«Il problema è la frammentazione strutturale dei servizi dedicati alle persone con disabilità, caratterizzata da piattaforme non integrate, procedure non uniformi e informazioni disperse tra enti diversi»: lo dicono dalla startup In&Valid, soffermandosi sul caso della Piattaforma CUDE, introdotta per consentire l’accesso automatizzato alle ZTL su tutto il territorio nazionale, ma che basandosi sull’adesione volontaria delle amministrazioni locali, resta ancora uno strumento limitato e disomogeneo sul territorio.*

«Muoversi tra Comuni diversi dovrebbe essere un processo semplice e uniforme per le persone con disabilità e tuttavia, la realtà descritta dall’analisi e dalle segnalazioni da noi raccolte evidenzia ancora una forte frammentazione dei servizi e delle procedure»: lo dicono da In&Valid, startup che punta a creare un nuovo sistema di servizi per le persone con disabilità e i loro caregiver, di cui si può leggere anche in un’ampia intervista dello scorso anno al fondatore di essa Daniele Pace.
«Il nodo centrale – aggiungono da In&Valid – è la Piattaforma Nazionale CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), introdotta, com’è noto, per consentire l’accesso automatizzato alle ZTL (Zone a Traffico Limitato) su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo era appunto quello di eliminare le comunicazioni preventive tra Comuni e garantire la riconoscibilità immediata delle targhe associate ai contrassegni, ma l’efficacia del sistema dipende dall’adesione volontaria delle amministrazioni locali e secondo i dati disponibili della documentazione ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel 2024 risultavano attivi sulla piattaforma 554 Comuni, pari a circa l’8% del totale nazionale e tra questi solamente 369 avevano effettivamente abilitato i cittadini al servizio, mentre le targhe CUDE registrate superano quota 23.000. Numeri che evidenziano come l’adozione dello strumento resti ancora limitata e disomogenea sul territorio».
Quanto sottolineato da In&Valid, significa sostanzialmente che solo una parte minoritaria dei cittadini e delle cittadine può beneficiare della piena interoperabilità del sistema. Chi si sposta infatti tra Comuni che hanno attivato il sistema non deve effettuare comunicazioni preventive per l’accesso alle ZTL, mentre in tutti gli altri casi restano in vigore le procedure tradizionali, con obbligo di segnalazione del transito e conseguente esposizione al rischio di sanzioni in caso di errori o mancati adempimenti.
«Il problema – afferma Helena Pozzi, project manager di In&Valid – non è la singola ZTL, ma il fatto che ogni Comune continui a operare con regole e piattaforme diverse. Questo costringe le persone con disabilità a dover verificare ogni volta le modalità di accesso, trasformando un diritto alla mobilità in un percorso amministrativo incerto».
Anche la più recente documentazione parlamentare, per altro, conferma come la natura facoltativa dell’adesione dei Comuni renda la piattaforma, nei fatti, ancora inefficace al di fuori dei territori aderenti, mantenendo la necessità di comunicazioni preventive e quindi il rischio di sanzioni improprie.
«La nostra ricerca – dicono ancora da In&Valid – evidenzia che la questione della mobilità rappresenta solo una parte di un problema più ampio ovvero la frammentazione strutturale dei servizi dedicati alle persone con disabilità, caratterizzata da piattaforme non integrate, procedure non uniformi e informazioni disperse tra enti diversi. In tal senso, va detto che un’eccezione significativa è rappresentata dal progetto ZTL Network della Regione Veneto, che ha introdotto un sistema di interscambio dati tra Comuni, consentendo il riconoscimento automatico delle autorizzazioni senza ulteriori comunicazioni da parte dei cittadini, proprio nella direzione di una maggiore interoperabilità amministrativa».
«Il CUDE – conferma e conclude Helena Pozzi – è solo uno dei sintomi di un problema più profondo, ovvero che nel nostro Paese la disabilità continua a essere gestita attraverso sistemi che non dialogano tra loro. Il punto centrale non è tecnologico, ma sistemico. La nostra missione è fare ordine, affinché la semplificazione amministrativa non dipenda dal Comune in cui ci si trova, ma diventi un diritto uniforme su tutto il territorio nazionale». (Stefano Borgato)
Per ulteriori approfondimenti: roberta.vaia@wearelever.it (Roberta Vaia).
* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
Ultimo aggiornamento il 13 Luglio 2026 da Simona