di Simona Lancioni*
Una nota a firma di Vincenzo Falabella ha segnalato la proroga per ulteriori tre anni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, e tuttavia ci sembra che essa contenga significative omissioni. Non sono citati i dubbi sull’effettiva data di scadenza dell’Osservatorio. Non è affrontato il conflitto di interessi che caratterizza l’attuale composizione dello stesso. Mancano molti dati e fatti che invece fanno emergere quanto sia necessario e urgente un segnale di discontinuità, sia a livello della Federazione FISH, sia a livello di Osservatorio. Sarebbe davvero un peccato non cogliere questa opportunità di rinnovamento.

Apprendiamo della proroga per ulteriori tre anni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (OND)[1] – «oltre la scadenza del precedente triennio, fissata al 31 agosto 2026» – da una nota di Vincenzo Falabella, che interviene in qualità di presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), di componente del menzionato Osservatorio e di consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro)[2]. Tuttavia ci sembra che questa nota ometta molti fatti e dati di realtà di cui invece è importante tenere conto. Proviamo a riassumere sinteticamente quelli che riteniamo più rilevanti.
I dubbi sulla data di scadenza dell’Osservatorio
Nella nota Falabella assume che la scadenza del precedente triennio sia il 31 agosto 2026, mentre diverse altre fonti concordano nel ritenere che l’OND sia scaduto il 1° dicembre 2025. Tale posizione emerge da una delle inchieste sulla gestione del Ministero per le Disabilità pubblicate sul quotidiano «Domani»[3], che espone le interpretazioni della deputata Ilenia Malavasi[4] e del senatore Orfeo Mazzella[5]. Quest’ultimo, in particolare, a inizio agosto ha reso noto di aver depositato un esposto presso la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio al fine di denunciare una presunta ipotesi di danno erariale perpetrata dal Ministero per le Disabilità. In un approfondimento molto dettagliato sulla questione[6], Mazzella ribadisce che l’OND è scaduto il 1° dicembre 2025, e la proroga di 45 giorni è terminata il 15 gennaio 2026. Egli argomenta che le estensioni della durata dell’organismo possono essere effettuate solo attraverso decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), mentre il decreto del 2023[7] utilizzato per la presunta proroga non è un DPCM. Se questa interpretazione fosse corretta, ciò significherebbe che dal 15 gennaio 2026 in poi l’organismo avrebbe perso qualsiasi tipo di legittimazione e ogni atto adottato da quel momento sarebbe nullo. Da ciò seguirebbe un ulteriore problema: come può essere prorogato un organismo che non esiste più?
Ma, come accennato, di tutto questo nella nota di Falabella non c’è traccia, come non c’è traccia del conflitto di interessi che caratterizza l’attuale composizione dell’OND.
Il conflitto di interessi
Il tema del conflitto di interessi rappresentato dal fatto che alcuni soggetti siedano nell’Osservatorio nel ruolo di gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità e, simultaneamente, di rappresentanti delle persone con disabilità, ha iniziato a divenire di dominio pubblico a partire dal febbraio 2025[8], e da allora il confronto non è mai cessato[9]. La gravità di questa situazione appare in tutta la sua drammaticità se si considera che l’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria e violenta esplicitamente vietata[10] dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità[11]. Molteplici iniziative volte a far emergere il problema sono state intraprese da numerosi soggetti. Per brevità ci limitiamo a segnalare una lettera pubblica ed un appello, anch’esso pubblico, rivolti da PERSONE (il Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità), rispettivamente alla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ed ai/alle Componenti dell’Osservatorio, alcuni mesi fa[12]. Ma né la Ministra, né gli altri destinatari (tra cui Falabella) si sono degnati di una risposta. Tutti e tutte hanno scelto di non vedere, sorvolando sul fatto che non agire per far cessare una pratica discriminatoria e violenta implica la precisa responsabilità politica di permettere che i diritti delle persone con disabilità continuino a venire calpestati. Che vantaggi trarremmo dal tenerci questa composizione dell’Osservatorio?
«La proroga [dell’Osservatorio] garantisce dunque la continuità», argomenta Falabella, che valuta questo aspetto come un elemento positivo. Peccato che la continuità, in questo caso, significhi permettere ai gestori di servizi di continuare, per altri tre anni, a scippare le persone con disabilità del loro diritto di vivere nei luoghi di tutti e tutte riconosciuto dalla Convenzione ONU, nonché a levare dall’agenda politica l’avvio nel nostro Paese di un percorso di deistituzionalizzazione, come raccomandato anche, nel 2016, dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità[13]. Che è esattamente ciò che sta accadendo.
Dati e fatti
Quando venne approvata la Legge 180/1978, la norma che riformò la psichiatria e portò alla chiusura dei manicomi (Ospedali Psichiatrici Provinciali), le persone istituzionalizzate erano 54.284[14].
Oggi, gli ultimi dati Istat disponibili, relativi al 2023[15], documentano che la popolazione istituzionalizzata si compone di 385.871 persone, con un trend in crescita del 6% rispetto all’anno precedente.
Dati alla mano possiamo dunque affermare che, dalla sua abolizione (nel 1978) ad oggi, l’istituzionalizzazione si è settuplicata (385.871 ÷ 54.284 = 7,10). Non riusciamo ad immaginare cosa sarebbe successo se invece di abolirla, l’avessimo promossa!
Oltre ai dati, poi ci sono i fatti. Ovvero i tanti regali che questo Governo, con l’avvallo dell’Osservatorio, continua a fare ai gestori di strutture.
Notiamo infatti che il riferimento alla deistituzionalizzazione presente nella Legge Delega 227/2021 in materia di disabilità[16] è stato omesso nel Decreto Legislativo 62/2024, uno dei suoi decreti attuativi, e – nonostante l’esplicito divieto della Convenzione ONU – è stata introdotta la possibilità di istituzionalizzare nuove persone[17]. Il medesimo Decreto Legislativo 62, che avrebbe dovuto entrare subito in vigore, in maniera irrituale è stato subordinato a una sperimentazione da attuarsi in alcune province italiane, e la sua attuazione su base nazionale, originariamente prevista per il 1° gennaio 2026, è stata spostata al 1° gennaio 2027[18].
Inoltre, in barba alle già richiamate raccomandazioni del Comitato ONU, neanche il terzo Piano di Azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità[19], che copre il triennio 2026-2028, ha previsto la predisposizione di un Piano Nazionale di deistituzionalizzazione.
Segnaliamo poi che una norma approvata a inizio agosto ha disposto un taglio di 45,8 milioni[20] (dei 165 iniziali, che ora sono diventati 119) stanziati per l’assunzione, nel 2026, di 2.131 figure professionali – 1.069 medici, 920 funzionari sanitari, 142 amministrativi – necessarie per effettuare la valutazione di base, la visita che riconosce la condizione di disabilità, e che è propedeutica all’accesso ai sostegni ed anche al Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, il principale dispositivo ideato proprio per impedire il ricorso all’istituzionalizzazione[21]. Chi ci guadagna se la riforma della disabilità rallenta la sua corsa? Di certo non le persone con disabilità.
Ora arriva quest’ultima proroga, di un Osservatorio forse scaduto, che blinda in blocco i gestori di strutture per altri tre anni, quando il Comitato ONU ha esplicitamente raccomandato che «ai fornitori di servizi, agli enti di beneficenza, ai gruppi professionali e religiosi, ai sindacati e a coloro che hanno interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti deve essere impedito di influenzare i processi decisionali relativi alla deistituzionalizzazione»[22]. Perché dovremmo tenerci nell’Osservatorio chi va sostenendo che le persone con disabilità – alcune, solo quelle più gravi, precisano costoro – devono vivere in luoghi speciali, quando è loro diritto vivere dove vogliono in mezzo alle altre persone? Se sei grave i tuoi diritti umani sono meno diritti, o meno umani, fate voi! Quante persone con disabilità conoscete, che non siano state indottrinate dagli stessi gestori di strutture, che aspirano a vivere in istituto? E questi gestori di strutture a cui sono affidati incarichi di formazione sull’accesso al Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, secondo voi, racconteranno alle persone con disabilità che l’istituzionalizzazione è vietata dalla Convenzione ONU, o si inventeranno “un’altra versione” della Convenzione in cui l’istituzionalizzazione è legittima[23]? Ci rendiamo conto di quanto siano abiliste, paternaliste, discriminatorie e violente queste idee?
La posizione della FISH
Per comprendere come mai Falabella, nella sua nota, abbia omesso tali dati e fatti, possiamo riflettere sulla posizione assunta dalla Federazione FISH in merito alla recente vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità, che ha portato alla chiusura di un centro diurno dell’ANFFAS di Modica (l’Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo che, a livello nazionale, aderisce alla Federazione FISH). Ebbene, anche davanti a questa gravissima vicenda, la Federazione non è riuscita ad ammettere con chiarezza che l’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria e violenta, né a promuovere l’avvio di un percorso di deistituzionalizzazione, e nei due comunicati diramati in merito[24] ha ritenuto invece di proporre misure atte a mantenere in vita le strutture dell’Associazione aderente (rinforzo della vigilanza, monitoraggio e controllo, maggiore rigore nella verifica delle qualifiche e dell’idoneità professionale di chi opera nelle stesse)[25].
Noi riteniamo che la Federazione FISH non si trovi nella situazione ideale per far emergere il conflitto di interessi dell’Osservatorio, perché la stessa non è stata in grado di affrontare e risolvere il proprio conflitto di interessi, ovvero di dire alle Associazioni aderenti che gestiscono strutture residenziali e semiresidenziali di porre fine all’istituzionalizzazione. La qual cosa ha permesso a queste ultime di condizionare le politiche della FISH su questa materia, e di continuare a sedere nell’Osservatorio in rappresentanza delle persone con disabilità, nonostante ciò sia stato esplicitamente vietato dal Comitato ONU.
Ci teniamo a precisare che non abbiamo alcun interesse a danneggiare o a discreditare la Federazione FISH. Dal nostro punto di vista il problema è che questa situazione irrisolta sta influenzando le politiche nazionali in materia di istituzionalizzazione, arrecando un danno alle persone con disabilità e ponendo a rischio la stessa attuazione della riforma della disabilità. Tutto ciò non è accettabile, e se scegliessimo il silenzio, non saremmo dissimili dai/dalle Componenti dell’OND che hanno taciuto (e ancora tacciono) sul conflitto di interessi. Dunque attendiamo dalla Federazione FISH un segnale di discontinuità, sia a livello interno, sia a livello di Osservatorio.
Considerazioni conclusive
Una nota a firma di Vincenzo Falabella ha segnalato la proroga per ulteriori tre anni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, e tuttavia ci sembra che essa contenga significative omissioni. Non sono citati i dubbi sull’effettiva data di scadenza dell’Osservatorio. Non è affrontato il conflitto di interessi che caratterizza l’attuale composizione dello stesso. Mancano molti dati e fatti che invece fanno emergere quanto sia necessario e urgente un segnale di discontinuità, sia a livello della Federazione FISH, sia a livello di Osservatorio. Sarebbe davvero un peccato non cogliere questa opportunità di rinnovamento.
* Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
Nota 1: il Centro Informare un’h rimane disponibile a ospitare eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa nel testo.
Nota 2: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
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[1] Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2026.
[2] Vincenzo Falabella, Proroga dell’Osservatorio Nazionale: la continuità si trasformi in partecipazione, monitoraggio e risultati concreti, «Superando», 10 settembre 2026.
[3] Si veda in specifico il servizio a firma del giornalista Stefano Iannaccone: Nomine e disabilità, «Danno erariale dall’Osservatorio»: nuovo caso da Locatelli, «Domani», 5 maggio 2026. Le altre inchieste, tutte firmate da Iannaccone, sono: Affitti e conflitti di interessi. Disabilità, mistero Locatelli, «Domani», 3 maggio 2026; Amichettismo leghista: al ministero di Locatelli i fedelissimi senza titoli, «Domani», 4 maggio 2026; Il giovane carrarino, alla Disabilità la Lega fa il pieno, «Domani», 11 maggio 2026; Soldi e consulenze: Locatelli porta al ministero la “sua” associazione, «Domani», 17 maggio 2026; Poltrone e Disabilità, Speziale lascia il suo ruolo in Fish, «Domani», 24 maggio 2026; Grandi eventi Disabilità, il bando da 5,2 milioni della ministra Locatelli, «Domani», 21 giugno 2026.
[4] La deputata Ilenia Malavasi è anche firmataria di due interrogazioni parlamentari sulla gestione del Ministero per le Disabilità. A tal proposito segnaliamo: Un’interrogazione parlamentare chiede alla Ministra Locatelli chiarimenti su incarichi e risorse, «Informare un’h», 20 maggio 2026; Un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero per le Disabilità sulla gestione di ExpoAID, «Informare un’h», 23 giugno 2026.
[5] Il 28 aprile 2026 il senatore Orfeo Mazzella ha presentato presso il Senato della Repubblica un’interrogazione parlamentare rivolta al Governo nella quale contesta la prosecuzione delle attività dell’Osservatorio e chiede delucidazioni in merito (atto di sindacato ispettivo n. 4-02968). Tuttavia tale interrogazione non ha ricevuto risposta.
[6] Isabella Faggiano, Osservatorio nazionale sulla disabilità, tutti gli atti della vicenda: dalla legge del 2009 all’esposto alla Corte dei Conti, «Sanità Informazione», 5 agosto 2026.
[7] Il Decreto 20 luglio 2023, n. 115.
[8] Se ne legga nella pagina tematica dedicata al “Confronto sul rinvio della Riforma sulla disabilità”.
[9] Molti contributi sono segnalati in calce al testo della campagna di sensibilizzazione denominata Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone, lanciata dal Centro Informare un’h il 20 giugno 2025.
[10] La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità impegna gli Stati firmatari a garantire, tra le altre cose, «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà» (articolo 14, comma 1, lettera b), e che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione» (articolo 19, comma1, lettera a).
[11] Ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009.
[12] Si vedano la lettera aperta inviata alla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli il 4 marzo 2026 dal Coordinamento PERSONE, avente ad oggetto: “istituzionalizzazione delle persone con disabilità e conflitto di interessi all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità”, e l’appello inviato dal medesimo Coordinamento a tutti i Componenti dell’OND il 5 maggio 2026, avente ad oggetto: “i/le componenti dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità prendano posizione riguardo al conflitto di interessi in tema di deistituzionalizzazione”.
[13] Si vedano in particolare i punti 47 e 48 delle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia del 31 agosto 2016.
[14] «Nel 1978 in Italia esistevano un centinaio di istituti (Ospedali Psichiatrici Provinciali) capaci di circa 80.000 posti letto, dotati di circa 1.500 medici, di almeno 27.000 infermieri. Alla fine dell’anno, il numero dei degenti presenti in tali istituti era di 54.284 mentre il movimento annuo delle degenze ammontava complessivamente a circa 190.000. Il numero dei “matti” ricoverati nei manicomi è variato nel tempo non soltanto a seconda delle oggettive disponibilità di strutture, ma anche in relazione al variare delle concezioni culturali e degli strumenti terapeutici. Nel 1892, una commissione guidata da Lombroso e Tamburini calcolò in 24.118 la popolazione dei degenti psichiatrici che nel 1914 era però già salita a 54.311. Tale popolazione nel 1934 raggiunse le 80.000 unità e variò intorno a questa cifra fino al 1971, anno in cui cominciò a decrescere gradualmente fino ai valori già ricordati del 1978», fonte: Francesco Bruno e Maurizio Gaiti, Perchè bisogna riformare le disposizioni sulla salute mentale (“Legge 180”) in Italia, in «Journal of Psychopathology», n. 12, pagine 151-163, 2006.
[15] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[16] Articolo 2, comma 2, lettera c, numero 12 della Legge 227/2021.
[17] Articolo 20, comma 1 del Decreto Legislativo 62/2024.
[18] Si veda: Ciro Tarantino, Il gioco del silenzio, 19 febbraio 2025.
[19] Approvato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità il 28 novembre 2025, e promulgato con il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 marzo 2026.
[20] Articolo 9 del Decreto-Legge del 7 agosto 2026, n. 144.
[21] Sul tema si veda: Pierluigi Frassineti, Dei diritti e delle pene della disabilità, «Informare un’h», 17 agosto 2026.
[22] Punto 34 delle Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza, pubblicate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità il 9 settembre 2022.
[23] Simona Lancioni, L’istituzionalizzazione e la “specialità della casa”, «Informare un’h», 27 luglio 2025.
[24] Si vedano: FISH Nazionale, Abusi al centro ANFFAS di Modica. FISH ETS: “Nessuno sconto per chi tradisce la fiducia delle persone con disabilità”, sito della FISH Nazionale, 5 agosto 2026; Vincenzo Falabella, Modica, oltre l’indignazione: la responsabilità di costruire un vero cambio di paradigma, «Vita», 10 agosto 2026.
[25] Queste sono le considerazioni del Centro Informare un’h riguardo ai comunicati in questione: Simona Lancioni, “Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 16 agosto 2026.
Ultimo aggiornamento il 16 Settembre 2026 da Simona