Non siamo solo persone che scrivono, lavorano o si scambiano impressioni, siamo anime che si toccano, legami che si intrecciano e che la morte non può spezzare. Voglio salutare così, Stefania Delendati, giornalista e direttrice responsabile della testata «Superando», venuta mancare in data odierna, all’età di 49 anni. Una Persona che ho avuto modo di conoscere e stimare.

Non siamo solo persone che scrivono, lavorano o si scambiano impressioni, siamo anime che si toccano, legami che si intrecciano e che la morte non può spezzare. Voglio salutare così, Stefania Delendati, giornalista e direttrice responsabile della testata «Superando», venuta mancare in data odierna, all’età di 49 anni. Una Persona che ho avuto modo di conoscere e stimare.
Ti saluto col dolore della separazione, ma anche con la gratitudine della condivisione. Mentre eri ricoverata, Ti avevo spedito una poesia. Sapevo che non avresti gradito frasi consolatorie, non piacciono neanche a me. Ma forse una poesia l’avresti apprezzata. Pensavo che avremmo imparato insieme a stare sospese. E io oggi, un po’ sospesa, mi ci sento. Eccola, la poesia, non avendo un corpo a cui consegnarla, la consegno al mondo. È il mio omaggio per Te. Con affetto. (Simona Lancioni)
Mi riguardano del mondo
tutte le piccole cose,
il sonno dei sassi,
gli spaventi dell’acqua che trema,
la stoffa della luce,
la gravità delle foglie.
Imparo.
A stare sospesa.
(Chandra Livia Candiani)
Anche la testata «Superando» ha voluto salutare la sua direttrice responsabile. Con piacere rilanciamo il servizio curato dal segretario di Redazione, Stefano Borgato.
Per «Superando» è davvero molto difficile dare oggi questa notizia, la notizia di una perdita che ci lascia completamente senza fiato e senza parole.
È mancata a 49 anni per le complicazioni successive a un intervento chirurgico la nostra cara direttrice responsabile Stefania Delendati, una persona che i nostri Lettori e Lettrici avevano imparato in questi anni ad apprezzare per la sua intelligenza, per l’umanità e per la non comune voglia di ascoltare e di raccontare.
Quando nel maggio del 2024 era diventata la nostra direttrice responsabile, era stata la prima donna a farlo, succedendo a veri “giganti” della comunicazione sulla disabilità quali erano stati Franco Bomprezzi e Antonio Giuseppe Malafarina.
Nell’articolo con cui si era presentata – e che crediamo giusto riproporre qui di seguito, per far capire meglio di chi stiamo parlando, anche chi non la conosceva bene – lei, che collaborava con «Superando» sin dal 2013, si era detta emozionata di prendere il posto di quei suoi “maestri”. In questi due anni non li ha fatti rimpiangere e la sua perdita, che ci vede stretti in un abbraccio con i familiari, oltre che essere particolarmente dolorosa da un punto di vista umano per coloro che le erano vicini da tanto tempo, come chi scrive, crediamo sia grave non solo per il mondo della disabilità, ma per la cultura del nostro Paese in generale.
Ciao Stefania, è stato un regalo conoscerti e lavorare assieme. (Stefano Borgato)
20 maggio 2024:
“Benvenuta Stefania Delendati, la nostra nuova direttrice responsabile”
Il mio primo articolo pubblicato da «Superando» si intitolava Tutti a bordo delle carrozzine del futuro. Era l’8 novembre 2013 e con quel pezzo dedicato ai prototipi più avveniristici di sedie a rotelle mi affacciavo a questa testata che fino ad allora avevo seguito da lontano, con una certa riverenza.
Sono passati quasi undici anni e oggi (stento a crederci) sono qui a presentarmi come direttrice responsabile, consapevole dell’onere e dell’onore che comportano questo incarico, in quanto anche prima donna al timone da quando «Superando» è nato, con la garanzia di mettere tutto il mio impegno in questa nuova esperienza.
Chi ci segue forse conosce il mio nome, ma essendo per natura timida e per necessità poco avvezza alle frequentazioni degli eventi inerenti la disabilità, mi sembra giusto raccontare qualcosa di me.
Sono arrivata al giornalismo per passione e per destino. Passione per la scrittura, da sempre, il destino ha fatto il resto, mettendo sulla mia strada persone che navigavano in questo mestiere da anni e mi hanno dato fiducia, insegnandomi e credendo in me più di quanto io stessa vi abbia mai creduto.
Scrivo per diverse testate dal 1995 e non mi sono sempre occupata soltanto di disabilità; questo argomento che mi riguarda da vicino in quanto persona con disabilità è stato un “ritorno al primo amore” dopo una parentesi di qualche anno in cui ho scritto di storia, economia e cultura del mio territorio, il Parmense. Se parlare di disabilità per una giornalista in sedia a rotelle può sembrare normale, anzi, quasi scontato, Vi assicuro che continuo ogni giorno ad imparare cose nuove. Imparo anche dai miei errori: se leggete infatti quel primo articolo del 2013 troverete la definizione “persone con handicap”, oggi caduta in disuso, ma che allora, ogni tanto, si utilizzava ancora.
«Superando» è stato uno dei terreni comuni in cui nel tempo il linguaggio ha saputo trasformarsi e diventare consapevole delle diversità che sono insite in ogni persona che abbia o meno una disabilità. Una nuova prospettiva di ragionamento alimentata da professionisti come Franco Bomprezzi e Antonio Giuseppe Malafarina, inarrivabili nel lavoro di decostruzione dei pregiudizi, a partire dall’uso corretto delle parole che non è questione marginale: è da lì, infatti, che si comincia a ragionare sulle soluzioni ai problemi concreti che vivono quotidianamente le persone con disabilità e le loro famiglie (assistenza domiciliare, vita indipendente, “Dopo di Noi”, contributi per continuare a vivere a casa propria, inclusione scolastica e lavorativa, erogazione dei servizi sociosanitari, barriere architettoniche specchio di quelle culturali, solo per citarne alcuni). Franco e Antonio erano maestri nell’aprire varchi di dialogo su ognuno di questi temi, con competenza, e di proporne di nuovi non meno importanti, come la sessualità, il tempo libero, lo sport, i viaggi, l’accesso alla cultura, ovvero il diritto di esprimersi come individui.
Ho avuto il privilegio di conoscere entrambi, anche se non come avrei desiderato, non c’è stato il tempo necessario. Ora che mi accingo a prendere il posto che è stato loro alla guida di «Superando» sono emozionata e nel solco che hanno tracciato farò in modo che i temi della disabilità continuino ad essere trattati senza pietismo, in maniera approfondita e precisa, mai pedante e senza salire in cattedra, perché sempre più vorrei che questa testata fosse seguita da tutti e non considerata un mezzo di informazione di nicchia, letto soltanto dagli “addetti ai lavori”.
Ho capito scrivendo che la disabilità abita ogni àmbito, la trovi anche laddove ti pare impossibile, a dimostrazione che non è un argomento riservato a pochi, ma può toccare chiunque.
Non mi è mai piaciuto dire “mondo della disabilità”, è in antitesi con l’inclusione, una maniera per relegare una parte di umanità su un pianeta distante, mentre dobbiamo conoscerci e arricchirci a vicenda nell’unico mondo di cui tutti facciamo parte.
Dobbiamo tendere la mano anche noi, persone con disabilità, non rannicchiarci in una zona di comfort dove tutto ci è dovuto, farci conoscere anche con i nostri difetti, perché un altro tabù da abbattere è quello che ci vede buoni e perfetti, un po’ santi un po’ eroi, figli di una narrazione stereotipata. Il giorno in cui di una persona con disabilità oggettivamente insopportabile si avrà il coraggio di dire con sincerità quel che si pensa di lei, l’ultimo pregiudizio sarà abbattuto!
Ecco, quel che mi è sempre piaciuto di «Superando» è proprio dare la possibilità di esprimere, anche con ironia, questi concetti che gettano il seme del dubbio, l’apertura verso opinioni divergenti espresse con rispetto, senza giudicare, con la volontà di riflettere insieme.
Ringrazio fin d’ora i tanti preparati collaboratori e il caro segretario di redazione Stefano Borgato al quale mi lega un rapporto di amicizia e stima ultratrentennale. Confido nel Vostro sostegno e nelle Vostre idee che sono pronta ad accogliere per dare voce a tutti. Sono felice di continuare ad imparare da Voi e di fare con Voi informazione sociale di qualità, mettendo altri tasselli affinché la disabilità sia sempre meno marginale.
Stefania Delendati
Ultimo aggiornamento il 30 Gennaio 2026 da Simona