Menu Chiudi

Il Patto su Migrazione e Asilo e le persone con disabilità: l’Unione Europea non deve abbassare il proprio livello di civiltà!

È precisa e dettagliata la denuncia proveniente dal Forum Europeo sulla Disabilità e dal Progetto Internazionale per l’Assistenza ai Rifugiati e Richiedenti Asilo: il Patto sulla Migrazione e l’Asilo dell’Unione Europea, che entrerà in vigore dal prossimo mese di giugno in tutti e 27 gli Stati Membri, coinciderà con tante situazioni di inaccessibilità e discriminazione per le persone con disabilità nei sistemi europei di migrazione e asilo.*

Una realizzazione grafica ottenuta sovrapponendo parzialmente un’immagine della bandiera europea e quella dell’ombra di due persone che camminano.

È dalle pratiche adottate nei confronti di determinate categorie sociali che si può misurare il livello di civiltà e anche se ben pochi ne parlano, càpita proprio che ad abbassare quel livello siano Istituzioni come l’Unione Europea, che dovrebbe farlo rispettare, tanto più in un momento storico “accidentato” come quello presente.
Càpita insomma che il Patto sulla Migrazione e l’Asilo dell’Unione Europea (Migration and Asylum Pact), che entrerà in vigore dal prossimo mese di giugno in tutti e 27 gli Stati Membri, coincida con una perdurante inaccessibilità e discriminazione per le persone con disabilità nei sistemi europei di migrazione e asilo. La denuncia proviene dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, e dall’IRAP, il Progetto Internazionale per l’Assistenza ai Rifugiati e Richiedenti Asilo, ed è una denuncia precisa e dettagliata espressa in un ampio documento, intitolato A Pact That Excludes: Closing the Protection Gap for Migrants and Asylum Seekers with Disabilities (“Un patto che esclude: colmare il divario di protezione per migranti e richiedenti asilo con disabilità”, disponibile integralmente in inglese a questo link), ove si dimostra con chiarezza che i sistemi europei di migrazione e asilo rimangano appunto inaccessibili e discriminatori per le persone con disabilità, violando gli obblighi dell’Unione ai sensi della propria Carta dei Diritti Fondamentali, della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata globalmente dall’Unione il 23 dicembre 2010, e di altri quadri normativi internazionali in materia di diritti umani.
Il documento di EDF e IRAP, pertanto, nell’analizzare il Patto dal punto di vista della disabilità, sollecita urgentemente le Istituzioni e gli Stati Membri dell’Unione ad agire subito per renderlo inclusivo in materia di disabilità.

«Gli attuali sistemi dell’Unione Europea – commenta Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF – bloccano le persone con disabilità alle frontiere, lasciandole senza dignità e senza sostegno. Questo è del tutto contrario ai valori fondamentali che hanno contribuito a costruire l’Unione Europea».
«Ci si aspetterebbe – aggiunge Elham Youssefian, direttrice per l’Inclusione e l’Accessibilità della Disabilità nell’IRAP – che l’Unione Europea sfruttasse la prossima adozione del nuovo Patto come un’opportunità per affrontare l’esclusione dei migranti e dei richiedenti asilo con disabilità, in linea con i suoi obblighi giuridici internazionali e i suoi valori morali. Ma questa nostra analisi rivela che non solo questa opportunità è stata sprecata, ma le politiche migratorie più restrittive rendono ancora più difficile per i migranti e i richiedenti asilo con disabilità accedere ai loro diritti fondamentali nell’Unione».

Sono sostanzialmente cinque le aree critiche individuate da EDF e IRAP, vale a dire:
° L’invisibilità e la mancanza di dati: le persone con disabilità non vengono cioè riconosciute nei quadri normativi dell’Unione Europea in materia di migrazione e le Organizzazioni di persone con disabilità vengono raramente consultate.
° I sistemi di accoglienza e screening inaccessibili: le strutture e le procedure escludono spesso le persone con disabilità attraverso barriere fisiche, procedurali e comunicative.
° L’esclusione dalla protezione sociale: alle persone migranti con disabilità viene spesso negato l’accesso all’assistenza sanitaria, al sostegno al reddito e ai servizi di supporto.
° Le norme discriminatorie in materia di ricongiungimento familiare e migrazione: il reddito e il sostegno correlati alla disabilità non vengono riconosciuti, escludendo di fatto molte persone dalle rotte migratorie legali.
° Le procedure di detenzione e rimpatrio: le persone con disabilità affrontano rischi sproporzionati di detenzione arbitraria e di rimpatrio senza adeguate garanzie.

Per affrontare dunque queste carenze sistemiche, le due organizzazioni chiedono all’Unione Europea e agli Stati Membri di essa di:
– integrare l’inclusione della disabilità in tutti gli elementi del Patto sulla Migrazione e l’Asilo e nei Piani Nazionali di attuazione dello stesso;
– garantire l’accessibilità e soluzioni di accomodamento ragionevole in tutte le procedure di accoglienza, screening e asilo, facendo sì che le persone con disabilità siano escluse dalle procedure accelerate di frontiera;
– garantire la parità di accesso all’assistenza sanitaria, al sostegno al reddito e ai servizi basati sulla comunità, indipendentemente dallo status giuridico, colmando il divario tra i sistemi di accoglienza e di welfare;
– eliminare i requisiti discriminatori in materia di reddito e salute nelle politiche migratorie e di ricongiungimento familiare, riconoscendo il reddito e i sostegni correlati alla disabilità;
– porre fine alla detenzione delle persone con disabilità nei contesti migratori e garantire che tutte le procedure di rimpatrio includano tutele attente alla disabilità.

«L’Unione Europea – concludono a una voce dall’EDF e dall’IRAP – ha il dovere di sostenere e tutelare la dignità umana di tutte le persone con disabilità». (Stefano Borgato)

 

* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

 

Ultimo aggiornamento il 27 Febbraio 2026 da Simona