«Perché un territorio che avrebbe fondi europei dedicati alla Vita Indipendente continua a investire quasi esclusivamente in posti letto?», prende spunto da questa domanda l’interessante approfondimento sull’istituzionalizzazione delle persone con disabilità e anziane realizzato da Tania Bocchino per il giornale «La voce». Ne emerge un quadro paradossale che oltre a disattendere gli orientamenti dell’ONU, dell’Unione Europea e di tutti gli standard sui diritti umani, tiene in vita anche la vecchia logica manicomiale che considera più semplice tenere separate alcune persone, invece che garantire loro i sostegni per vivere dove vogliono.

«Perché un territorio che avrebbe fondi europei dedicati alla Vita Indipendente continua a investire quasi esclusivamente in posti letto?», prende spunto da questa domanda l’interessante approfondimento sull’istituzionalizzazione delle persone con disabilità e anziane dal titolo «Il Canavese e le sue mappe segreganti: viaggio nel territorio dove la fragilità continua a diventare un posto letto», realizzato da Tania Bocchino per il giornale «La voce» (12 dicembre 2025).
Il testo, documentatissimo, indaga il fenomeno dell’istituzionalizzazione nel Canavese, una zona del Piemonte, ricostruendo attraverso la documentazione (“le carte”) quel percorso per cui aggiungere posti letto, ampliare una struttura residenziale, diventa la strada «più semplice, la più veloce, la più amministrativamente praticabile». Questa procedura «Non richiede di dimostrare se esista un’alternativa domiciliare. Non richiede di valutare l’impatto sul diritto alla Vita Indipendente», osserva Bocchino.
Non solo nel Canavese, ma in molte aree d’Italia, la residenzialità non si configura semplicemente come una risposta alla domanda di assistenza, ma come un comparto dell’economia territoriale che attrae risorse pubbliche e genera lavoro, indotto e servizi. Ma quando la fragilità diventa «un segmento di mercato», quello che ne scaturisce è un welfare orientato al rendimento e non ai diritti, sebbene le norme di riferimento e gli atti di indirizzo vadano in direzione opposta. Bocchino esamina in particolare: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009); le Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza pubblicate dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità nel 2022; il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), disciplinato dal Regolamento (UE) 2021/1057; il Regolamento (UE) 2021/1060; il Programma Regionale FSE+ Piemonte 2021–2027 (in particolare la Priorità 3, interamente dedicata all’inclusione sociale); la Missione 5 del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Malgrado tutti questi atti siano orientati alla Vita Indipendente, ai servizi basati sulla comunità, all’assistenza personale, ai sostegni personalizzati, ai progetti di autonomia, ai servizi territoriali flessibili, al superamento dell’istituzionalizzazione e alla promozione della deistituzionalizzazione la residenzialità può contare su flussi finanziari regolari, mentre mancano finanziamenti equivalenti per la Vita Indipendente, e si registra «l’assenza di un’economia parallela basata sull’autonomia domiciliare». Soprattutto se si considerano le risorse rese disponibili dall’Unione Europea, emerge una realtà paradossale: «Non manca il denaro. Manca la volontà di usarlo per la vita invece che per le mura».
La documentazione nella realtà del Canavese mostra come la filiera economica della residenzialità sia consolidata, stabile, organizzata intorno a un sistema di tariffe, convenzioni e un flusso di fondi continui e certi, mentre alla Vita Indipendente non è accordato uguale trattamento: «è reale, ma trattata come fosse secondaria, opzionale, negoziabile».
Com’è possibile che questo sistema continui a reggersi nonostante i fondi ci siano, i servizi basati sulla comunità siano stati ampiamente sperimentati e si siano mostrati efficaci, la normativa prescriva il rispetto dei diritti umani? La risposta è, tutto sommato, di una semplicità quasi imbarazzante: la residenzialità è diventata un settore economico, «la fragilità produce mercato, e il mercato, per definizione, prospera quando ha spazi per crescere. E mentre il business si consolida, la logica che lo sostiene ricalca — in forme più pulite, più moderne — la vecchia logica manicomiale: la convinzione implicita che sia più semplice, più ordinato, più funzionale concentrare le persone fragili in spazi separati, anziché garantire loro la libertà e i sostegni necessari per vivere altrove. È una logica che la legge Basaglia [Legge 180/1978, N.d.R.] aveva iniziato a scalfire, ma che sopravvive nei modelli di welfare che considerano la vita fuori dalle istituzioni come un’eccezione da negoziare, non come un diritto da garantire».
Come detto, l’approfondimento di Bocchino – di cui consigliamo caldamente la lettura – riguarda la realtà del Canavese, ma l’Istat ha recentemente certificato che la residenzialità è in crescita a livello nazionale (si veda: Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026). Pertanto, quando Bocchino, nelle sue conclusioni, afferma che «l’istituzione non è un residuo del passato. È un presente finanziato», è verosimile ritenere che potremmo fare un’analoga considerazione per l’intero territorio nazionale. (Simona Lancioni)
Testo di riferimento:
Tania Bocchino, Il Canavese e le sue mappe segreganti: viaggio nel territorio dove la fragilità continua a diventare un posto letto, «La voce», 12 dicembre 2025.
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
Ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2026 da Simona