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Quali iniziative per garantire la piena attuazione della deistituzionalizzazione nelle politiche per la salute mentale?

Quali iniziative intende assumere il Ministro della Salute «al fine di garantire la piena e concreta attuazione del principio di deistituzionalizzazione nelle politiche per la salute mentale»: è questo uno degli aspetti sondati nell’Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02843, pubblicato sul sito del Senato della Repubblica il 10 marzo 2026. L’atto, avente come prima firmataria la Senatrice Susanna Camusso, è rivolto, appunto, al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e pone una serie di questioni relative alla deistituzionalizzazione delle persone con disturbo mentale.

Opera pittorica che raffigura due figure umane stilizzate (credits: Europeana/ Unsplash)

Quali iniziative intende assumere il Ministro della Salute «al fine di garantire la piena e concreta attuazione del principio di deistituzionalizzazione nelle politiche per la salute mentale»: è questo uno degli aspetti sondati nell’Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02843, pubblicato sul sito del Senato della Repubblica il 10 marzo 2026, e disponibile al seguente link. L’atto, avente come prima firmataria la Senatrice Susanna Camusso, è rivolto, appunto, al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e pone una serie di questioni relative alla deistituzionalizzazione delle persone con disturbo mentale. Ne pubblichiamo di seguito il testo integrale.

 

Legislatura 19ª – Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02843

Atto n. 4-02843 – Pubblicato il 10 marzo 2026, nella seduta n. 397

CAMUSSOZAMPASENSIRANDOD’ELIALOSACCOROSSOMANDOGIORGISLA MARCAALFIERIMANCAVALENTENICITAVERDUCCIROJC – Al Ministro della salute. –

Premesso che:

l’articolo 32 della Costituzione tutela la salute quale diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, imponendo che le cure siano orientate al rispetto della dignità e dell’autodeterminazione della persona;

la deistituzionalizzazione in Italia ha segnato il superamento del sistema manicomiale e l’avvio di un modello fondato sui servizi territoriali, a partire dalla legge n. 180 del 1978, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità o disturbo mentale, sostituendo il ricovero segregante con percorsi personalizzati di cura e sostegno;

altresì, la prevenzione dell’istituzionalizzazione costituisce criterio guida delle politiche nazionali in favore delle persone in condizioni di fragilità, ai sensi della legge n. 227 del 2021, in attuazione dell’art. 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità;

tuttavia, secondo il terzo rapporto del gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto superiore di sanità, la rete dei servizi di salute mentale presenta rilevanti criticità, a partire dal sottofinanziamento, con un investimento pro capite tra i più bassi in Europa, e da carenze di personale stimate in circa il 30 per cento rispetto agli standard, con situazioni particolarmente problematiche in alcune regioni, soprattutto del Mezzogiorno;

tali condizioni incidono direttamente sulla capacità dei servizi territoriali di sostenere efficaci percorsi di deistituzionalizzazione e di vita autonoma, e su tutto il territorio nazionale si registrano episodi nei quali i progetti di uscita dalle strutture residenziali risultano ostacolati da carenze di programmazione e, non di rado, da resistenze culturali rispetto all’attivazione di soluzioni abitative inclusive;

considerato che:

appare emblematico quanto accaduto a Piedimonte Matese (Caserta), dove iniziative finalizzate alla realizzazione di soluzioni abitative condivise, nell’ambito dei percorsi sociosanitari, volte a favorire l’uscita degli utenti dai circuiti terapeutico-riabilitativi di carattere psichiatrico, non hanno trovato concreta attuazione a causa di ostacoli amministrativi e di un’impostazione gestionale non adeguatamente orientata alla promozione della deistituzionalizzazione quale asse portante delle politiche per la salute mentale;

in diversi territori si riscontra la difficoltà di attivare un pieno coinvolgimento delle istituzioni, delle associazioni e degli enti del terzo settore nella fase conclusiva dei percorsi residenziali, al fine di garantire effettive opportunità di recupero dell’autonomia delle persone, come evidenziato anche dal direttore della UOSM 15, dottor Enrico Tresca, in relazione al citato episodio di Piedimonte Matese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario porre in essere iniziative volte a realizzare in modo strutturale la deistituzionalizzazione, anche attraverso strumenti di politica sanitaria quali il budget di progetto, nonché mediante il pieno coinvolgimento delle organizzazioni dei familiari, delle reti sociali territoriali e degli enti del terzo settore, al fine di sostenere il recupero dell’autonomia decisionale e progettuale delle persone con disturbo mentale;

se non ritenga opportuno introdurre il pieno sviluppo delle politiche di deistituzionalizzazione e di prevenzione dell’istituzionalizzazione tra i criteri di riferimento per la determinazione e l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario e socio-assistenziale;

quali iniziative intenda assumere al fine di garantire la piena e concreta attuazione del principio di deistituzionalizzazione nelle politiche per la salute mentale, assumendolo quale criterio fondamentale di valutazione dell’adeguatezza, dell’universalità e della personalizzazione dei percorsi di prevenzione, cura, riabilitazione e recovery, affinché il principio trovi effettiva applicazione su tutto il territorio nazionale, anche attraverso la raccolta e la diffusione di buone pratiche e la promozione delle esistenti linee guida per la deistituzionalizzazione, anche in situazioni di emergenza, elaborate dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità.

 

Ultimo aggiornamento il 17 Marzo 2026 da Simona