del Movimento Antiabilista
Prende le mosse da un post pubblicato nei giorni scorsi sul profilo Facebook del presidente della FISH, Vincenzo Falabella, questa interessante e argomentata riflessione proposta dal Movimento Antiabilista. Essa affronta temi di grandissima rilevanza politica, quali sono la legittimità del dissenso, la promozione della partecipazione e della cittadinanza attiva, l’orientamento universalistico delle attività di interesse generale proprie degli Enti del Terzo Settore.

“Se critichi la FISH, non usare i suoi servizi”. È questa l’ultima posizione assunta dal presidente della Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie contro chi si lamenta dell’operato della FISH. Una posizione emersa in un post su Facebook, sul profilo privato del presidente Vincenzo Falabella[1], che ha fatto discutere e che è finita con il blocco di diverse persone che hanno contestato le sue dichiarazioni e la cancellazione di molti commenti “divergenti”. Qualcuno in questi tempi bui la chiamerebbe “censura”.
Non si sa esattamente contro chi il testo del presidente Falabella sia rivolto. Il messaggio è contro «chi critica apertamente la FISH ETS» e che nonostante questo «continua a usufruire gratuitamente degli strumenti, dei servizi e delle opportunità che la Federazione mette a disposizione».
Un atteggiamento che il leader della FISH reputa «imbarazzante e contraddittorio». Come se non fosse possibile esprimere disaccordo sull’operato della FISH e contemporaneamente partecipare a un dibattito, anche usufruendo delle risorse e dell’organizzazione che la Federazione garantisce. Come se una biblioteca pubblica dicesse: «Se critichi l’amministrazione, non prendere i libri».
Gli è stato chiesto più volte di spiegarsi, ma egli ha risposto perentorio che il messaggio è chiaro. Ma a quali strumenti e servizi fa riferimento Falabella quando invita a non usarli? In alcuni commenti, poi cancellati, diverse persone chiedono chiarezza. Il presidente Falabella risponde citando esplicitamente Handylex e Superando. Dobbiamo andare a memoria perché la sua risposta è stata rimossa e potrebbe averne citati anche altri.
Handylex è un servizio informativo aperto al pubblico dove esperti di alcune delle Associazioni aderenti alla Federazione analizzano e interpretano le leggi in materia di disabilità, cercando di tradurle in linguaggio divulgativo.
«Il sito di HandyLex, è un’iniziativa editoriale della FISH e dell’intera sua rete Associativa, con finalità informative e di conoscenza, sui diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari, a beneficio della generalità delle organizzazioni, dei cittadini e delle istituzioni» (è scritto nella pagina di presentazione del servizio). Quindi un’iniziativa editoriale per tutti. Non solo a beneficio dei soggetti aderenti alla Federazione. Superando invece, è la testata editoriale della FISH, che ospita opinioni e iniziative proposte dalla rete associativa. Citando la pagina che presenta la Redazione del portale, «Due sono sostanzialmente le parole chiave su cui il giornale basa le proprie pubblicazioni: informare Lettori e Lettrici da una parte, far dibattere sui vari temi dall’altra, ospitando anche opinioni diverse tra loro, provenienti da Associazioni o da singoli cittadini e cittadine con e senza disabilità, all’insegna di una visione pienamente pluralista». Anche in questo caso, lo scopo dichiarato è chiaro: favorire il confronto, anche fra posizioni discordanti.
Quindi, Handylex e Superando sono contesti liberamente accessibili a beneficio di tutti e il loro utilizzo non può essere soggetto a vincoli di coerenza con le posizioni politiche della FISH. Falabella rinfaccia a chi dissente di «usufruire gratuitamente di strumenti e servizi», come se si trattasse di “prestazioni dell’Organizzazione”, cioè beni interni erogati grazie a una membership. Ma i servizi di cui parla sono tutt’altro. Non servizi rivolti ai soli soci, ma attività di interesse collettivo.
E non solo perché i portali si definiscono come tali, e nemmeno perché vengono finanziati da fondi pubblici, ma perché FISH è un Ente del Terzo Settore iscritto al RUNTS [Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, N.d.R.], e in quanto tale deve rispettare dei principi molto chiari. A maggior ragione, se riceve fondi pubblici. Quindi la questione non è solo che se un servizio è definito “per tutti” non può diventare “nostro” e quindi “se ci critichi non dovresti usarlo”. La contraddizione è molto più profonda. Falabella può non essere della stessa opinione. Può non piacergli che la Federazione venga criticata, soprattutto se criticare l’operato della FISH significa implicitamente criticare il suo operato (dal momento che è lui stesso a rappresentare la Federazione ai tavoli istituzionali in contatto con il Governo e coi vari Ministeri, all’interno dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, Comitato tecnico-scientifico compreso).
Egli potrebbe provare un senso di frustrazione per il fatto che chi esprime apertamente il suo legittimo dissenso chieda di farlo attraverso gli strumenti che la Federazione stessa mette a disposizione. Può anche bloccare tutte le persone che lo criticano quando pubblica un post sui social, dimostrando la sua effettiva indisponibilità al confronto. Può addirittura intervenire sul piano morale e accusare chi lo critica di essere “incoerente”, “opportunista” o “poco credibile”, credendo di poter strumentalizzare il dissenso per creare un falso nemico. Come se al giorno d’oggi non avessimo l’occhio abbastanza allenato per riconoscere la manipolazione del dissenso.
Peccato che la sua opinione non sia coerente con il ruolo che ricopre, ovvero quello di presidente di un Ente del Terzo Settore, nonché della più grande Organizzazione di rappresentanza dei diritti delle persone con disabilità. Il Codice del Terzo Settore [disciplinato dal Decreto Legislativo 117/2017, N.d.R.] definisce che gli enti iscritti al RUNTS non si rivolgono solo ai propri soci, ma operano per finalità civiche e solidaristiche rivolte alla collettività. In altre parole, un ETS come la FISH non eroga “benefici ai fedeli”. Produce utilità sociale per tutta la cittadinanza.
Questo comporta un dovere di garantire trasparenza e accesso non discriminatorio alle attività, favorire partecipazione e confronto e non configurare i servizi come strumenti di patrimonio dell’Ente. Quando un servizio viene qualificato come strumento della Federazione da cui ci si dovrebbe astenere in caso di dissenso, si introduce un criterio selettivo che non è compatibile con la logica universalistica dell’attività di interesse generale degli ETS.
I servizi erogati dalla FISH quindi, non possono essere trattati come una prestazione dell’Organizzazione condizionata a una relazione di appartenenza politica. La Federazione non può chiedere “coerenza” o “lealtà” per accedere ai suoi servizi. Tra l’altro, un atteggiamento difensivo rispetto al dissenso, indebolisce la credibilità dell’Ente come soggetto di promozione dei diritti, cioè proprio la funzione che il Codice riconosce e tutela, e che un presidente dovrebbe garantire. Insomma, c’è disallineamento tra la cultura organizzativa che il presidente Falabella esprime e i principi guida degli ETS.
Essere rappresentanti di una pluralità di voci richiede di essere aperti, non proprietari dei diritti che si promuovono. Richiede di essere responsabili verso la collettività, non solo verso la base associativa. Desideriamo Organizzazioni/Associazioni che promuovono la cittadinanza attiva, non che scoraggino la partecipazione.
Le dichiarazioni di Falabella sembrano incoerenti con questa logica. La stessa incongruenza emerge anche dai documenti contabili della FISH. Nei documenti di bilancio sociale della Federazione, Handylex e Superando vengono descritti come strumenti operativi della Federazione in attuazione della sua missione sociale, politica e istituzionale.
Nel Bilancio Sociale 2023 la FISH esplicita che la comunicazione verso i cittadini è promossa (anche) attraverso i siti Handylex.org e Superando.it, indicandoli come strumenti della strategia di informazione e coinvolgimento della comunità. Di tutta la comunità, non solo di chi è in linea con l’operato politico della FISH.
Nel Bilancio Sociale 2024 poi, sono esplicitamente inseriti dentro un progetto a finanziamento pubblico più ampio. Qui compare il passaggio più rilevante: nel Programma dell’attività del 2024, finanziato tramite un contributo statale previsto dalla Legge di Bilancio (art. 1, c. 738, Legge 234/2021), la FISH descrive il Progetto RETE FISH, che include tra le azioni:
- lo sviluppo del Centro Studi Giuridici (attraverso cui sono stipendiati dipendenti della FISH che forniscono il loro parere di esperti);
- servizi di informazione e assistenza alla rete associativa;
- comunicazione (e qui si parla esplicitamente di Superando.it e Handylex);
- campagne e seminari informativi.
Qui il dato è chiaro: Handylex e Superando sono attività finanziate all’interno di un progetto sostenuto da un contributo pubblico nazionale, non da fondi autonomi. Si tratta di contributi pubblici che la Federazione riceve per le attività di inclusione e promozione dei diritti, con stanziamenti pluriennali e stabili e confermati negli anni dalle leggi di bilancio dello Stato.
Questi i dati:
650.000 € nel 2022.
750.000 € nel 2023.
665.000 € nel 2024.
500.000 € nel 2025.
600.000 € nel 2026.
600.000 € nel 2027.
Certo, non sono fondi “per Handylex e Superando”, ma risorse destinate alla Federazione per realizzare le sue funzioni istituzionali. Convegni, seminari, formazione ai leader delle Associazioni, potenziamento della rete associativa. E poi ci sono i portali informativi.
Insomma, risorse che arrivano alla Federazione per “attività di interesse generale” e poi vengono destinate ai servizi “gratuiti” della FISH secondo decisioni interne.
Ma deve essere molto chiaro: I servizi “gratuiti” che offre la FISH non sono finanziati come attività privata per i soli soci interni, ma come strumenti di implementazione della missione politico-istituzionale della Federazione per contribuire alla piena realizzazione degli obiettivi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ossia per generare un bene comune. Il cui scopo è sviluppare partecipazione e cittadinanza attiva. Per l’intera rete associativa. Tutta. E per tutti i cittadini e le cittadine interessati ai diritti delle persone con disabilità.
Quindi affermare “se dissenti, rinuncia a questi strumenti” equivale a trasformare un prezioso lavoro di advocacy per la garanzia dei diritti delle persone con disabilità in un “sistema di lealtà”. Significa disincentivare la partecipazione civica. È adottare un modello tipico delle organizzazioni rappresentative piramidali, che intendono la Federazione come una “casa”, il dissenso come un’uscita dalla “casa” e le risorse come patrimonio della “casa”.
Ma un Ente del Terzo Settore non funziona così. E un presidente di un ETS non è un capo benevolo che può “minacciare” più o meno velatamente i membri del “clan” nel momento in cui sente lesa la propria autorità o vede criticato il proprio operato. Anzi. Il suo compito è quello di agire in nome dell’Ente che rappresenta, non della propria linea personale. Deve garantire e tutelare i processi democratici della Federazione.
Quindi, si possono riconoscere le difficoltà di gestire il dissenso interno e esterno all’Organizzazione, che forse arriva da un malcontento sulle posizioni della FISH in quanto Federazione che rappresenta l’intero movimento per i diritti delle persone con disabilità nelle Istituzioni. Ma ciò rientra pienamente nel suo compito. E in definitiva, se negli ultimi anni le critiche a FISH sono aumentate rispetto al ruolo che essa ricopre nel contatto con le Istituzioni, questo dovrebbe portare a una riflessione onesta, trasparente e responsabile.
Con la consapevolezza che il dissenso non è solo legittimo, ma può e deve essere generativo e un’occasione di trasformazione. Ciò si realizza solo se lo si accoglie come parte del processo di crescita e non come un fastidio da nascondere sotto il tappeto.
Alla luce di queste osservazioni, non possiamo che provare una seria preoccupazione per la distanza e le fratture che le dichiarazioni del presidente Vincenzo Falabella provocano nel dibattito pubblico che riguarda l’intero movimento dei diritti delle persone con disabilità di cui facciamo e ci sentiamo parte. Ci chiediamo:
- Questo clima di delegittimazione della critica non rischia di aumentare ulteriormente la percezione di distanza e sfiducia fra una Federazione chiamata a pretendere l’applicazione della Convenzione ONU dalle Istituzioni ed i cittadini/e con disabilità o loro familiari che faticano a vedere riconosciuti i loro diritti nella vita di tutti i giorni e non si sentono pienamente rappresentati?
- Gli Enti del Terzo Settore e le Associazioni nazionali per i diritti delle persone con disabilità aderenti alla FISH a livello regionale e nazionale non temono che queste posizioni rischino di allontanare cittadini/e da un’effettiva rappresentanza?
- La posizione del presidente e rappresentante politico di FISH è condivisa dagli altri organi di governo della Federazione? In particolare dalle 13 persone e Associazioni che compongono la Giunta nazionale della FISH?
Con la speranza che il dibattito pubblico sui diritti delle persone con disabilità possa continuare a essere popolato da una partecipazione vivace, plurale e ostinata a combattere ogni ingiustizia senza compromessi.
Contatto del Movimento Antiabilista: movimentoantiabilista@gmail.com
[1] Questo il testo integrale del post pubblicato sul Facebook di Vincenzo Falabella il 13 febbraio 2026: «È difficile non trovare imbarazzante e contraddittorio l’atteggiamento di chi critica apertamente la FISH Ets e, allo stesso tempo, continua a usufruire gratuitamente degli strumenti, dei servizi e delle opportunità che la Federazione mette a disposizione.
Il dissenso è legittimo, così come il confronto e la critica costruttiva. Tuttavia, quando alle parole non segue coerenza nei comportamenti, si scivola nell’incoerenza più evidente: si contesta l’operato di un’organizzazione, ma si beneficia comunque del lavoro, delle risorse e dell’organizzazione che essa garantisce.
Un confronto serio dovrebbe basarsi su responsabilità e trasparenza. Se si ritiene che un sistema non sia valido o adeguato, la scelta più lineare sarebbe quella di non avvalersene. Diversamente, si rischia di trasformare la critica in una posizione opportunistica, che mina la credibilità di chi la esprime.
#fishets #incoerenza».
Ultimo aggiornamento il 21 Febbraio 2026 da Simona