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Istituzionalizzazione, dove la standardizzazione trasforma la cura il controllo e quest’ultimo in violenza

di Sara Bonanno*

«Nella cultura burocratica e statale — ancora ancorata a vecchi schemi ospedalieri — la “stabilità dell’assistenza” viene confusa con la solidità dei muri, dei cancelli e degli organigrammi: cemento e apparati che si auto-conservano, mentre la cura, che dovrebbe abitare le relazioni, viene espulsa» osserva Sara Bonanno in questa lucida riflessione sull’istituzionalizzazione. In questo sistema la standardizzazione trasforma la cura il controllo e quest’ultimo in violenza esercitata sulla fragilità.

«Una persona fragilissima, come il cristallo, dovrebbe essere maneggiata con una cura certosina […] – scrive Sara Bonanno –. E invece viene resa un pacco anonimo, inserito in una violenta catena di montaggio». Iconica immagine di “Tempi moderni” (Modern Times), film scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin nel 1936.
L’istituzionalizzazione continua a essere la principale risposta dello Stato alle persone non autosufficienti. Non perché garantisca una reale stabilità di cura, ma perché, nella cultura burocratica e statale — ancora ancorata a vecchi schemi ospedalieri — la “stabilità dell’assistenza” viene confusa con la solidità dei muri, dei cancelli e degli organigrammi: cemento e apparati che si auto-conservano, mentre la cura, che dovrebbe abitare le relazioni, viene espulsa.

In questo modello la sicurezza non coincide con la continuità della relazione di cura, ma con la permanenza in un contenitore organizzativo. È una stabilità amministrativa, non esistenziale.

Il paradosso è evidente: ciò che viene presentato come tutela si traduce in una perdita quasi totale della libertà. La vita della persona non autosufficiente viene organizzata secondo turni, procedure e compatibilità economiche, non secondo i suoi bisogni.

È l’esatto contrario della CURA.

Non tutto ciò che si chiama assistenza è cura.

Una persona fragilissima, come il cristallo, dovrebbe essere maneggiata con una cura certosina, per non incrinare quell’involucro trasparente che assorbe senza difese dolore, paura, ansia, tristezza. E invece viene resa un pacco anonimo, inserito in una violenta catena di montaggio.

Ridurre la cura a procedure standardizzate significa trasformarla in controllo. E dove c’è controllo senza relazione, ciò che resta non è sicurezza, ma violenza esercitata sulla fragilità.

 

* Madre e caregiver di Simone, un uomo con disabilità con necessità di sostegni intensivi.

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo. 

 

Ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2026 da Simona