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Disegno di Legge sui caregiver: manca di organicità, discrimina i caregiver su basi di convivenza, si riduce a mero sostegno economico

di Loredana Ligabue*

Il Disegno di Legge sui caregiver di iniziativa governativa non affronta in modo organico le problematiche di cura a lungo termine e le esigenze di oltre 7 milioni di caregiver che suppliscono a carenze strutturali del welfare pubblico; discrimina i/le caregiver su basi di convivenza; incentra l’intervento su una misura di mero sostegno economico che tra l’altro non è un diritto, ma un puro tampone a contrasto della povertà. Lo afferma di Loredana Ligabue, segretaria dell’Associazione CARER ETS. Il DdL ora dovrà essere discusso in Parlamento. CARER chiede a tutte le forze politiche un esame di merito, il superamento dei limiti riscontrati e la ricerca di un consenso super partes per dare al Paese una buona legge che renda la cura una responsabilità sociale e pubblica.

Illustrazione grafica dedicata al tempo della cura del caregiver (fonte: Pixabay).

L’universo dei caregiver è estremamente diversificato: composto da genitori, fratelli, sorelle, figli, nipoti… figure amicali che ogni giorno si cimentano – per ragioni affettive – con la cura di una persona cara disabile e/o non autosufficiente che necessita di assistenza quotidiana a lungo termine. Un dare cura che produce impatti psicofisici, stress cronico, sovraffaticamento, isolamento sociale, troppo spesso abbandono del lavoro e impoverimento economico. Un mondo, attraversato da diseguaglianze economiche, sociali e territoriali, composto da milioni di persone – in prevalenza donne – che necessitano di servizi alla persona assistita, di riconoscimento sociale, ascolto dei bisogni, sollievo dal carico di cura, sostegno psicologico, formazione, contributi previdenziali, supporti all’inclusione sociale, alla conciliazione con il lavoro, al reinserimento lavorativo, L’attuale legislatura è caratterizzata da un Disegno di Legge di iniziativa governativa che pare avulso da anni di confronto parlamentare, di iniziative regionali, di esperienze europee, di interventi sul campo [si riferisce al Disegno di Legge presentato alla Camera dei Deputati da Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità (quale prima firmataria), denominato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, Atto Camera: 2789, visibile a questo link, N.d.R.]. Quali sono i punti di fondamentale divergenza? Il DdL del Governo:

  • non si pone l’obiettivo di sollevare il peso del prendersi cura, anzi propone come misura chiave una indecorosa premialità economica per chi, convivente e a bassissimo reddito (3.000 euro di reddito annuo e 15.000 euro di ISEE familiare), fa più di 91ore di assistenza settimanale;
  • fa una discriminazione a priori tra caregiver conviventi e non conviventi non rapportata all’effettivo carico ed intensità di cura, ma al solo numero assoluto di ore di assistenza;
  • esclude dal riconoscimento come caregiver le relazioni amicali stabili, sempre più importanti nelle esigenze affettive e di cura di tante persone sole;
  • non riconosce l’esistenza ed il difficile ruolo assolto da giovani caregiver minorenni evidenziato da molteplici ricerche sociali;
  • stabilisce a priori che se il caregiver risiede a più di 25 km dall’assistito non è riconoscibile come caregiver come se la cura non si basasse sulla qualità relazionale e assistenziale, ma sul dove vivi;
  • i non conviventi risultano esclusi dal riconoscimento a sostegni come, ad esempio, la sostituzione in emergenza, il sostegno psicologico, il diritto alla certificazione delle competenze, alla richiesta di rimodulazione e modifica dell’orario di lavoro, al lavoro agile, al part time, all’ aggiustamento ragionevole …;
  • non affronta il tema previdenziale e non declina sostegni a milioni di caregiver non conviventi che ogni giorno affrontano le difficili conciliazioni tra cura e lavoro;
  • non tiene conto delle normative di 13 regioni che hanno legiferato il riconoscimento del caregiver e messo in campo interventi e servizi di sostegno. Servizi che, privi di risorse dedicate, rischiano di differenziare ulteriormente le diseguaglianze sociali e territoriali di cui soffre il caregiver.
  • Per non parlare dell’importo economico che la Ragioneria dello Stato stima non a 1200 euro trimestrali, ma a 1.000 o forse meno in quanto proporzionale, rispetto alle risorse stanziate, alle domande ricevute aventi i requisiti di cui all’Art. 13, e stimate in poco più di 60.000.

In sintesi, il Disegno di Legge: non affronta in modo organico le problematiche di cura a lungo termine e le esigenze di oltre 7 milioni di caregiver che suppliscono a carenze strutturali del welfare pubblico; discrimina i/le caregiver su basi di convivenza; incentra l’intervento su una misura di mero sostegno economico che tra l’altro non è un diritto, ma un puro tampone a contrasto della povertà. Ora il testo di legge governativo passa alla disamina del Parlamento. Chiediamo a tutte le forze politiche un esame di merito, il superamento dei limiti sopraesposti e la ricerca di un consenso super partes per dare al Paese una buona legge che renda la cura una responsabilità sociale e pubblica, rispondente ai bisogni di milioni di persone fragili, disabili, non autosufficienti e di chi le sostiene. Perché il dare cura non significhi rinuncia ad una propria vita.

 

* Segretaria di CARER ETS, Associazione di caregiver familiari

 

Ultimo aggiornamento il 27 Febbraio 2026 da Simona