non è liberazione.
* Psicologa e responsabile dell’Osservatorio sulla violenza contro le donne con disabilità dell’Associazione Differenza Donna di Roma.
Vedi anche:
Violenza sessuale e istituzionalizzazione: due forme di violenza che chiamano in causa il concetto di consenso (24 febbraio 2026)
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.
Ultimo aggiornamento il 28 Febbraio 2026 da Simona