Menu Chiudi

Barriere architettoniche nei Comuni: il Garante avvia il monitoraggio dei PEBA

Quante barriere architettoniche sono state davvero eliminate nei Comuni italiani? A partire da tale quesito, l’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità ha avviato un monitoraggio nazionale dei PEBA (Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), rivolto in una prima fase sperimentale a sei Comuni (Foligno, Lipari, Pompei, Reggio Calabria, Roma Capitale e Verona), mettendo a punto un metodo che verrà poi progressivamente esteso a tutti gli altri Comuni d’Italia.*

Elaborazione grafica dedicata al PEBA, acronimo di Piano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche.

Quante barriere architettoniche sono state davvero eliminate nei Comuni italiani? Per tentare di rispondere a questa domanda, l’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità ha avviato un monitoraggio nazionale dei PEBA (Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), rivolto, in una prima fase sperimentale, a sei Comuni, ovvero Foligno (Perugia), Lipari (Messina), Pompei (Napoli), Reggio Calabria, Roma Capitale e Verona. Questi ultimi hanno ricevuto una richiesta formale dell’Autorità con una checklist di ricognizione, la stessa che sarà usata nel sistema informatico nazionale di monitoraggio. Entro 30 giorni dovranno indicare se il PEBA è stato adottato, quali barriere sono state rilevate, quali interventi sono stati programmati, finanziati e conclusi e quante criticità sono state effettivamente risolte, allegando la documentazione. Entro 5 giorni, inoltre, ogni Amministrazione dovrà nominare un responsabile del procedimento.
Dopo l’esame delle risposte, il Garante incontrerà i rappresentanti di ciascun Comune per verificare la situazione e concordare un programma operativo, articolato per fasi e per zone del territorio, con priorità, risorse, responsabili e tempi.
«L’obiettivo – dichiarano dal Collegio dell’Autorità Garante, composto dal presidente Maurizio Borgo, dal componente vicario Francesco Vaia e dall’altro componente Antonio Pelagatti – non è soltanto verificare che un PEBA esista, ma capire quante barriere siano state effettivamente rimosse, dove e con quali risorse. A tal proposito vogliamo lavorare insieme ai Comuni e accompagnarli nella costruzione di percorsi concreti e verificabili. Solo dove, nonostante il confronto, non si registrassero progressi, ricorreremo agli strumenti previsti dalla legge, compresa la richiesta al giudice amministrativo di nominare un commissario ad acta».

Previsti ormai molti anni fa, dalla Legge 41/1986 e successivamente dalla Legge 104/1992, i PEBA servono a individuare gli ostacoli presenti negli edifici e negli spazi pubblici e a programmarne la rimozione. Oggi però manca un quadro nazionale omogeneo su quanti Comuni li abbiano adottati e su quanti interventi siano stati realizzati.
La fase pilota, decisa all’unanimità dal Collegio dell’Autorità Garante, servirà a mettere a punto il metodo prima di estendere progressivamente il monitoraggio a tutti gli altri Comuni. (Stefano Borgato)

 

* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

 

Ultimo aggiornamento il 28 Ottobre 2026 da Simona