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Strutture assistenziali: quando il lavoro di cura prende la forma di un treno lanciato ad alta velocità

di Letizia Espanoli*

«Il primo rischio della carenza di personale non è soltanto avere meno mani. È avere mani più “dure”», osserva Letizia Espanoli in questo breve scritto, il cui titolo originale è “Uno in meno anche stamattina”. In esso l’Autrice si sofferma sul lavoro di cura prestato alle persone con demenza all’interno di una struttura. «Il turno prende la forma di un treno lanciato ad alta velocità. Il problema non è soltanto che corre. È che non può più fermarsi nelle stazioni. La persona viene svegliata più velocemente. Le tende si aprono senza preavviso. Il pannolone viene controllato mentre si parla già della stanza successiva», scrive ancora. E nel leggere il testo, è difficile non pensare che i medesimi meccanismi si possano riscontrare in qualsiasi struttura residenziale socio-assistenziale e socio-sanitaria.

Quando vi è carenza di personale, il turno di lavoro in una struttura assistenziale «prende la forma di un treno lanciato ad alta velocità. Il problema non è soltanto che corre. È che non può più fermarsi nelle stazioni», osserva Letizia Espanoli (foto dal web).

Sono le sei e quarantacinque del mattino. Il turno deve ancora cominciare, ma il telefono ha già portato la prima notizia: «Oggi non vengo».

Il primo rischio della carenza di personale non è soltanto avere meno mani. È avere mani più “dure”. Quando un operatore percepisce che il lavoro da svolgere supera le risorse disponibili, la mente comincia a stringere il campo. Guarda il piano di lavoro come una montagna da abbattere. Conta i corpi da alzare. Le colazioni da distribuire. I letti da rifare. Le attività da chiudere. Il residente rischia di diventare una tappa lungo il percorso. Non perché l’operatore abbia smesso di avere valori, ma perché il sistema nervoso, sotto pressione, cerca una strada per sopravvivere. Riduce, semplifica, accelera.

Il turno prende la forma di un treno lanciato ad alta velocità. Il problema non è soltanto che corre. È che non può più fermarsi nelle stazioni. La persona viene svegliata più velocemente. Le tende si aprono senza preavviso. Il pannolone viene controllato mentre si parla già della stanza successiva. Le parole diventano comandi: «Si giri», «Alzi il braccio», «Dobbiamo fare presto». Le risposte lente sembrano ostacoli. Una richiesta ripetuta diventa un’ulteriore perdita di tempo. Il gesto perde morbidezza. La voce si assottiglia. Lo sguardo si sposta continuamente verso la porta.

L’operatore è fisicamente nella stanza, ma emotivamente sta già rincorrendo tutto ciò che manca.

La carenza di personale non rimane negli spogliatoi. Ha un suono. Sono le porte chiuse con più forza. I passi veloci nel corridoio. I richiami da una stanza all’altra. Le consegne pronunciate con il respiro corto. Ha una temperatura. I corpi diventano più rigidi. Le mani più sbrigative. Gli sguardi meno disponibili. Ha persino un vocabolario: «Non abbiamo tempo», «Oggi siamo pochi», «Faccia in fretta», «Non cominci anche lei».

Gli operatori possono credere di parlare tra loro. I residenti, però, abitano quello stesso clima.

Le persone con demenza non hanno bisogno di comprendere l’organigramma del turno per avvertire che qualcosa è cambiato. Leggono il ritmo. La distanza. Il volto. Il tono della voce. Sentono che chi entra è teso, distratto o irritato. La qualità delle interazioni con il personale è associata al benessere emotivo delle persone con demenza che vivono nelle residenze; studi osservazionali hanno rilevato che interazioni sociali positive e una migliore qualità del rapporto con gli operatori si accompagnano a un equilibrio affettivo più favorevole nei residenti.

 

* Laureata in Servizio Sociale, consulente e formatrice, nonché fondatrice e creatrice del modello Sente-mente, e successivamente di Letizia Espanoli Group, che opera per trasformare il modo in cui ci si prende cura delle persone con demenza. Il presente scritto è già apparso in un post del 27 agosto 2026, pubblicato sulla pagina Facebook del Gruppo Solidarietà di Moie di Maiolati (Ancona), a questo link. Esso viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

 

Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2026 da Simona