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Maltrattamenti in una struttura della Fondazione Stella Maris: considerazioni a un anno dalla sentenza

di Sondra Cerrai e Andrea Giordani*

È rivolta alla magistratura, alle istituzioni, alla Fondazione Stella Maris e alla stampa la lettera aperta scritta da Sondra Cerrai e Andrea Giordani, genitori di Mattia, una delle vittime di maltrattamenti attuati, nel 2016, all’interno della struttura di Montalto di Fauglia (Pisa) destinata a ospitare persone autistiche e gestita dalla Fondazione Stella Maris. A dieci anni dall’inizio del processo e ad un anno dalla sentenza di primo grado ancora non è nota la data dell’appello. Nel frattempo molte persone sono morte, compreso Mattia. «Sui tempi dell’appello chiediamo una risposta», perché il tempo non è uguale per tutti e «per le famiglie la lentezza della giustizia diventa un’ulteriore sofferenza», è scritto, tra le altre cose, nella lettera.

Una persona ritratta in controluce mentre attraversa un corridoio scarsamente illuminato (foto di Osman İçli su Pexels).

Il 4 novembre 2025 il Tribunale di Pisa pronunciava la sentenza di primo grado per i maltrattamenti ai danni di persone con gravi disabilità ospitate nella struttura di Montalto di Fauglia, gestita dalla Fondazione Stella Maris. Dieci condanne (undici con l’operatore che aveva patteggiato), cinque assoluzioni, comprese quelle dei vertici sanitari. La Fondazione riconosciuta responsabile civile e condannata al risarcimento dei danni in solido con gli operatori condannati al termine dell’iter giudiziario. Una sentenza arrivata nove anni dopo l’inizio delle indagini, quando le telecamere dei Carabinieri documentarono 284 episodi di percosse, vessazioni e maltrattamenti in appena quattro mesi.

Duecentottantaquattro episodi. Non uno, non dieci: duecentottantaquattro. Maltrattamenti ai danni di ragazzi e giovani adulti con gravi disabilità, spesso incapaci di parlare, raccontare, denunciare. Persone affidate alle cure di chi avrebbe dovuto proteggerle. A quasi un anno dalla sentenza non conosciamo ancora la data dell’appello. Nel frattempo sono morti alcuni ragazzi che avevano subito quei maltrattamenti, tra loro nostro figlio Mattia. Sono morti genitori che chiedevano giustizia, un avvocato coinvolto nel processo e, recentemente, anche uno degli operatori condannati in primo grado.

Marco Guerrazzi, condannato a tre anni e undici mesi, è stato ricordato dalla stampa locale come un uomo generoso, volontario e donatore di sangue. La stampa locale ha dedicato spazio al cordoglio della comunità, senza però ricordare la condanna per maltrattamenti. Non intendiamo mancare di rispetto alla persona scomparsa né al dolore dei familiari. Ma la generosità dimostrata in un ambito della vita non cancella le responsabilità riconosciute da un tribunale, seppure con una sentenza non definitiva.

Perché la memoria pubblica deve essere così selettiva? Perché tante parole per ricordare la generosità di un uomo condannato in primo grado e così poche per ricordare le sofferenze delle vittime?

Se Mattia avesse potuto raccontare ciò che viveva, chi lo avrebbe ascoltato? Chi gli avrebbe creduto?

E poi c’è la responsabilità della Fondazione Stella Maris. Dietro quei 284 episodi non c’erano soltanto singoli operatori, ma un’organizzazione sanitaria alla quale le famiglie avevano affidato i propri figli. Dopo la sentenza, la Fondazione ha espresso soddisfazione per l’assoluzione dei propri vertici. Assoluzioni che rispettiamo, ma come si può mettere al centro della comunicazione istituzionale l’assoluzione dei dirigenti quando dieci operatori sono stati condannati per maltrattamenti contro persone indifese? L’assenza di responsabilità penale dei vertici non cancella le domande sulla responsabilità morale e organizzativa dell’istituzione. Chi vigilava? Quali controlli hanno fallito? Quali misure concrete sono state adottate perché simili violenze non possano ripetersi? Le famiglie meritano risposte pubbliche e documentate. Il prestigio di un’istituzione sanitaria non si misura dalla capacità di difendere la propria immagine, ma da quella di proteggere le persone affidate alle sue cure.

E poi c’è la giustizia o meglio, la sua esasperante lentezza.

Dieci anni dai fatti, nove anni per una sentenza di primo grado. E ancora (a un anno dalla sentenza) nessuna data di appello a noi nota. Siamo di fronte a un processo nel quale esistevano registrazioni, filmati, intercettazioni telefoniche, centinaia di episodi documentati. Eppure sono trascorsi anni e anni prima di arrivare a una prima decisione. Anche le vittime hanno dei diritti e tra questi dovrebbe esserci quello di ottenere giustizia in tempi compatibili con la vita umana.

Perché il tempo non è uguale per tutti. Per una grande istituzione, dieci anni possono essere una lunga vicenda giudiziaria da gestire, per un genitore anziano possono essere gli ultimi anni della sua vita, per una persona con una grave disabilità possono essere tutto il tempo che le resta. E quando quella persona muore, nessuna sentenza potrà restituirle il diritto di vedere riconosciuta la propria sofferenza. La giustizia non può essere considerata davvero efficace se arriva quando le persone che l’hanno invocata non ci sono più. E non possiamo ignorare un’altra amara realtà: la morte di un imputato comporta l’estinzione del reato nei suoi confronti, se il procedimento non è ancora definito. Anche per questo il trascorrere del tempo può impedire che si arrivi a un accertamento penale definitivo delle responsabilità individuali. E proprio sui tempi dell’appello chiediamo una risposta. La riforma Cartabia ha introdotto criteri di priorità nella trattazione dei procedimenti penali. Riteniamo che processi riguardanti vittime con gravi disabilità, particolarmente vulnerabili, debbano ricevere un’attenzione prioritaria, chiediamo che venga valutata ogni possibilità prevista dalla legge per accelerare la celebrazione dell’appello. Per le famiglie la lentezza della giustizia diventa un’ulteriore sofferenza.

Ci rivolgiamo, dunque, alla magistratura perché siano garantiti tempi ragionevoli, alle istituzioni perché la tutela delle persone con disabilità non rimanga soltanto un principio proclamato, alla Stella Maris perché dia risposte chiare sulle proprie responsabilità organizzative e alla stampa perché non dimentichi le vittime. Nostro figlio Mattia non tornerà, nessuna sentenza e nessun risarcimento potranno restituircelo, ma non possiamo accettare che la sua sofferenza e quella degli altri ragazzi vengano lentamente cancellate dall’indifferenza, dal silenzio e dal trascorrere degli anni. Non possiamo accettare che chi non aveva voce continui a non averla nemmeno dopo la morte.

Quante altre persone dovranno morire prima che questa vicenda giudiziaria arrivi alla sua conclusione? Perché i nostri figli non erano invisibili e perché una società che trova le parole per commemorare chi è stato condannato, ma dimentica le vittime, deve interrogarsi profondamente sul significato che attribuisce alla giustizia, alla dignità e alla memoria.

 

* Madre e padre di Mattia Giordani. #siamotuttilegati

 

Vedi anche:

Spotlight. Storia di Mattia – Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili in Italia, inchiesta di «RaiNews 24» pubblicata su «Rai Play» il 31 agosto 2023 (lunghezza del filmato: 28,35 minuti).
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, La voce del padrone, 25 novembre 2025.
Samuele Pigoni, Stella Maris e la violenza che chiamiamo cura, 15 novembre 2025.
Marino Lupi, I maltrattamenti attuati nelle strutture per persone disabili non sono qualcosa che riguarda solo le vittime e le loro famiglie, 9 novembre 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Pisa: maltrattamenti su persone autistiche. Le considerazioni del Collettivo Artaud dopo la sentenza, 9 novembre 2025.
Marino Lupi, Sentenza per i maltrattamenti alla Stella Maris: la delusione delle famiglie. «Perché continuiamo a costruire istituti?», 7 novembre 2025.
Processo per i maltrattamenti alla Stella Maris, la voce delle famiglie delle vittime, 3 novembre 2025.
Autori vari, È attesa per il 4 novembre la sentenza di primo grado del processo per i maltrattamenti alla Stella Maris, 30 ottobre 2025
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Definisci maltrattamento, 17 ottobre 2025.
Autori vari, Pisa, ventesimo presidio in solidarietà alle vittime dei maltrattamenti alla Stella Maris, 15 settembre 2025.
Sondra Cerrai, Processo per i maltrattamenti alla Stella Maris, il report delle ultime due udienze, 23 luglio 2025.
Autori vari, Diciannovesimo presidio per chiedere la verità sulle violenze alla Stella Maris, 15 luglio 2025.
Sondra Cerrai, Il processo sui maltrattamenti alla Stella Maris e la microfisica del potere, 26 giugno 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Galleria degli orrori. La banalità del male al processo Stella Maris, 19 giugno 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Per non dimenticare le vittime dei maltrattamenti alla struttura gestita dalla Stella Maris, 13 giugno 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Ancora un presidio per i maltrattamenti alla Stella Maris e per dire basta all’uso del tappeto contenitivo, 26 maggio 2025.
Sondra Cerrai e Andrea Giordani, Nuovo Ospedale Stella Maris: la privatizzazione della sanità e le ombre sulla Fondazione, 2 maggio 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Contenzioni praticate in Toscana, al via la campagna “Date i numeri”, 30 aprile 2025.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Un presidio per i maltrattamenti alla Stella Maris e il pulmino donato, 13 febbraio 2025.

 

Ultimo aggiornamento il 19 Ottobre 2026 da Simona