dell’Associazione Diritti alla Follia*
«La deistituzionalizzazione non appartiene a nessuno schieramento. È un processo giuridico e culturale ancora aperto, che deve confrontarsi con gli sviluppi del diritto internazionale e con la tutela concreta dei diritti delle persone», afferma Diritti alla Follia, un’Associazione molto impegnata nell’area della salute mentale, commentando la recente notizia della candidatura del pensiero di Franco Basaglia a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, avanzata dal consiglio comunale di Gorizia con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa sta riscuotendo numerose critiche, a cominciare dall’Archivio Basaglia, guidato da Alberta Basaglia, figlia dello psichiatra, che ha lanciato una petizione online per contrastarla. Ma l’interpretazione proposta da Diritti alla Follia muove da altri presupposti.

La candidatura UNESCO avanzata dal consiglio comunale di Gorizia e sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia in memoria di Franco Basaglia ha suscitato un acceso dibattito pubblico.
Con questa nota, l’Associazione Diritti alla Follia propone una riflessione su una questione che ritiene fondamentale: l’eredità di Basaglia può essere considerata patrimonio esclusivo di una parte politica?
La deistituzionalizzazione non appartiene a nessuno schieramento. È un processo giuridico e culturale ancora aperto, che deve confrontarsi con gli sviluppi del diritto internazionale e con la tutela concreta dei diritti delle persone. In particolare, ci preme affrontare il tema del rapporto tra memoria, diritti, deistituzionalizzazione e attualità del pensiero basagliano.
Chi difende davvero Basaglia? Sul monopolio politico dell’eredità basagliana e la candidatura UNESCO della Regione FVG.
La candidatura UNESCO sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia in memoria di Franco Basaglia ha suscitato opposizioni da parte di Alberta Basaglia [figlia di Franco Basaglia, N.d.R.] con l’Archivio Basaglia, di Peppe Dell’Acqua, di Massimo Cirri e di altri. L’Associazione Diritti alla Follia prende atto di queste posizioni e ne contesta la natura. Non si tratta di obiezioni tecniche sulla candidatura, né di un ragionamento di principio sulla salute mentale: le motivazioni addotte sembrano ricondurre il dissenso non tanto al merito della candidatura, quanto alla provenienza politica dell’iniziativa. Il messaggio implicito è inequivocabile: il centrodestra non è legittimato a farsi promotore di un riconoscimento simbolico legato a Basaglia. Questa è una posizione di parte, e va chiamata con il suo nome.
[Ma per Diritti alla Follia] la deistituzionalizzazione non è patrimonio di nessuna corrente politica. È un tema giuridico internazionale attivo, al centro dell’implementazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD). Rivendicarne la titolarità esclusiva, opponendosi a qualsiasi iniziativa che provenga da un’area politica avversa, significa anteporre la logica di schieramento alla tutela concreta dei diritti. È una lettura che rischia di contraddire l’impostazione anti-istituzionale propria dell’esperienza basagliana.
Occorre inoltre ricordare che Basaglia non ha scritto la legge 180/1978. La legge 180 viene comunemente identificata con Basaglia, ma non fu redatta da lui e non coincide integralmente con il suo pensiero. Il superamento del manicomio non ha comportato il superamento dell’istituzionalizzazione, che continua a manifestarsi attraverso diversi istituti dell’ordinamento, quali il trattamento sanitario obbligatorio, l’amministrazione di sostegno quando utilizzata in chiave sostitutiva della volontà della persona e le misure di sicurezza psichiatriche. Chi ne rivendica il “patrocinio” non sta difendendo il pensiero autentico di Basaglia: sta difendendo uno strumento normativo imperfetto, trasformato in agiografia. Lo spirito critico e innovativo dell’esperienza basagliana richiede invece un aggiornamento continuo alla luce delle più recenti acquisizioni internazionali sulla deistituzionalizzazione — non il congelamento in una memoria di parte.
Il contesto lo impone con urgenza: nell’ultimo anno la disciplina della legge 180 è stata parzialmente rimodellata a seguito di una pronuncia di illegittimità costituzionale [si veda: “I profili di incostituzionalità del trattamento sanitario obbligatorio” del 4 giugno 2025, N.d.R.], mentre ulteriori questioni sono attualmente all’esame della giurisprudenza. Il dibattito è aperto, vivo, tutt’altro che commemorativo. In questo quadro, chi si oppone alla candidatura UNESCO non per ragioni di merito ma per ragioni di appartenenza politica non tutela i diritti: esercita un monopolio sull’eredità di chi quei monopoli li combatteva.
* Il presente testo è già stato pubblicato sul profilo Facebook dell’Associazione Diritti alla Follia, e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
Per maggiori informazioni: dirittiallafollia@gmail.com
Per approfondire:
Archivio Basaglia, Mantenere vivo il pensiero di Franco Basaglia e la sua pratica trasformativa, petizione online sul sito Change.org, data di pubblicazione: 26 giugno 2026.
Ornella Rossetto, Basaglia patrimonio Unesco, è polemica, «RTV SLO – Radio Capodistria», 3 luglio 2026
Ultimo aggiornamento il 6 Luglio 2026 da Simona