di Sara Bonanno*
«Nella cultura burocratica e statale — ancora ancorata a vecchi schemi ospedalieri — la “stabilità dell’assistenza” viene confusa con la solidità dei muri, dei cancelli e degli organigrammi: cemento e apparati che si auto-conservano, mentre la cura, che dovrebbe abitare le relazioni, viene espulsa» osserva Sara Bonanno in questa lucida riflessione sull’istituzionalizzazione. In questo sistema la standardizzazione trasforma la cura il controllo e quest’ultimo in violenza esercitata sulla fragilità.

In questo modello la sicurezza non coincide con la continuità della relazione di cura, ma con la permanenza in un contenitore organizzativo. È una stabilità amministrativa, non esistenziale.
Il paradosso è evidente: ciò che viene presentato come tutela si traduce in una perdita quasi totale della libertà. La vita della persona non autosufficiente viene organizzata secondo turni, procedure e compatibilità economiche, non secondo i suoi bisogni.
È l’esatto contrario della CURA.
Non tutto ciò che si chiama assistenza è cura.
Una persona fragilissima, come il cristallo, dovrebbe essere maneggiata con una cura certosina, per non incrinare quell’involucro trasparente che assorbe senza difese dolore, paura, ansia, tristezza. E invece viene resa un pacco anonimo, inserito in una violenta catena di montaggio.
Ridurre la cura a procedure standardizzate significa trasformarla in controllo. E dove c’è controllo senza relazione, ciò che resta non è sicurezza, ma violenza esercitata sulla fragilità.
* Madre e caregiver di Simone, un uomo con disabilità con necessità di sostegni intensivi.
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
Ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2026 da Simona