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“Filosofia, inclusione, comunità”: la verità della disabilità non si esaurisce in una diagnosi clinica

di Filippo Visentin*

Per Luca Grecchi, autore del libro “Filosofia, inclusione, comunità”, la verità della disabilità non si esaurisce in una diagnosi clinica, ma si compie solo quando la società abbatte le barriere che “disabilitano” il soggetto e la vera inclusione richiede un progetto di vita che guardi all’adultità e all’autodeterminazione, superando ogni forma di assistenzialismo. Un libro, questo, che in definitiva non parla di “loro”, ma di “noi”.

Particolare della copertina di “Filosofia, inclusione, comunità” di Luca Grecchi.

Già recentemente presentato anche sul sito del Centro Informare un’h (a questo link), il libro di Luca Grecchi Filosofia, inclusione, comunità (Scholé, marchio di Morcelliana, 2026, collana “Orso blu”) si presenta come un’opera necessaria per chiunque voglia sottrarre il tema della disabilità alla sola gestione tecnica o burocratica, restituendolo alla riflessione profonda sul senso dell’umano.
Docente di Storia della Filosofia all’Università di Milano-Bicocca e raffinato antichista, l’Autore vi mette a frutto la sua solida competenza nel pensiero classico per proporre una tesi radicale: l’inclusione non è un capitolo della pedagogia speciale, ma una questione squisitamente filosofica e politica che interroga l’intera struttura della nostra convivenza.
Per sostenere questa visione, Grecchi recupera la funzione originaria della filosofia come “sapere dell’Intero”, articolandola attraverso tre elementi costitutivi: il contenuto, ovvero la ricerca di una verità che non sia solo descrizione della realtà esistente, ma anche tensione verso l’idealità di ciò che dovrebbe essere; il fine, identificato nel bene e nella felicità, intesi in senso aristotelico come piena fioritura dell’identità umana; e il metodo, ovvero la dialettica come strumento di confronto costante per trasformare una diagnosi in un progetto di esistenza condiviso.

Grecchi muove una critica serrata al modello sociale contemporaneo, dominato da una logica capitalistica che misura il valore umano esclusivamente sulla base della produttività e della velocità. In questo contesto, non esita a tracciare un parallelo inquietante tra la mentalità odierna e l’ideologia che sottostava all’Aktion T4, il programma nazista volto a eliminare le cosiddette “vite indegne di essere vissute”. Sebbene infatti i metodi siano mutati, il rischio resta quello di considerare la persona con disabilità come un “invalido” definito da una percentuale burocratica, alimentando una solitudine sociale drammatica che spesso confina l’individuo in un “binario morto” una volta uscito dal sistema formativo. La scuola stessa, denunciata da Grecchi come una “fabbrica di voti” competitiva, fatica a trasformarsi in quel laboratorio di comunità dove il “so fare se…” dovrebbe diventare la regola.

Per l’Autore di Filosofia, inclusione, comunitàla verità della disabilità non si esaurisce in una diagnosi clinica, ma si compie solo quando la società abbatte le barriere che “disabilitano” il soggetto. La sfida non è dunque la semplice integrazione — che chiede al singolo di conformarsi a un sistema precostituito — ma la costruzione di un’autentica “comunità” fondata sulla fraternità, dove il lavoro non sia un obbligo prestazionale ma uno spazio di dignità e partecipazione.
Attraverso una scrittura appassionata, Grecchi ci ricorda che la vera inclusione richiede un progetto di vita che guardi all’adultità e all’autodeterminazione, superando ogni forma di assistenzialismo.
In definitiva, questo volume non parla di “loro”, ma di “noi”, proponendo la filosofia come lo strumento essenziale per ricostruire quel senso dell’Intero senza il quale nessuna comunità può dirsi realmente civile e nessuna vita può dirsi pienamente compiuta.

 

* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

 

Ultimo aggiornamento il 17 Febbraio 2026 da Simona