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CESE: la deistituzionalizzazione, un processo che si è arrestato o che è addirittura in regressione

In un recente Parere in tema di vita indipendente per le persone con disabilità, il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) ha evidenziato come, nei Paesi dell’Unione Europea, persista una tendenza all’istituzionalizzazione. Tra gli interventi proposti per contrastarla figurano: l’adozione di una direttiva vincolante che contenga requisiti specifici su questa materia; una definizione chiara dei concetti di “istituto” e “servizio basato sulla comunità”; affrontare la questione della trans-istituzionalizzazione; predisporre strategie nazionali obbligatorie di deistituzionalizzazione, con bilanci dedicati, scadenze e indicatori misurabili; l’introduzione di rigorose condizionalità per garantire che i Fondi Europei non finiscano per finanziare ambienti segreganti.

Il logo del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE).

Nella sessione tenutasi il 24 febbraio scorso, il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), ossia l’organo consultivo dell’Unione Europea che rappresenta la voce della società civile organizzata in Europa, ha approvato il testo di un Parere avente ad oggetto: “Inclusione sociale e vita indipendente per le persone con disabilità attraverso servizi sociali specializzati e di alta qualità (Parere esplorativo richiesto dalla presidenza cipriota)” (il testo originale dello stesso è disponibile in lingua inglese al seguente link, mentre a quest’altro link è disponibile una versione in lingua italiana prodotta con un traduttore automatico e, dunque, non verificata).

Il testo, prodotto dal Gruppo di studio SOC – Servizi sociali per le persone con disabilità (Sezione per l’Occupazione, gli Affari Sociali e la Cittadinanza), ha avuto come relatore Pietro Vittorio Barbieri ed è stato approvato all’unanimità (87 voti favorevoli su 87 votanti).

Riportiamo di seguito alcuni degli aspetti evidenziati nel Parere.

Il CESE accoglie con favore l’impegno della Commissione Europea nel predisporre un piano decennale, la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, rispettando le tappe fondamentali e adottando strumenti in linea con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Inoltre riconosce la forza giuridica delle sue disposizioni, a partire dagli articoli 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) e 12 (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge), la cui applicazione congiunta è essenziale per garantire il diritto a una vita indipendente.

Tuttavia il CESE osserva che i dati esistenti evidenziano una tendenza persistente all’istituzionalizzazione. Ciò è dovuto alla mancanza di finanziamenti per servizi sociali di qualità e basati sulla comunità, alla carenza di personale e a un approccio culturale che rimane ancorato a presupposti che la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità intende mettere in discussione e superare.

Per superare l’attuale debolezza degli strumenti di soft law (quali sono le strategie e le linee guida), il CESE ritiene necessario adottare una direttiva vincolante che traduca l’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in requisiti specifici, che definisca chiaramente i concetti di “istituto” e “servizio basato sulla comunità”, e affrontare la questione della trans-istituzionalizzazione. Parallelamente, sono necessarie strategie nazionali obbligatorie di deistituzionalizzazione, con bilanci dedicati, scadenze e indicatori misurabili, co-progettate con le Organizzazioni delle Persone con Disabilità (OPD).

Il CESE chiede l’inserimento di un riferimento alla deistituzionalizzazione nel Piano per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, l’integrazione dei requisiti di accessibilità in tutti gli investimenti in edilizia abitativa finanziati dall’Unione Europea, lo sviluppo di strategie nazionali per l’edilizia abitativa accessibile e sinergie più forti tra il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il programma InvestEU per ampliare le soluzioni abitative assistite basate sulla comunità.

Nel suo Parere, il CESE aveva già chiesto una revisione sostanziale della proposta di regolamento sulla protezione internazionale degli adulti presentata dalla Commissione, basata sul principio della gerarchia delle norme, secondo cui la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (in particolare gli articoli 12 e 19) costituisce il riferimento giuridico primario, e non la Convenzione dell’Aja. Il CESE ribadisce la necessità di tale revisione.

Il Comitato sottolinea la necessità di invertire la tendenza verso nuove e vecchie forme di segregazione e di sostenere la vita indipendente attraverso finanziamenti proporzionati. La questione dei Fondi Europei, inoltre, deve essere soggetta a rigorose condizionalità per garantire che tali fondi non finiscano invece per finanziare ambienti segreganti. Questo requisito dovrebbe essere centrale nel Bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034 (QFP 2028-2034). I fondi dell’Unione Europea sono uno strumento potente per promuovere l’inclusione e ridurre le disuguaglianze in tutta Europa. Le clausole di salvaguardia devono essere mantenute e rafforzate nel futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), al fine di garantire progressi continui verso un’assistenza inclusiva e basata sulla comunità.

Riguardo allo specifico tema della deistituzionalizzazione, il CESE osserva come esso sia «un processo che si è arrestato o che è addirittura in regressione» (pag. 6, grassetto nostro).

Nell’Unione Europea almeno 1,4 milioni di persone con disabilità vivono ancora in istituti, con una tendenza in regressione (+29% negli istituti residenziali nell’ultimo decennio), una cifra che, secondo il CESE, è di fatto sottostimata a causa della grave mancanza di dati.  L’inerzia politica e la carenza di alloggi accessibili stanno rallentando la deistituzionalizzazione.

Nel parere è evidenziato anche il fenomeno della trans-istituzionalizzazione, che si verifica anche quando una persona viene trasferita in un alloggio comunitario ma rimane soggetta a un sistema di sostituzione che le nega il controllo legale sulle sue scelte quotidiane, finanziarie e sanitarie, oppure quando le persone vengono trasferite da grandi istituti a strutture residenziali più piccole che tuttavia replicano la stessa “cultura istituzionale” basata sulla segregazione e sulla mancanza di controllo individuale sulla propria vita.

Il CESE deplora inoltre la significativa mancanza di dati sulla deistituzionalizzazione, una lacuna statistica ancora più grave per quanto riguarda l’articolo 12. Attualmente non esiste una raccolta dati armonizzata sul numero di cittadine e cittadini adulti totalmente o parzialmente privati della capacità legale e sottoposti a tutela o amministrazione fiduciaria. Questa “invisibilità” statistica implica che i progressi (o i regressi) nell’attuazione della Convenzione non siano monitorati e rende impossibile per la Commissione e il Consiglio valutare l’impatto effettivo delle politiche di inclusione in questo ambito. Per tale ragione il CESE ritiene che la raccolta dati debba essere ampliata con urgenza.

Il Comitato si rammarica del fatto che in molti Paesi, in particolare in quelli che hanno avviato il processo di deistituzionalizzazione, le persone con disabilità intellettive siano ancora quelle con maggiori probabilità di rimanere in contesti istituzionali e quelle con minori probabilità di beneficiare di sostegno. Il CESE deplora inoltre che i servizi gestiti dagli utenti rimangano generalmente rari rispetto ad altri tipi di servizi, nonostante abbiano dimostrato ottimi risultati in termini di vita indipendente.

Riguardo ai fondi strutturali dell’Unione Europea, il CESE ha riscontrato una grave contraddizione nel modo in cui essi vengono utilizzati. Infatti, sebbene le norme vietino il sostegno ad azioni che contribuiscono alla segregazione, detti fondi continuano a essere utilizzati per ristrutturare o costruire nuove strutture segreganti. Il Comitato attribuisce questa distorsione alla resistenza di molti Stati membri all’introduzione di norme più severe, come l’assegnazione specifica dei fondi, e alla mancanza di un monitoraggio efficace che coinvolga le Organizzazioni delle persone con disabilità nella pianificazione e nel monitoraggio dei fondi.

Questa situazione evidenzia la tensione tra l’obiettivo della coesione e l’obbligo di rispettare i diritti umani. In assenza di una forte condizionalità, prevale la logica della coesione, portando l’Unione Europea a finanziare pratiche che violano i diritti umani che si è impegnata a proteggere.

Come accennato, quelli riportati sono solo alcuni degli aspetti evidenziati nel Parere, pertanto, per un approfondimento, rimandiamo senz’altro a una lettura integrale dello stesso. (Simona Lancioni)

 

Nota: si ringrazia Paola Cavalieri per la segnalazione.

 

Estremi dell’atto

Comitato Economico e Sociale Europeo. Servizi sociali per le persone con disabilità: Sezione per l’Occupazione, gli Affari Sociali e la Cittadinanza, Parere. Inclusione sociale e vita indipendente per le persone con disabilità attraverso servizi sociali specializzati e di alta qualità (Parere esplorativo richiesto dalla presidenza cipriota) (SOC/851), relatore: Pietro Vittorio Barbieri, [Bruxelles, CESE], adottato nella riunione di Sezione del 24 febbraio 2026, lingua inglese, 8 pagine, formato PDF.

 

Ultimo aggiornamento il 25 Febbraio 2026 da Simona