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Il ministro Locatelli guarda alla disabilità in termini di cura e custodia invece che di diritti

del Movimento Antiabilista

«Nella misura in cui lo Stato si affida a caregiver familiari, terzo settore e istituti per sostenere l’autodeterminazione delle persone disabili, esso abdica ai propri doveri e alle proprie responsabilità nei loro confronti», è questo uno dei passaggi del testo critico elaborato dal Movimento Antiabilista in risposta alle affermazioni espresse dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli lo scorso 12 giugno, intervenendo come ospite del podcast Skeptical Health.

Le recenti dichiarazioni del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli possono essere rappresentate come una “piramide” con i seguenti quattro strati a partire dal vertice: mamme caregiver; operatori socio-sanitari ed educatori; enti di terzo settore; persone disabili (elaborazione generata con l’intelligenza artificiale).

La puntata 73 del podcast Skeptical Health è intitolata “Ripensare la Disabilità in Italia” ed ha come ospite il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. È stata pubblicata il 12 giugno 2026, ed è disponibile gratuitamente sia su Youtube[1], sia su Spotify.

La thumbnail del video di YouTube mostra Locatelli e le parole La disabilità riguarda tutti. Segnaliamo però che questa puntata di Skeptical Health non è accessibile a persone sorde e sordocieche, poiché gli unici sottotitoli disponibili sono quelli generati automaticamente.

I conduttori Cristian Valeri e Guido Magrin hanno intervistato il Ministro (è di Locatelli la scelta del maschile) per circa 40 minuti, e i temi affrontati sono stati molti. Locatelli ha iniziato con la definizione di disabilità, affrontando poi il tema dell’accessibilità, ed esprimendo la sua soddisfazione per l’approvazione del “Decreto Caregiver”[2], che prevede lo stanziamento di 257 milioni a favore dei caregiver familiari di persone disabili. Secondo il Ministro, le persone disabili hanno bisogno di essere autonome e indipendenti, e le leggi sulla disabilità devono essere aggiornate, perché frutto di un modello assistenzialistico della disabilità ormai superato. Per citare Locatelli, non è abbastanza che se qualcuno mi solleva io posso fare il gradino, o se qualcuno mi tiene aperta la porta posso entrare. Io devo poterlo fare da solo[3]. Successivamente il Ministro ha enfatizzato l’importanza del terzo settore, nonché il ruolo di educatori e OSS [operatori socio-sanitari, N.d.R.]. Gli educatori, ha sottolineato Locatelli, sono essenziali per il Progetto di Vita ma non ha spiegato perché e in che condizioni lavorano. Il Ministro non ha spiegato che cosa fosse un Progetto di Vita, ma ha difeso l’istituzionalizzazione di quelle persone disabili che ha etichettato come situazioni difficili. Gli abusi all’interno degli istituti (che Locatelli ha definito situazioni drammatiche) sarebbero rari, secondo il Ministro. Inoltre, degli istituti ci sarebbe sempre più bisogno perché, come ha spiegato (senza citare alcuna fonte), il numero di persone disabili aggressive sarebbe in aumento. Quando Guido Magrin le ha chiesto come inserire nel mondo del lavoro le persone disabili per evitare che siano un peso sociale, Locatelli non lo ha corretto, limitandosi ad evidenziare alcune barriere nell’accesso al lavoro per le persone disabili. Quando le hanno chiesto chi altro invitare per approfondire ulteriormente il tema della disabilità, Locatelli ha suggerito le associazioni del terzo settore.

Vogliamo innanzitutto approfondire il concetto di indipendenza. L’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità[4] tutela il diritto delle persone disabili alla vita indipendente e all’inclusione nella società sulla base di uguaglianza con gli altri. A questo proposito, il Commento Generale n. 5[5] specifica che vivere in modo indipendente significa che alle persone con disabilità sono forniti tutti i mezzi necessari per esercitare la scelta, il controllo e poter prendere tutte le decisioni riguardanti la propria vita. Tra i mezzi per vivere in modo indipendente è citata l’assistenza personale autogestita. Il Commento specifica che la vita indipendente […] non deve essere interpretata unicamente come la capacità di svolgere attività quotidiane da soli.

C’è quindi una distinzione ben precisa tra l’indipendenza e il “fare da tutto da sole”. Distinzione che, nel discorso di Locatelli, si perde completamente.

Il Commento specifica che la vita indipendente e l’essere inclusi nella collettività si riferiscono a situazioni di vita al di fuori degli istituti residenziali di ogni tipo. […] Sebbene gli istituti residenziali possono [sic] differire per dimensioni, nome e regolamento, vi sono alcuni elementi che li definiscono, come ad esempio: condivisione obbligatoria degli assistenti [sic] con le altre persone e nessun o limitato controllo da parte dell’assistito, isolamento e segregazione e non poter vivere indipendenti nella collettività, mancanza di controllo sulle decisioni quotidiane, mancanza di scelta con chi vivere, rigidità della routine senza rispetto della volontà e delle preferenze personali, attività identiche nello stesso luogo per un gruppo di persone sotto una certa autorità, paternalistico approccio nella fornitura di servizi, sorveglianza negli ambienti e di solito anche una sproporzione nel numero di persone con disabilità che vivono nello stesso ambiente o camera. Le strutture istituzionali possono lasciare alle persone con disabilità un certo grado di scelta e controllo, tuttavia, queste scelte sono limitate a specifiche aree della vita e non modificano il carattere segregante tipico degli istituti.

In altre parole, la libertà di scelta delle persone disabili è in diretta contrapposizione con l’istituzionalizzazione. Le situazioni drammatiche all’interno degli istituti, che Locatelli dipinge come casi isolati, sono in realtà le manifestazioni più gravi di abusi sistemici a cui la società abilista ci sottopone. La segregazione stessa all’interno degli istituti rappresenta un abuso, in quanto costituisce una privazione della libertà personale.

All’inizio dell’intervista, il Ministro per la Disabilità sostiene di lottare per la libertà e per l’inclusione delle persone disabili. Ma alla fine, difende gli istituti e le persone che vi lavorano, sostenendo che ne servano sempre di più.

Questa conclusione apparentemente contraddittoria sembra basarsi sulla costruzione, consapevole o meno, di una “piramide del valore umano.

Al vertice della “piramide”, Locatelli pone la mamma caregiver. Un tempo, forse, persona, o donna, la mamma caregiver ormai è stata risucchiata dal suo ruolo, o, magari, dal suo stesso mito. Consumata da amore e sacrificio, “accudisce” (questo il verbo usato dal Ministro) il figlio disabile giorno e notte, 24h su 24h, anche quando questo piange o grida. È per la mamma caregiver che Locatelli ha stanziato i fondi previsti dal Decreto, per riconoscere tutti i suoi sacrifici.

Al secondo gradino ci sono OSS ed educatori, in particolare quelli che lavorano negli istituti, con le persone disabili aggressive. Queste figure professionali meriterebbero il secondo posto perché “non vanno certo a lavoro per timbrare il cartellino” (per parafrasare il Ministro). Al contrario, lavorare con le persone disabili sarebbe un misto tra vocazione e missione di vita. Questa ideologia legittima uno status quo nel quale chi lavora con le persone disabili è sottopagato e sfruttato.

Al terzo gradino ci sono gli enti del terzo settore. Questi enti arrivano laddove il settore pubblico non riesce ad arrivare, quindi, sostiene Locatelli, dovrebbero essere invitati ai tavoli istituzionali di tutte le Regioni. Il Ministro non fa menzione delle associazioni di persone disabili presenti ai tavoli istituzionali.

A quanto pare, solo persone speciali (che si tratti di mamme caregiver, OSS, educatori o volontarie) sarebbero disposte ad accollarsi il “peso” di “accudire” le persone disabili.

Le persone disabili sono all’ultimo gradino. Il Ministro sembra dividerle in tre categorie:

  • Quelle che possono fare tutto da sole se si rimuovono le barriere architettoniche (ad esempio, le atlete paralimpiche);
  • quelle che sono eterni infanti, completamente passive, dipendenti dalla mamma, pesi, carichi, oggetto di tanti sacrifici;
  • quelle che sono situazioni difficili, un’espressione che sembrerebbe riferirsi a persone disabili aggressive che devono essere rinchiuse in istituto.

Il Ministro parrebbe stabilire una correlazione tra il presunto aumento di persone disabili aggressive istituzionalizzate, e le situazioni drammatiche, come chiama gli abusi degli operatori all’ interno degli istituti. Questo ha molteplici implicazioni.

In primo luogo, il mancato riconoscimento degli abusi come tali. L’espressione situazioni drammatiche cancella la distinzione tra chi subisce violenza (la persona disabile, in questi casi) e chi la perpetua (l’operatore).

In secondo luogo, una forma molto velata di victim blaming [colpevolizzazione della vittima, N.d.R.]. Ascoltando il Ministro, ci si potrebbe convincere che le persone disabili che vivono in istituto si meritino sia di essere private della libertà, sia di subire abusi, proprio in quanto aggressive e pericolose.

In generale, Locatelli sembra avere un’opinione molto bassa delle persone disabili, e non vedere assolutamente la possibilità di autodeterminazione.

È forse per questo che il Ministro tace sul diritto delle persone disabili alla Vita Indipendente e/o ad altre tipologie di supporto all’autodeterminazione, ove necessarie, limitandosi alla mera menzione del Progetto di Vita?

Ci teniamo a sottolineare che il diritto all’autodeterminazione delle persone disabili oggi non è ancora esigibile su tutto il territorio nazionale, nonostante l’Italia abbia ratificato la Convenzione nel lontano 2009[6], nonostante la Legge Delega 227/2021 e nonostante il Decreto Legislativo 62/2024 relativo al progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

In quanto persone disabili, ci sentiamo umiliate e offese dalle parole di un Ministro che deve la sua posizione anche alla nostra esistenza, ma che si permette di usare stereotipi denigratori per descriverci. Tuttavia, siamo anche molto allarmate.

Cosa succederà alle persone disabili assistite da eroiche mamme caregiver quando queste non ce la faranno più o moriranno? Diventeranno situazioni difficili da rinchiudere in un istituto? Verranno abusate o uccise da OSS o educatori?

Questo Decreto [il Decreto in tema di caregiver, N.d.R.] non è una vittoria per nessuno, men che meno per le persone disabili. Significa legarle a doppio filo ai genitori, ai figli, ai partner che le assistono. Cosa succede se il caregiver familiare abusa di loro? Come fanno ad andarsene, senza i supporti necessari a sostenere una vita libera?

Nella misura in cui lo Stato si affida a caregiver familiari, terzo settore e istituti per sostenere l’autodeterminazione delle persone disabili, esso abdica ai propri doveri e alle proprie responsabilità nei loro confronti.

Tale Stato priva le persone disabili della libertà di scelta sulla base di uguaglianza con gli altri che si è impegnato a garantire loro quando ha firmato la Convenzione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità.

 

Per maggiori informazioni: movimentoantiabilista@gmail.com

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[1] Skeptical Health, Ripensare la Disabilità in Italia – con il Ministro Alessandra Locatelli, episodio 73, YouTube, 12 giugno 2026 (filmato, durata: 38.09 minuti).
[2] Caregiver, pubblicato il decreto disciplina criteri e modalità di riparto della quota parte di euro 30 milioni del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, sito del Ministro per le Disabilità, 29 aprile 2026.
[3] Quelle riportate in corsivo sono citazioni testuali.
[4] A questo link è disponibile la traduzione in lingua italiana prodotta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
[5] A questo link è disponibile la traduzione in lingua italiana prodotta da ENIL Italia (European Network on Independent Living) del Commento Generale n. 5 (2017) dedicato all’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
[6] A questo link la pagina, ospitata nel sito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con l’elenco dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

 

Ultimo aggiornamento il 23 Giugno 2026 da Simona