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Continua il confronto sulla complessità comportamentale

di Francesco Crisafulli*

Nei giorni scorsi il Centro Informare un’h ha rilanciato un approfondimento in tema di disabilità intellettiva, disturbi del neurosviluppo e complessità comportamentale curato dall’educatore professionale Francesco Crisafulli, e pubblicato sul portale «Superando»[1]. A Crisafulli ha replicato, con una lettera aperta[2], Paola Bombaci, madre di un uomo autistico con una situazione che i servizi chiamano “complessa”. Ora Crisafulli replica a Bombaci con una nota che pubblichiamo di seguito unitamente a un nostro breve commento.

Una giovane con disabilità in sedia a rotelle assieme alla sua caregiver in uno spazio all’aperto.

Provo a replicare alla Signora Paola Bombaci che ringrazio altresì per le riflessioni che pone, con tre considerazioni che non hanno la pretesa di risolvere le questioni sollevate.

La domanda di fondo è perché, tra le persone da ascoltare, non sia messa al primo posto la persona con disabilità.

L’appello nell’articolo alla rete specialistica si riferisce a quelle situazioni estreme e complesse in cui le crisi comportamentali arrivano in ambienti – sicuramente migliorabili e a volte proprio da ripensare – ma che sono fatti (per quello che ho potuto verificare personalmente) di accoglienza, ascolto, affetto e tentativo profondo di comprensione. Chiamare in causa la clinica non è un gesto di resa né una volontà di medicalizzare la situazione, ma un richiamo accorato a cercare insieme il meglio possibile per la persona, per non lasciarla sola – insieme alla sua famiglia e agli operatori.

Il benessere e l’ascolto della persona sono il fine ultimo e l’unico senso di qualsiasi servizio. Nel mio articolo ho voluto spostare la riflessione sulla “gestione” e sulla “tenuta dei contesti”, senza voler subordinare la persona all’organizzazione, ma per evidenziare una realtà concreta fatta di servizi in affanno, spaventati o privi di tutele cliniche. Garantire la tenuta della rete significa creare le condizioni organizzative e di sicurezza indispensabili proprio affinché la voce della persona possa essere accolta e non soffocata dall’emergenza.

Infine, la necessità inderogabile di “fare le cose insieme”: l’intero intervento nasce contro la logica della delega e del rimpallo di responsabilità. Nessun servizio, da solo, ha la verità in tasca o la soluzione a problemi così complessi. Non ce l’ha la sola sanità, non ce l’ha il solo sociale e le famiglie non possono essere lasciate a farsi carico da sole del peso dell’assistenza. L’unica strada percorribile è costruire una reale prassi di co-progettazione integrata, dove servizi specialistici, rete educativa, istituzioni e famiglie, seduti allo stesso tavolo, smettono di dividersi e imparino a fare davvero le cose insieme.

 

* Educatore professionale. 

 

Breve commento del Centro Informare un’h

Ringraziamo Francesco Crisafulli per questa precisazione, e tuttavia dobbiamo evidenziare che, in base alla nostra esperienza, quando i servizi ricorrono a espressioni quali «situazioni estreme e complesse» spesso lo fanno per introdurre “soglie di accesso” ai diritti umani stabiliti dalla nostra Costituzione prima, e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità poi, quando invece i diritti umani appartengono ad ogni individuo a prescindere dal fatto che dimostri o acquisisca una qualche abilità o competenza. Dunque comprendiamo perfettamente il timore espresso da Paola Bombaci – «Abbiamo paura che sia nostro figlio a pagare i limiti di chi dovrebbe sostenerlo. Con più farmaci, più controllo, meno libertà» –, perché, purtroppo, troppo spesso le risposte dei servizi alla complessità comportamentale continuano ad essere queste, e non un approccio fatto di “accoglienza, ascolto, affetto e tentativo profondo di comprensione” (si veda, ad esempio, il dossier “Il Diritto Fragile. Italia, 2026: Psichiatria, Tribunali e limitazioni della libertà, dell’autodeterminazione e dei diritti della persona”, curato dall’Associazione Diritti alla Follia e reso pubblico nei giorni scorsi).
È possibile dare risposte diverse? Certamente sì. A tal proposito segnaliamo questa pubblicazione: “Su base di uguaglianza. Per un progetto di vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità”, a cura di Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto (il Mulino, 2026). (Simona Lancioni)

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[1] Francesco Crisafulli, Disabilità intellettiva, disturbi del neurosviluppo e complessità comportamentale: chi affianca la rete educativa e le famiglie?, «Informare un’h», 9 ottobre 2026.

[2] Paola Bombaci, Chi è al centro? Lettera di una madre sulla complessità comportamentale, «Informare un’h», 10 ottobre 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 19 Ottobre 2026 da Simona