Una comunità alloggio destinata a persone con disabilità psichica di Messina è stata sottoposta a sequestro preventivo per presunte irregolarità sotto il profilo igienico-sanitario e assistenziale. La notizia arriva a pochi giorni da quella sui presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità avvenuta in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica. Non si tratta di “incidenti di percorso”, questi episodi sono l’esito prevedibile e probabile delle politiche istituzionalizzanti promosse dal Ministero per le Disabilità, con l’avallo dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.

Non abbiamo ancora metabolizzato la notizia dei presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità avvenuta in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) – se ne legga a questo link –, che un’altra storia analoga irrompe sempre dalla Sicilia: Messina, sequestrata comunità per disabili: trasferiti 37 ospiti («CanaleSicilia», 19 agosto 2026).
Nel testo si parla di una comunità alloggio destinata a persone con disabilità psichica di Messina che, a seguito di un’indagine che avrebbe evidenziato diverse irregolarità sotto il profilo igienico-sanitario e assistenziale, è stata sottoposta a un sequestro preventivo. Un provvedimento d’urgenza che ha comportato anche il trasferimento ad altre strutture delle 37 persone disabili residenti nella stessa.
Le indagini, coordinate dalla procuratrice aggiunta Assunta Musella, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati del legale rappresentante dell’associazione che gestisce la comunità, al quale, a vario titolo, sono contestati i reati di maltrattamenti, abbandono di minore o incapace, somministrazione di farmaci guasti e violazioni dei requisiti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
«Secondo quanto riscontrato durante i controlli sulle strutture socioassistenziali, nella comunità sarebbero state rilevate gravi carenze igienico-sanitarie, un numero di ospiti superiore a quello autorizzato e la presenza di operatori ausiliari privi della necessaria qualifica sanitaria. È stato inoltre individuato un lavoratore impiegato in nero. Nel corso dell’ispezione sono state sequestrate oltre 230 confezioni di specialità medicinali scadute e quindi non più utilizzabili. Il valore complessivo della struttura interessata dal provvedimento è stato stimato in circa 3 milioni di euro», riferisce la testata.
Esprimiamo solidarietà alle persone con disabilità coinvolte in questa terribile vicenda, e ci riserviamo di attendere i pronunciamenti della Magistratura sulle responsabilità penali per fare una valutazione complessiva. Tuttavia già da subito è necessario ribadire che l’istituzionalizzazione è essa stessa una pratica discriminatoria e violenta esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009). Dunque non sorprende che un sistema intrinsecamente discriminatorio esponga le persone che vi sono soggette a maggiori rischi di ulteriori violenze e abusi fisici, psicologici e di incuria rispetto ai servizi basati sulla comunità. Riteniamo davvero spaventoso che ancora oggi, a 17 anni dalla ratifica della Convenzione ONU, le persone con disabilità possano venire private della loro libertà personale in ragione della loro disabilità.
Nonostante ciò, dobbiamo purtroppo segnalare diversi riscontri che mostrano come le politiche promosse dal Ministero per le Disabilità, con l’avallo dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, siano orientate a preservare l’istituzionalizzazione, invece che a prevenirla. Riportiamo di seguito quelli più eclatanti:
- ai gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone disabili è ancora permesso di sedere nell’Osservatorio in rappresentanza delle persone con disabilità istituzionalizzate;
- nel Decreto Legislativo 62/2024, attuativo della riforma della disabilità (delineata dalla Legge Delega 227/2021), è scomparso il riferimento alla deistituzionalizzazione presente nella legge di delegazione, ed è stata introdotta in modo del tutto illegittimo e arbitrario la possibilità di istituzionalizzare nuove persone;
- il Piano di Azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità valido per il triennio 2026-2028 (adottato con il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 marzo 2026), disattendendo le raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, non prevede la redazione di un Piano Nazionale di deistituzionalizzazione, né il reindirizzamento delle risorse attualmente erogate agli istituti ai servizi radicati nella comunità.
Tutto ciò ci porta a concludere che i fatti di Modica e di Messina, ma anche altre vicende analoghe, non siano un “incidente di percorso”, ma l’esito prevedibile e probabile di queste politiche. (Simona Lancioni)
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
Vedi anche:
Simona Lancioni, “Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 16 agosto 2026.
Sara Bonanno, “Caso ANFFAS di Modica”, il bisogno di assistenza non è una condanna, «Informare un’h», 22 agosto 2026.
Ultimo aggiornamento il 24 Agosto 2026 da Simona