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Condanne per i maltrattamenti attuati in una RSA del comasco, ma chi gestisce strutture siede ai tavoli istituzionali

La Sentenza di primo grado ha condannato tutti e sette gli operatori/operatrici a processo per i maltrattamenti subiti dalle persone anziane ospitate nella RSA Sacro Cuore di Dizzasco, in provincia di Como. Ma in tutto questo c’è ancora qualcosa che ci ostiniamo a non voler vedere: sinché chi gestisce strutture siede ai tavoli istituzionali, e sinché a detti tavoli le persone istituzionalizzate saranno rappresentate da chi, gestendo strutture, ha interesse a istituzionalizzarle, è irrealistico aspettarsi che l’Italia imbocchi la strada della deistituzionalizzazione.

Gli Stati assicurino che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione» (art. 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità).

Circa un anno fa i media davano notizia dei maltrattamenti subiti dalle persone anziane ospitate nella RSA Sacro Cuore (residenza sanitaria assistita) di Dizzasco, in provincia di Como. Una delle 13 strutture (tra case di riposo, comunità e centri diurni) gestite dal gruppo “Il Focolare”, distribuite tra Como, Varese e Milano (si veda: Anziani picchiati e insulti in Rsa, 7 operatori arrestati a Como, «Quotidiano Sanità», 25 febbraio 2025; Elena Peracchi, Maltrattamenti nella Rsa di Dizzasco: Spi e Cgil Como pronti a costituirsi parte civile, «Collettiva», 27 febbraio 2025). Le indagini presero avvio a seguito della denuncia di un ex dipendente.

I Carabinieri resero noto che le intercettazioni audio\video predisposte in sei mesi di indagine mostravano «violenze sistematiche divenute consuetudini lavorative», con anziani che apparivano «spaventati e scossi», alcuni dei quali «d’istinto si portano le mani a protezione del viso per non essere colpiti». Grazie alla documentazione raccolta venne disposto un provvedimento cautelare a carico di 7 persone (2 in carcere e 5 arresti domiciliari) coinvolte in episodi di continue percosse, ingiurie e violenze verbali e fisiche a danni di persone anziane inermi ospitate nella struttura. Lo SPI CGIL Lombardia e lo SPI CGL di Como si erano costituite parte civile nel processo.

Ora, sempre i media, rendono noto che la Sentenza di primo grado ha condannato tutti e sette gli operatori/operatrici (alcuni dei quali hanno scelto il rito abbreviato). 5 anni e 4 mesi, la condanna più alta, 2 anni e 8 mesi (con conversione in circa 1400 ore di lavori di pubblica utilità), la più bassa. Riconosciuti anche risarcimenti fino a 12mila euro per le famiglie delle vittime e le parti civili (si veda: Maltrattamenti alla Sacro Cuore di Dizzasco: sette imputati, condanne fino a cinque anni e risarcimenti, «QuiComo», 19 febbraio 2026).

La notizia arriva a pochi mesi dalla pubblicazione, avvenuta nel novembre 2025, del report dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) sulla violenza contro le persone con disabilità negli istituti (Places of care = places of safety? Violence against persons with disabilities in institutions, in italiano: Luoghi di cura = Luoghi di sicurezza? Violenza contro le persone con disabilità negli istituti*) che delinea, anche per l’Italia, quadro piuttosto severo (si veda: Samuele Pigoni, Assistenza nei centri che diventano luoghi di violenze con i Garanti senza veri poteri ispettivi, «Informare un’h», 5 dicembre 2025), con una parte significativa dell’associazionismo delle persone con disabilità ancora impegnato nella normalizzazione della cultura istituzionalizzante (si veda: Simona Lancioni, La “casa della violenza” e la normalizzazione della cultura istituzionalizzante, «Informare un’h», 23 gennaio 2026).

I media continuano a riportare notizie di questi episodi, il diritto nazionale e internazionale è sincronicamente orientato verso la deistituzionalizzazione, ma in Italia continuano a crescere sia il numero delle strutture sia quello delle persone istituzionalizzate.

«Alla faccia della deistituzionalizzazione!» esclamava infatti, appena pochi giorni fa (il 5 febbraio), l’Associazione Diritti alla Follia, commentando gli ultimi dati raccolti dall’Istat su questa materia (Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026). «Al 1° gennaio 2024 le strutture attive in Italia sono 12.987, con 426mila posti letto (+4,4% in un anno). Le persone che vivono in queste strutture sono 385.871, +6% rispetto all’anno precedente. Se questo è il risultato, allora è legittimo dirlo senza giri di parole: la deistituzionalizzazione non è in atto», osservava l’Associazione.

L’istituzionalizzazione, è bene ricordarlo, anche in assenza di episodi di maltrattamenti e violenze manifeste, come quelli riportati dai media, si configura come una pratica discriminatoria sulla base della disabilità in contrasto con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ed in particolare, ma non solo, con gli articoli 14 (Libertà e sicurezza della persona) e 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società). Quest’ultimo, tra le altre cose, impegna gli Stati Parti – e dunque anche l’Italia – ad assicurare che: «le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione». Basta scorrere le Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza, pubblicate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2022, per rendersi conto che non sussistono dubbi interpretativi a riguardo.

Dunque continuiamo a leggere sui media notizie di maltrattamenti e violenze, e magari anche delle condanne quando arrivano (se arrivano). Ma in tutto questo c’è ancora qualcosa che ci ostiniamo a non voler vedere: sinché chi gestisce strutture siede ai tavoli istituzionali, e sinché a detti tavoli le persone istituzionalizzate saranno rappresentate da chi, gestendo strutture, ha interesse a istituzionalizzarle, è irrealistico aspettarsi che l’Italia imbocchi la strada della deistituzionalizzazione. (Simona Lancioni)

 

* Il menzionato rapporto di ricerca dell’Agenzia FRA è disponibile, in lingua inglese, al seguente link, mentre la traduzione in lingua italiana, prodotta con un traduttore automatico, e dunque non verificata, è invece disponibile a quest’altro link.

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo. 

 

Ultimo aggiornamento il 20 Febbraio 2026 da Simona