dell’Associazione Diritti alla Follia
«La residenzialità cresce, i posti letto aumentano, le persone istituzionalizzate sono di più», scrivono dall’Associazione Diritti alla Follia, commentando i dati dell’ultimo Rapporto Istat sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie relativo all’anno 2023. «Cambiano i nomi, si riducono talvolta le dimensioni, ma la sostanza resta: vite organizzate dall’istituzione», aggiungono. «I dati Istat non sono neutrali: certificano una direzione opposta agli obblighi internazionali assunti dall’Italia. Ogni nuovo posto letto è una scelta politica. Ogni incremento della residenzialità è un arretramento sul terreno dei diritti», denunciano.

L’Istat fotografa l’espansione dell’istituzionalizzazione
Il Rapporto Istat sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie con i dati del 2023[1], della cui pubblicazione apprendiamo dal Gruppo Solidarietà[2], non lascia spazio a interpretazioni benevole: la residenzialità cresce, i posti letto aumentano, le persone istituzionalizzate sono di più.
Al 1° gennaio 2024 le strutture attive in Italia sono 12.987, con 426mila posti letto (+4,4% in un anno).
Le persone che vivono in queste strutture sono 385.871, +6% rispetto all’anno precedente.
Se questo è il risultato, allora è legittimo dirlo senza giri di parole:
la deistituzionalizzazione non è in atto.
L’Istat ci dice che:
- il 78% dei posti letto è in strutture socio-sanitarie
- una quota stabile è destinata ad adulti con patologie psichiatriche, persone con dipendenze e minori
- la gestione è privata nel 76% dei casi
Non stiamo parlando di eccezioni o soluzioni residuali, ma di un sistema strutturato di residenzialità, in espansione e normalizzato.
Cambiano i nomi, si riducono talvolta le dimensioni, ma la sostanza resta: vite organizzate dall’istituzione.
Le Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) sono esplicite: l’istituzionalizzazione è una violazione dei diritti umani e gli Stati devono smettere di investirvi.
Per il Comitato ONU:
- spostare persone in strutture “più piccole” non è deistituzionalizzazione
- rinominare le strutture non cambia la natura istituzionale
- continuare ad ampliare l’offerta residenziale viola la Convenzione
Alla luce di queste Linee guida, i dati Istat non sono neutrali: certificano una direzione opposta agli obblighi internazionali assunti dall’Italia.
Ogni nuovo posto letto è una scelta politica.
Ogni incremento della residenzialità è un arretramento sul terreno dei diritti.
Il Rapporto ISTAT non racconta un sistema che si svuota, ma un sistema che si consolida.
Non una transizione, ma una stabilizzazione dell’istituzione.
Per maggiori informazioni: Associazione Diritti alla Follia, e-mail: dirittiallafollia@gmail.com
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
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[1] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[2] Gruppo Solidarietà, ISTAT. Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. Anno 2023, sito del Gruppo Solidarietà, 13 gennaio 2026.
Ultimo aggiornamento il 5 Febbraio 2026 da Simona