dell’Associazione Attiva-Mente*
«Quando la discriminazione si traveste da protezione, assistenza ed efficienza, riconoscerla diventa più difficile. Un inquietante esperimento televisivo britannico ci invita a riflettere sul confine tra prendersi cura delle persone e decidere della loro vita», osservano dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente riferendo, appunto, dell’esperimento in questione. «Dovremmo imparare a riconoscere la discriminazione anche quando si presenta in ambienti ordinati, con personale gentile e procedure impeccabili. Perché la segregazione non ha sempre bisogno di cancelli, imposizioni o parole ostili. A volte le basta un sorriso, una buona intenzione e qualcuno disposto a decidere al posto tuo», concludono.

Quando la discriminazione si traveste da protezione, assistenza ed efficienza, riconoscerla diventa più difficile. Un inquietante esperimento televisivo britannico ci invita a riflettere sul confine tra prendersi cura delle persone e decidere della loro vita.
Non occorre odiare qualcuno per negargli un diritto. A volte basta essere convinti di sapere che cosa sia meglio per lui. È forse questa la riflessione più inquietante che emerge da The Experiment, un documentario trasmesso mercoledì scorso, 21 ottobre, dall’emittente britannica Channel 4 e raccontato in una recensione pubblicata sul quotidiano britannico «The Guardian».
Il diritto di cui si parla è quello alla Vita Indipendente delle persone con disabilità, rispetto alla cui concreta attuazione la Repubblica di San Marino continua a rimanere fermo al palo, in evidente ritardo rispetto a un percorso avviato a livello internazionale ormai da decenni. E questo nonostante le numerose sollecitazioni e ben due Istanze d’Arengo [esse sono una forma di petizione popolare, N.d.R.] respinte dal Consiglio Grande e Generale. La prima, nel settembre 2022, aveva portato all’istituzione di un gruppo di lavoro che, per quanto ci risulta, si è riunito una sola volta, senza sviluppi concreti di cui siamo a conoscenza. La seconda, dedicata all’adozione di una legge sull’assistenza personale e respinta nel febbraio scorso, è stata anch’essa accompagnata dall’impegno di avviare un confronto istituzionale, del quale, ad oggi, non è giunta nemmeno notizia di un’eventuale convocazione. Nel frattempo, tra un’Istanza e l’altra, sono cambiati il Governo e gli equilibri politici, con un particolare tutt’altro che secondario: tra le forze dell’attuale maggioranza ve n’è una che già diversi anni fa aveva inserito espressamente questi obiettivi nel proprio programma, arrivando persino a presentare un apposito progetto di legge. Una circostanza che rende ancora più difficile comprendere perché, una volta assunte responsabilità di governo, ciò che prima veniva proposto continui a non trovare concreta attuazione. Perché, a questo punto, la questione non è più soltanto quanto tempo si debba ancora aspettare, ma quale valore abbiano gli impegni assunti quando arriva il momento di trasformarli in diritti effettivamente esercitabili.
Tornando a The Experiment, il programma condotto da Sophie Morgan e Mat Fraser, entrambi con disabilità, parte da una domanda tanto semplice quanto scomoda: quanto sarebbe difficile convincere persone comuni ad accettare la segregazione delle persone con disabilità, se questa venisse presentata come una soluzione ragionevole, sicura ed economicamente vantaggiosa?
Per verificarlo viene allestita una falsa struttura residenziale, chiamata Segrilife, nella quale alcuni cittadini vengono accompagnati in visita senza sapere di trovarsi all’interno di un esperimento televisivo. I residenti sono attori con disabilità, mentre ambienti e materiali informativi ripropongono, con un linguaggio contemporaneo, idee riconducibili alla segregazione e alla svalutazione delle persone con disabilità. Ci sono lavori ripetitivi e poco qualificati, dormitori collettivi sorvegliati da telecamere, manifesti che illustrano il costo dell’assistenza e il risparmio ottenuto attraverso l’istituzionalizzazione. Tutto viene presentato con toni rassicuranti, parlando di sicurezza, organizzazione e sostenibilità economica. La cosa più sconcertante è che diversi visitatori finiscono per considerare quelle condizioni ragionevoli, quando non addirittura positive.
Il documentario richiama anche l’Aktion T4, il programma nazista di sterminio delle persone con disabilità. Senza stabilire improprie equivalenze con le politiche sociali contemporanee, quel riferimento storico invita a riflettere sulle idee che resero possibile la disumanizzazione di intere categorie di persone: la convinzione che alcune vite valgano meno di altre, che il valore di un essere umano dipenda dalla sua produttività e che chi necessita di maggiori sostegni rappresenti soprattutto un peso per la collettività.
Colpisce soprattutto che le persone che approvano ciò che vedono non sembrino necessariamente animate da ostilità verso le persone con disabilità. Alcune appaiono sinceramente convinte che quelle condizioni siano appropriate, persino desiderabili. È il vecchio paternalismo che conosciamo bene, quello che considera le persone con disabilità come soggetti da proteggere e assistere, per i quali altri possono decidere dove vivere e quali possibilità concedere. Tutto, naturalmente, per il loro bene. Una discriminazione difficile da contrastare, perché spesso si nasconde dietro intenzioni apparentemente generose. Eppure, una decisione presa nell’interesse dichiarato di qualcuno non diventa automaticamente giusta se quella persona viene esclusa dalla decisione stessa.
È un rischio che riguarda anche le nostre società, in un clima internazionale segnato da nuovi venti di guerra e da logiche di potere, competizione e consumo che rischiano di ridurre ogni cosa al suo valore economico. Anche il dibattito sulla disabilità continua troppo spesso a privilegiare i costi dell’assistenza e le esigenze organizzative dei servizi rispetto ai diritti e alla volontà delle persone. Le risorse pubbliche non sono illimitate, ma quando il risparmio diventa il criterio principale per decidere dove e come una persona debba vivere, si finisce per cercare la sistemazione meno onerosa anziché i sostegni necessari a garantirle la libertà di scelta. E tra sostenere una persona e sistemarla da qualche parte passa tutta la differenza che esiste tra un diritto e una concessione.
L’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riconosce il diritto di scegliere dove e con chi vivere e di disporre dei sostegni necessari per partecipare alla vita della comunità, senza subire isolamento o segregazione. È una prospettiva che dovrebbe orientare qualsiasi politica pubblica. Anche a San Marino, dove le dimensioni del territorio potrebbero favorire risposte personalizzate, dovremmo interrogarci sulla direzione delle nostre scelte. Perché, mentre altrove si cerca faticosamente di superare modelli assistenziali fondati sulla separazione e sull’istituzionalizzazione, da noi si continua talvolta a percorrere la strada opposta, inaugurando luoghi e strutture nei quali la libertà di scegliere sembra fermarsi proprio al momento del taglio del nastro. Stiamo costruendo servizi intorno alle persone oppure chiediamo ancora troppo spesso alle persone di adattarsi ai servizi disponibili?
L’aspetto più inquietante di The Experiment è proprio la normalità con cui certe limitazioni della libertà vengono accettate, soprattutto quando sono presentate come inevitabili o vantaggiose. È un monito che riguarda tutti, perché la segregazione può sopravvivere anche grazie all’abitudine, all’indifferenza e alla convinzione che per alcune persone non esistano alternative. Dovremmo imparare a riconoscere la discriminazione anche quando si presenta in ambienti ordinati, con personale gentile e procedure impeccabili. Perché la segregazione non ha sempre bisogno di cancelli, imposizioni o parole ostili. A volte le basta un sorriso, una buona intenzione e qualcuno disposto a decidere al posto tuo.
Per ulteriori informazioni: attivamentersm@gmail.com
Fonte: Frances Ryan, The Experiment review – easily the most disturbing thing on TV, « The Guardian», 22 ottobre 2026
* Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino
Ultimo aggiornamento il 26 Ottobre 2026 da Simona