La vicenda di maltrattamenti ai danni di persone con disabilità ospitate in cinque strutture del Casertano, divulgata in questi giorni, è solo l’ultima in ordine di tempo. Tuttavia non deve passare il messaggio che l’istituzionalizzazione sia problematica solo in circostanze così eclatanti, dal momento che essa è esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Eppure dobbiamo constatare che le Istituzioni continuano a promuovere politiche che la favoriscono, e che diversi soggetti dell’associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità la stanno normalizzando. Le responsabilità dei maltrattamenti e degli abusi sono sempre personali, questo deve essere chiaro, ma la menzionata normalizzazione crea i presupposti che rendono possibili tutte le altre forme di violenza attuate all’interno degli istituti.

Nuovi casi di violenze, maltrattamenti e abusi in cinque strutture residenziali
Questa volta l’orrore arriva dal Casertano. A seguito di un’ampia indagine condotta dalla Procura di Napoli Nord, che ha fatto emergere un quadro di degrado, privazioni e violenze sistematiche ai danni di minori con problemi psichici e di adulti e anziani disabili, i responsabili di cinque strutture socio-sanitarie e riabilitative sono stati sottoposti a misura cautelare. Le strutture interessate sono situate nei Comuni di Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.
La notizia è riportata da diversi organi di informazione: Cristiano Vella, Orrore nel Casertano: maltrattamenti e abusi su disabili e minori in 5 strutture, «Otto pagine.it» (cronaca di Napoli), 21 luglio 2026; Disabili maltrattati in cinque strutture riabilitative nel Casertano, «SKY TG24», 21 luglio 2026; Ida Celeste, Violenze e maltrattamenti sui disabili scoperte nelle strutture riabilitative, «Il Roma», 21 luglio 2026; Biagio Salvati, «Disabili maltrattati e violenza su una paziente»: l’orrore nelle case di cura nel Casertano, «Il Mattino» (cronaca di Caserta), 22 luglio 2026.
Stando a quanto riferiscono i media, quattro strutture ospitavano persone adulte con disabilità, mentre una accoglieva minori con problemi psichici affidati dal Tribunale. Le persone ospitate nelle strutture venivano private dell’acqua calda e del riscaldamento, alcune di esse sedate con farmaci somministrati senza prescrizione medica, mentre una donna con problemi psichici avrebbe subito violenza sessuale. Salvatore Leccia, gestore delle strutture, è stato arrestato e incarcerato; la legale rappresentante, un’educatrice e un operatore socio-sanitario sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per un’altra educatrice è stato disposto il divieto di dimora. Quattro delle cinque strutture sono state chiuse per le gravi irregolarità gestionali riscontrate dai Carabinieri di Casal di Principe e dai militari del NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità), è dunque rimasta operativa la sola struttura di Casapesenna.
I maltrattamenti sono stati riscontrati in tutte le strutture coinvolte. «Per contenere i costi di gestione, [gli ospiti] venivano privati di acqua calda e riscaldamento e si privilegiava l’ingresso di ospiti facoltosi con patologie più gestibili, a scapito dei casi più complessi e delle persone indigenti. Nella struttura che accoglieva minori affidati dal Tribunale, i carabinieri hanno accertato anche la falsificazione delle relazioni periodiche inviate al Tribunale per la proroga, il trasferimento o l’inserimento dei minori in progetti terapeutici», riferisce il menzionato servizio di «SKY TG24»[1].
Una sintesi del quadro giuridico ed empirico dell’istituzionalizzazione in Italia
L’istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria esplicitamente vietata dall’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) e dall’articolo 14 (Libertà e sicurezza della persona) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. L’articolo 19 impegna gli Stati firmatari della Convenzione ad assicurare, tra le altre cose, che «le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione»; mentre l’articolo 14 vincola gli Stati a garantire «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà».
L’Italia, avendo ratificato la Convenzione ONU con la Legge 18/2009, si è impegnata ad applicare tali disposizioni ben 17 anni fa, ma gli ultimi dati Istat, relativi all’anno 2023[2], documentano che non solo non sta ponendo fine all’istituzionalizzazione, ma che sono cresciuti sia il numero dei presidi residenziali, che sono 12.987, +4,4% rispetto all’anno precedente, sia il numero delle persone istituzionalizzate, che sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente.
Tutto ciò nonostante già nel 2016 il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, l’organismo indipendente preposto a monitorare l’attuazione della Convenzione ONU, avesse chiesto al nostro Paese di chiudere tutti gli istituti e di «reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità»[3], e nonostante nel 2023, proprio in relazione ad una vicenda di istituzionalizzazione forzata, l’Italia sia stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU), per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo[4].
E se è vero che la Legge Delega 227/2021 in materia di disabilità – la cosiddetta Riforma della disabilità – è esplicitamente orientata a favorire la deistituzionalizzazione ed a prevenire l’istituzionalizzazione[5], è parimenti vero che nel Decreto Legislativo 62/2024, uno dei decreti attuativi della Riforma, il riferimento alla deistituzionalizzazione – presente nella Legge Delega – è stato arbitrariamente e illegittimamente omesso, mentre è stata introdotta la possibilità di istituzionalizzare nuove persone[6]. Una disposizione, quest’ultima, che viola simultaneamente sia la Convenzione ONU sia la Riforma della disabilità.
Le politiche del Ministero per le Disabilità e dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità
Davanti al quadro normativo ed empirico delineato viene da chiedersi quali politiche stiano portando avanti il Ministero per le Disabilità e l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità in tema di istituzionalizzazione. Purtroppo, riguardo a questo aspetto, dobbiamo constatare come le Istituzioni stiano continuando a promuovere politiche che favoriscono i gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità e anziane. Andiamo per punti:
- al primo punto figura la già menzionata sparizione, nel Decreto Legislativo 62/2024, del riferimento alla deistituzionalizzazione presente nella Legge Delega, e l’introduzione, nel medesimo Decreto, della possibilità di istituzionalizzare nuove persone;
- va poi segnalato lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 62/2024, originariamente prevista per il 1° gennaio 2026, ma spostata al 1° gennaio 2027 attraverso l’introduzione di un emendamento nel Disegno di Legge di conversione del cosiddetto Decreto “milleproroghe”, approvato nel febbraio 2025[7]. Uno slittamento di cui né il Ministero per le Disabilità, né l’Osservatorio avevano dato notizia. È importante evidenziare che il Decreto Legislativo 62/2024 include, tra le altre cose, anche la disciplina del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, il principale dispositivo ideato proprio per impedire il ricorso a soluzioni abitative che comprimano o neghino la libertà personale delle persone disabili. Per questo motivo lo slittamento dell’entrata in vigore del Decreto si configura come un ulteriore vantaggio per i gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità;
- si configura parimenti come un vantaggio per i gestori di strutture il fatto che sia loro permesso di sedere all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità nel duplice ruolo di gestori di servizi e di rappresentanti delle persone con disabilità. La qual cosa significa che le persone istituzionalizzate sono rappresentate ai tavoli istituzionali da soggetti che hanno un interesse diretto a istituzionalizzarle. Il Comitato ONU è stato fin troppo chiaro nell’esplicitare che «a coloro che hanno interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti deve essere impedito di influenzare i processi decisionali relativi alla deistituzionalizzazione»[8]. PERSONE, il Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità, è stato tra i primi soggetti a denunciare pubblicamente questo gravissimo conflitto di interessi, anche rivolgendosi direttamente alla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e a tutti i Componenti dell’Osservatorio[9], ma nessuna delle figure interpellate, personalmente chiamate in causa, ha manifestato di volersi occupare della questione;
- la presenza di soggetti con interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti all’interno dell’Osservatorio spiega sia le anomalie poc’anzi evidenziate riguardo al Decreto Legislativo 62/2024, sia la circostanza che neanche il terzo Piano di Azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità[10], che copre il triennio 2026-2028, preveda la predisposizione di un Piano Nazionale di deistituzionalizzazione, e il reindirizzamento delle risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità, come chiesto dal Comitato ONU ormai 10 anni fa. Possiamo concludere che i gestori di istituti non abbiano alcun bisogno che qualcuno faccia loro favori, giacché, sedendo indisturbati nell’Osservatorio, possono benissimo predisporre da soli tutti i provvedimenti di cui necessitano e affossare quelli sgraditi;
- se a livello di opinione pubblica non si è ancora sviluppata una consapevolezza condivisa riguardo a queste distorsioni dipende anche dal fatto che diversi soggetti dell’associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità, abusando della credibilità accordata al loro ruolo, stanno lavorando per contribuire a normalizzare l’istituzionalizzazione, per far credere che essa sia compatibile con la Convenzione ONU[11] e nascondere il menzionato conflitto di interessi “sotto al tappeto”[12].
Qualche considerazione conclusiva
La cronaca ci propone costantemente vicende di violenze, maltrattamenti e abusi attuati ai danni di persone con disabilità, anche minori, ospitate in strutture residenziali. Quella divulgata in questi giorni, che riguarda le cinque strutture del Casertano, è solo l’ultima in ordine di tempo. Tuttavia non dobbiamo cadere nell’equivoco che l’istituzionalizzazione sia problematica solo in presenza di violenze, maltrattamenti e abusi, infatti, come argomentato, essa è una pratica discriminatoria esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU. Se non vi ancora una consapevolezza condivisa a riguardo, ciò si deve sia al fatto che le Istituzioni stanno continuando a promuovere politiche che favoriscono i gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità, sia alla circostanza che anche diversi soggetti dell’associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità stanno proponendo una narrazione normalizzante dell’istituzionalizzazione. Le responsabilità delle violenze, dei maltrattamenti e degli abusi sono sempre personali, questo deve essere chiaro, ma come ha ben evidenziato anche l’ultimo rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali sulla violenza contro le persone con disabilità ospitate negli istituti[13], la normalizzazione dell’istituzionalizzazione crea i presupposti – pone le “fondamenta” – che rendono possibili tutte le altre forme di violenza, maltrattamenti e abusi che vengono praticati all’interno delle strutture residenziali e semiresidenziali. Purtroppo, sotto questo profilo, le responsabilità dell’associazionismo sono innegabili e inaccettabili.
Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
Si ringrazia Carla Cannas per la segnalazione.
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
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[1] Grassetti nostri nella citazione.
[2] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[3] Punti 47 e 48 delle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia del 31 agosto 2016.
[4] Sentenza Calvi e C.G. c. Italia n. 46412/21 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 6 luglio 2023. La pronuncia si riferisce alla vicenda di Carlo Gilardi, l’anziano professore di Airuno (Lecco) rinchiuso in una struttura per anziani contro la propria volontà dietro disposizione della sua amministratrice di sostegno, e successivamente morto, il 22 ottobre 2023, all’età di 92 anni, in un ospedale del suo paese, prima che divenisse applicativa la menzionata Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha riconosciuto che quella situazione era lesiva dei suoi diritti umani.
[5] Si veda in specifico l’articolo 2, comma 2, lettera c, numero 12 della Legge 227/2021.
[6] Si veda in specifico l’articolo 20, comma 1 del Decreto Legislativo 62/2024.
[7] A tal proposito si veda: Ciro Tarantino, Il gioco del silenzio, «Informare un’h», 19 febbraio 2026.
[8] Punto 34 delle Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza, pubblicate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità il 9 settembre 2022.
[9] Si vedano la lettera aperta inviata alla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli il 4 marzo 2026, avente ad oggetto: “istituzionalizzazione delle persone con disabilità e conflitto di interessi all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità”, e l’appello inviato a tutti i Componenti dell’OND il 5 maggio 2026, avente ad oggetto: “i/le componenti dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità prendano posizione riguardo al conflitto di interessi in tema di deistituzionalizzazione”.
[10] Approvato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità il 28 novembre 2025, e promulgato con il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 marzo 2026.
[11] A tal proposito di vedano: Simona Lancioni, La “casa della violenza” e la normalizzazione della cultura istituzionalizzante, «Informare un’h», 23 gennaio 2026.
[12] Simona Lancioni, L’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità e le dinamiche della famiglia disfunzionale, «Informare un’h», 12 maggio 2026.
[13] Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, Places of care = places of safety? Violence against persons with disabilities in institutions. Report, Vienna, Agenzia FRA, 27 novembre 2025. Sul tema si veda anche: Samuele Pigoni, Assistenza nei centri che diventano luoghi di violenze con i Garanti senza veri poteri ispettivi, «Informare un’h», 5 dicembre 2025.
Ultimo aggiornamento il 23 Luglio 2026 da Simona