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Dibattito europeo sul suicidio assistito: le posizioni di ENIL e dell’Associazione Attiva-Mente

dell’Associazione Attiva-Mente*

Nei giorni scorsi ENIL, la Rete Europea per la Vita Indipendente, ha pubblicato un Documento di posizione sul suicidio assistito. Il testo, frutto di un’ampia consultazione, evidenzia il rischio che, in un contesto come quello europeo, nel quale spesso il diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità non è ancora una realtà pienamente garantita, quella che viene presentata come una libera scelta, possa invece essere indotta dalla mancanza di alternative reali. Anche l’Associazione sammarinese Attiva-Mente, pur ribadendo con forza l’importanza e l’urgenza di una legge moderna sul fine vita anche a San Marino, ritiene imprescindibile non perdere mai di vista il contesto in cui queste scelte maturano.

Una realizzazione grafica dedicata al suicidio assistito propone il seguente quesito: “Free choise or forced choise?” (Libera scelta o scelta forzata?) (credits: ENIL).

L’European Network on Independent Living (ENIL), ha appena pubblicato un Position Paper (documento di posizione) sul suicidio assistito (esso è disponibile al seguente link), portando nel dibattito europeo una prospettiva tanto necessaria quanto spesso trascurata: quella delle persone con disabilità e del movimento per la Vita Indipendente.

Si tratta di un lavoro importante, costruito attraverso una consultazione ampia che ha coinvolto membri e realtà da tutta Europa. Un processo che ha permesso di raccogliere punti di vista diversi, esperienze dirette e riflessioni profonde su un tema complesso, che tocca la vita, la dignità e i diritti delle persone.

Il punto di partenza è chiaro: il suicidio assistito non può essere affrontato come una questione isolata, ma deve essere letto dentro il contesto reale in cui vivono le persone con disabilità. Ed è proprio qui che il documento introduce uno degli elementi più rilevanti.

Oggi, in gran parte d’Europa, la Vita Indipendente non è ancora una realtà pienamente garantita. Molte persone continuano a vivere senza accesso adeguato all’assistenza personale, senza servizi sufficienti, senza soluzioni abitative accessibili, spesso in condizioni di isolamento o istituzionalizzazione. In questo scenario, parlare di “scelta libera” diventa inevitabilmente problematico. Perché una scelta può dirsi davvero libera solo quando esistono alternative reali.

Il Position Paper evidenzia con forza proprio questo rischio: che il suicidio assistito possa trasformarsi, in alcuni casi, non in una scelta autentica, ma nella conseguenza di una mancanza di supporti, di opportunità e di diritti garantiti. Quando mancano servizi adeguati, quando le persone si sentono un peso per la famiglia o per la società, quando le condizioni di vita sono segnate da disuguaglianze e marginalizzazione, la linea tra scelta e costrizione diventa estremamente sottile.

Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’abilismo, spesso invisibile ma profondamente radicato. Il documento sottolinea come, ancora oggi, la vita delle persone con disabilità venga frequentemente percepita come meno desiderabile, meno dignitosa, o inevitabilmente segnata dalla sofferenza. Queste narrazioni, anche quando non esplicite, influenzano il modo in cui vengono prese decisioni, sia a livello individuale che nei sistemi sanitari.

Non si tratta di una questione teorica. Il documento richiama anche esperienze e dati che mostrano come, in alcuni contesti, le richieste di accesso al suicidio assistito siano legate non tanto al dolore fisico, quanto alla perdita di autonomia, alla solitudine, alla mancanza di supporti. Elementi che non sono inevitabili, ma che dipendono da scelte politiche e sociali.

La consultazione condotta da ENIL riflette bene questa complessità. Le opinioni non sono univoche, ma emerge una preoccupazione diffusa: circa il 59% dei partecipanti si è espresso in modo contrario, totale o parziale, al suicidio assistito. Un dato che non chiude il dibattito, ma che segnala con chiarezza quanto sia forte il timore che, nelle condizioni attuali, questo strumento possa trasformarsi in una risposta a fallimenti sistemici, piuttosto che a bisogni individuali.

La posizione finale di ENIL è netta: nelle attuali condizioni sociali, economiche e politiche in Europa, il suicidio assistito non può essere considerato un’opzione sicura né pienamente libera. Prima di qualsiasi apertura in questa direzione, è necessario garantire ciò che ancora oggi manca: il diritto alla Vita Indipendente, servizi adeguati, assistenza personale, accesso alla salute, alla casa, alla partecipazione sociale. In altre parole, le condizioni che rendono possibile una vita dignitosa.

Come Attiva-Mente, riteniamo che questo documento rappresenti un contributo molto importante, perché ci ricorda che il rischio più grande non è solo quello di decisioni sbagliate, ma quello, più silenzioso, dell’abitudine. L’abitudine alla mancanza di servizi, alla solitudine, alla marginalità. L’abitudine a considerare alcune vite come meno degne di essere vissute.

Per questo motivo, pur ribadendo con forza l’importanza e l’urgenza di una legge moderna sul fine vita anche a San Marino, riteniamo altrettanto imprescindibile non perdere mai di vista il contesto in cui queste scelte maturano.

Abbiamo più volte affermato il valore della libertà di scelta, dalla nascita alla morte. Una libertà che riguarda la dignità della persona in ogni fase della vita, anche nei momenti più difficili. Crediamo, però, che quella libertà debba essere reale, concreta, non condizionata. Non può dirsi pienamente libera una scelta che nasce dalla mancanza di assistenza, dall’isolamento, dalla povertà, dalla carenza di servizi o dalla percezione di essere un peso. Non può esserci autodeterminazione dove mancano alternative.

È proprio qui che il messaggio dell’European Network on Independent Living si fa netto e, per certi versi, scomodo ma necessario: prima di discutere fino in fondo del diritto a morire, dobbiamo avere il coraggio politico e civile di garantire davvero il diritto a vivere. Vivere in modo dignitoso, libero, sostenuto: con accesso all’assistenza personale, ai servizi, alle relazioni, alla partecipazione.

Perché solo quando esistono queste condizioni, la libertà di scelta, anche nelle decisioni più estreme, può dirsi davvero tale, e non il riflesso di una mancanza di diritti.

Per ulteriori informazioni:  attivamentersm@gmail.com

 

* Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino

 

Vedi anche:

ENIL, Position Paper on Assisted Dying del 9 marzo 2026

 

Ultimo aggiornamento il 19 Marzo 2026 da Simona