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“Caso ANFFAS di Modica”: la Procura di Ragusa ha chiuso le indagini preliminari

In questi giorni la Procura della Repubblica di Ragusa ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relative al cosiddetto “Caso ANFFAS di Modica”, una vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità consumatasi in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS locale, che ha portato alla chiusura della struttura, nonché a due arresti e 13 indagati complessivi. Tra gli atti depositati vi sarebbe anche un video che documenterebbe in modo inequivocabile i gravi reati contestati agli indagati. Si parla di vessazioni sistematiche, percosse, gravi carenze igienico-sanitarie e somministrazione abusiva di farmaci nei confronti delle persone con disabilità ospitate nella struttura.

Makoto Sasaki, “La divisione del buio”.

Lo scorso agosto abbiamo avuto modo di segnalare il cosiddetto “Caso ANFFAS di Modica”[1], una vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità consumatasi in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), che ha portato alla chiusura della struttura, nonché a due arresti domiciliari (comminati al presidente della sezione ANFFAS coinvolta, Giovanni Provvidenza, e ad un operatore), e 13 indagati complessivi.

In questi giorni la Procura della Repubblica di Ragusa ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relative al caso in questione. In particolare in un servizio curato da Giorgio Liuzzo (Inchiesta Anffas Modica, chiuse le indagini, «La Sicilia», 6 ottobre 2026) è evidenziato che tra gli atti ora depositati a disposizione delle difese «spicca un video che documenterebbe in modo inequivocabile i gravi reati contestati agli indagati, offrendo un riscontro visivo drammatico alle accuse formulate dagli inquirenti. L’indagine, condotta dai Carabinieri del NAS di Ragusa [Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, N.d.R.] insieme ai colleghi del Comando Provinciale, ha svelato una gestione fondata su vessazioni sistematiche, percosse, gravi carenze igienico-sanitarie e somministrazione abusiva di farmaci nei confronti di persone particolarmente vulnerabili, tra cui disabili psichici e soggetti con disturbi dello spettro autistico».

I reati di cui dovranno rispondere, a vario titolo, il presidente dell’ANFFAS, alcuni volontari e operatori del servizio civile universale, sono quelli di maltrattamenti aggravati ed esercizio abusivo della professione infermieristica.

Dopo un’ispezione iniziale, in cui erano emerse pesanti criticità organizzative all’interno del centro diurno, le indagini sono proseguite e, «grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche, servizi di osservazione e pedinamenti, i militari del NAS hanno potuto tracciare il quadro di un clima quotidiano di intimidazione e violenza subito dagli ospiti. Dalle immagini e dai riscontri investigativi emergerebbero episodi in cui i pazienti sarebbero stati regolarmente sottoposti a schiaffi, pugni, calci, spinte, urla e minacce, costretti in un perdurante stato di profonda sofferenza psicologica».

Altri elementi evidenziati sono stati: il fatto che personale «non qualificato somministrasse farmaci agli ospiti in modo arbitrario e senza alcuna autorizzazione sanitaria» (ciò che configura il reato di esercizio abusivo della professione infermieristica), ed «il grave stato di degrado igienico della struttura, culminato nel ritrovamento di roditori all’interno di sacchi di iuta contenenti generi alimentari – in particolare dolciumi – che erano destinati agli ospiti in occasione delle festività dell’Epifania».

Purtroppo abbiamo dovuto constatare che, anche a fronte della notizia di presunti maltrattamenti attuati all’interno di una propria struttura, nella nota congiunta dell’ANFFAS Nazionale e dell’ANFFAS Sicilia, diramata il 4 agosto 2026[2], l’istituzionalizzazione continua ad essere normalizzata, veicolando il messaggio che il problema siano i maltrattamenti, mentre è la stessa istituzionalizzazione ad essere una pratica discriminatoria esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Il fatto che le persone vengano ospitate in “luoghi speciali”, la standardizzazione dei servizi, l’introduzione di regole solitamente non definite con le persone con disabilità, l’obbligo di condividere gli assistenti con altre persone e l’assenza o la limitata influenza su chi fornisce l’assistenza sono, tra gli altri, tutti elementi che contribuiscono alla spersonalizzazione dei servizi e alla disumanizzazione delle persone con disabilità. Il “Caso ANFFAS di Modica” non è un incidente di percorso, ma uno degli esiti più drammatici di una pratica violenta. (Simona Lancioni)

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

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[1] Simona Lancioni, “Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 16 agosto 2026; Maria Cristina Pesci, Nell’istituzionalizzazione si compie un’espropriazione di desideri e piaceri, «Informare un’h», 17 agosto 2026; Sara Bonanno, “Caso ANFFAS di Modica”, il bisogno di assistenza non è una condanna, «Informare un’h», 22 agosto 2026; Antonio Pelagatti e Sara Bonanno, “Caso ANFFAS di Modica”, qualche precisazione dall’Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 26 agosto 2026.

[2] ANFFAS Nazionale e ANFFAS Sicilia, Nota di chiarimento e posizionamento sui gravissimi fatti legati alle vicende di Anffas Modica, sito dell’ANFFAS Nazionale, 4 agosto 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 19 Ottobre 2026 da Simona