di CARER, Associazione di Caregiver Familiari
Una legge che non riconosce il lavoro di cura e non ne solleva il carico, che discrimina in base alla convivenza, che offre un sussidio di povertà anziché opportunità.

Ieri [14 ottobre 2026, N.d.R.] la Camera dei Deputati ha approvato il Disegno di Legge Locatelli sui caregiver con i voti della maggioranza e il voto contrario delle opposizioni [il testo del Disegno di Legge governativo 2789-A, integrato con gli ultimi emendamenti approvati, è disponibile al seguente link, N.d.R.]..
Gli emendamenti proposti non hanno avuto accoglienza e fermo è rimasto un impianto normativo il cui unico pregio è aver fatto capire che ben poco si è compreso non solo della attuale vita quotidiana di milioni di persone (conviventi e non) che ogni giorno si prendono cura, ma ancor meno di come sarà il loro futuro e quello delle persone che assistono.
Nel nostro Paese, con questa legge, si chiede ai caregiver conviventi (guarda caso donne) di assistere almeno 91 ore alla settimana senza respiro, lasciando il lavoro, annullandosi nella cura e ricevendo per questo un misero obolo e un elenco di supporti a livello territoriale da garantire da parte delle Regioni a risorse invariate. Si fotografa una Italia fatta di diseguaglianze di genere, sociali e territoriali.
Ben altro rispetto alla domanda di aiuto che le associazioni e gli amministratori locali raccolgono ogni giorno attraverso voci sempre più stanche e sfiduciate, con tragedie che continuano ad animare la cronaca quando neppure il supporto psicologico questa legge riconosce come livello essenziale a valere su tutto il Paese!!
La legge si pregia poi di dividere i caregiver in categorie: chi convive e chi non convive attribuendo ai primi la medaglia della cura come se questo fosse il parametro che definisce il carico e la qualità assistenziale!
Non è un riconoscimento: è una discriminazione. È la conferma che chi non convive non esiste, nonostante rappresenti una parte enorme della cura reale in questo Paese.
La solitudine del caregiver resta. Il burnout resta. L’impossibilità di conciliare lavoro e cura resta. La rinuncia alla propria vita resta.
Questa legge nulla ha a che vedere con le politiche messe in atto in tanti Paesi europei e con il confronto nel Parlamento europeo per conciliare cura e lavoro, per superare il gap di genere e agire per una “società della cura” in grado di condividere carichi e responsabilità tra generi e generazioni, tra persone e comunità, tra sfera privata e sfera pubblica.
No, non si è capito che varare misure che daranno come unico beneficio un contributo economico contro la povertà a favore di poco più di 50.000 beneficiari in un Paese che, come raccontato dall’ISTAT, vede oggi più di 12 milioni di persone impegnate nel dare aiuto [Istat, Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà – Anno 2024, pubblicato il 21 luglio 2026, N.d.R.], significa dire non solo che nulla cambierà ma anche che quei 12 milioni sono davvero invisibili.
È una legge che non offre ai caregiver la possibilità di essere ascoltati, supportati, aiutati, socialmente valorizzati e inseriti in una comunità di cura, bensì di iscriversi ad una lotteria e di trasferirsi dal proprio territorio verso territori “curanti” come già fanno tanti caregiver nella sofferenza di non aver diritto a vivere dove hanno le loro radici.
La legge approvata oggi ribadisce un’idea antica e ingiusta: che la cura sia un affare della famiglia, soprattutto delle donne; che chi assiste debba rinunciare al lavoro, al reddito, alla propria vita; che il contributo economico sia sufficiente a sostituire servizi che non esistono.
Contatti: info@associazionecarer.it – sito www.associazionecarer.it
Vedi anche:
Associazione CARER, CARER: gli emendamenti apportati al Disegno di Legge Locatelli sui Caregiver sono puramente cosmetici, «Informare un’h», 24 settembre 2026.
Sara Bonanno, Una Legge che trasforma i caregiver in schiavi di Stato, «Informare un’h», 23 settembre 2026.
Ultimo aggiornamento il 15 Ottobre 2026 da Simona