di Attiva-Mente*
Poter vivere liberamente relazioni affettive e sessuali, decidere del proprio corpo e se diventare genitori, poter dire sì o no, poter scegliere e altro ancora, sembrano dimensioni intime e naturali dell’esistenza, eppure, per molte persone con disabilità, continuano ancora oggi a essere diritti limitati, negati o semplicemente ignorati, come emerge da un recente rapporto dell’ENIL, la Rete Europea sulla Vita Indipendente, che raccoglie per altro anche esperienze positive sviluppate da diversi Paesi in tale àmbito.

Poter vivere liberamente relazioni affettive e sessuali, decidere del proprio corpo e se diventare genitori, poter dire sì o no, poter scegliere ecc., sembrano dimensioni intime e naturali dell’esistenza, eppure, per molte persone con disabilità, continuano ancora oggi a essere diritti limitati, negati o semplicemente ignorati. L’ENIL (European Network on Independent Living), ossia la Rete Europea sulla Vita Indipendente, ha pubblicato il proprio Annual Report on the Independent Living Pillars: Sexual and Reproductive Health and Rights (“Rapporto annuale sui pilastri della Vita Indipendente: salute e diritti sessuali e riproduttivi”), dedicato appunto alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi delle persone con disabilità. È la prima pubblicazione di una nuova serie annuale attraverso la quale ENIL stesso analizzerà i 18 Pilastri della Vita Indipendente, partendo soprattutto dalle esperienze concrete delle persone con disabilità.
Ciò che emerge da questo primo rapporto merita attenzione. Ancora oggi servizi sanitari e informazioni possono essere inaccessibili. L’educazione affettiva e sessuale raramente considera davvero le persone con disabilità. La genitorialità può incontrare ostacoli e pregiudizi. La capacità giuridica viene talvolta negata senza che siano garantiti adeguati strumenti di supporto alle decisioni e, soprattutto, continua a sopravvivere uno degli stereotipi più profondi: quello che considera le persone con disabilità come esseri privi di desiderio, sessualità, affettività o aspirazioni familiari.
Il rapporto affronta anche realtà molto più gravi: violenza di genere, sterilizzazioni forzate e coercizione riproduttiva. La sterilizzazione forzata, ad esempio, è ancora consentita in diversi Paesi dell’Unione Europea e le donne con disabilità risultano maggiormente esposte alla violenza fisica e sessuale.
ENIL sceglie inoltre di leggere questi fenomeni attraverso una prospettiva intersezionale, ricordando che la disabilità non esiste mai isolata dal resto della vita di una persona. Essere donna, ragazza, persona LGBTIQ+, migrante, appartenere a una minoranza oppure avere una disabilità intellettiva o psicosociale può significare trovarsi all’incrocio di discriminazioni differenti, che si sommano e talvolta si rafforzano reciprocamente.
Ma il rapporto non racconta soltanto ciò che non funziona, raccoglie anche esperienze positive sviluppate in diversi Paesi: supporto tra pari, servizi sanitari accessibili, formazione dei professionisti, sostegno alla genitorialità, ricerca partecipata e iniziative guidate direttamente dalle persone con disabilità.
Ed è proprio qui che il tema incontra pienamente la Vita Indipendente, che non significa soltanto poter uscire di casa, lavorare, studiare o avere un assistente personale. Significa avere il controllo della propria esistenza. Significa poter scegliere con chi vivere, chi amare, come vivere il proprio corpo e la propria sessualità. Significa poter ricevere informazioni comprensibili e accessibili, decidere se avere figli, costruire una famiglia ed essere protetti dalla violenza e dalla coercizione.
Su questi temi la nostra Associazione [Attiva-Mente, Associazione sammarinese, N.d.R.] aveva già voluto accendere i riflettori il 5 maggio scorso, in occasione della Giornata Europea della Vita Indipendente, attraverso il forum pubblico Beyond Bodies – Intersezionalità e disabilità [se ne legga anche a questo link, N.d.R.].
Non solo, avevamo presentato al governo sammarinese l’Istanza d’Arengo Diritto all’affettività e alla sessualità per le persone con disabilità, successivamente approvata. Un accoglimento importante, con il quale le Istituzioni sammarinesi hanno riconosciuto la necessità di affrontare concretamente questi diritti. Eppure, da allora, non risultano iniziative finalizzate all’elaborazione di una normativa in materia.
Sia il forum che l’Istanza d’Arengo nascono dalla medesima consapevolezza: le persone con disabilità non costituiscono un gruppo omogeneo. Genere, orientamento sessuale, identità e condizioni economiche e sociali possono intrecciarsi con la disabilità e produrre discriminazioni multiple, ma anche esperienze e bisogni profondamente diversi. Per questo parlare seriamente di Vita Indipendente significa parlare dell’intera persona. Senza lasciare nell’ombra il corpo, l’affettività, la sessualità, la genitorialità e, soprattutto, senza lasciare ad altri il potere di decidere ciò che una persona può o non può essere.
* Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino. Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
A questo link è disponibile il testo completo del rapporto prodotto da ENIL, a quest’altro link una sintesi dello stesso in linguaggio semplice da leggere e da comprendere.
Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2026 da Simona