di Liana Cappato*
«Sono convinta che la via principale per superare le barriere ideologiche e culturali sia l’inserimento lavorativo», scrive Liana Cappato, presidente dell’Associazione ligure Autismo Fuori dal Coro ODV, riflettendo sui meccanismi che di fatto ancora ostacolano l’accesso delle persone con disabilità al mondo del lavoro retribuito, sebbene questo sia un diritto sancito da molteplici norme. In particolare Cappato segnala «l’inganno delle “borse lavoro”», che consentono agli Enti di usufruire del lavoro delle persone con disabilità senza tuttavia corrispondere alcuna retribuzione, nemmeno minima. Le diverse mail inviate all’Assessore alla Sanità e al Welfare della Regione Liguria per affrontare la questione non hanno ricevuto alcuna risposta.

Userò nomi di fantasia per rispettare le persone a me vicine; quelle stesse persone che, purtroppo, non ricevono il dovuto rispetto da parte di istituzioni e servizi. Matteo, Daniele, Anna e tanti altri, qui nella mia regione (la Liguria), vivono — chi più, chi meno — la condizione della disabilità.
Sono convinta che la via principale per superare le barriere ideologiche e culturali sia l’inserimento lavorativo. Ce lo conferma la nostra Costituzione; ce lo raccomanda la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 (ratificata dall’Italia nel 2009 [con la Legge 18/2009, N.d.R.]); ce lo impone la Legge 68/1999 [rubricata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.], a patto che quest’ultima non si trasformi in una gabbia, in un vincolo burocratico o in una giustificazione allo sfruttamento. Le persone con disabilità hanno chiaramente bisogno di tutele sul posto di lavoro, che resta un diritto di tutti. E nessuno lavora gratis: se non c’è retribuzione, si tratta di sfruttamento.
Ed è qui che la situazione si complica. I servizi territoriali sono stati talmente abili da avallare il lavoro gratuito, facendolo passare per una grande opportunità o per una gentile concessione. L’idea che per una persona con disabilità l’impiego possa avere anche una funzione abilitativa e terapeutica non è da demonizzare. Ma il lavoro va pagato. Sempre. Altrimenti resta sfruttamento e, siccome la verità è scomoda da pronunciare, la si maschera da privilegio, quasi a voler dire: “Ringrazia già che ti teniamo qui…”.
Ma passiamo a noi, alla nostra realtà e all’inganno delle “borse lavoro”. Sono la presidente di una minuscola Associazione — che merita la lettera maiuscola solo per la grandezza dell’impegno e della fiducia che riponiamo nella nostra missione — nata poco più di un anno fa: si chiama Autismo Fuori dal Coro ODV e opera su tutto il territorio nazionale.
Nel comune in cui risiedo sono venuta a conoscenza del fatto che buona parte dei “ragazzi” (uso le virgolette perché in realtà sarebbe più corretto parlare di giovani adulti) usufruisce di “borse lavoro” che prevedono esclusivamente la copertura INAIL, senza alcuna retribuzione, nemmeno minima. Qualcuno dirà: “Ma hanno la pensione, cosa vogliono di più?”. Eppure, l’ente che accoglie queste persone ottiene manodopera a costo zero. Come la mettiamo?
Inoltre, in alcuni casi ci troviamo di fronte a persone con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992 (art. 3, comma 1) che quindi non percepiscono alcuna pensione di invalidità. Sono iscritti alle liste della menzionata Legge 68, ma di fatto non hanno accesso a nulla. Questo accade anche a causa della mancanza di trasparenza da parte del sistema scolastico. Fin dal primo anno delle superiori, per una “meravigliosa” esigenza di organico, la scuola ha infatti “consigliato” (un eufemismo per non dire pilotato) alle famiglie la scelta di una programmazione didattica differenziata. Peccato che nessuno avesse informato i genitori che questa scelta avrebbe comportato il non conseguimento del diploma di scuola superiore, negando di fatto a questi ragazzi un pezzo di futuro.
E adesso voglio denunciare il silenzio delle istituzioni. Ho, infatti, provato, attraverso due email, a chiedere un incontro con l’Assessore alla Sanità e al Welfare della Regione Liguria. Il mio obiettivo era semplice: capire chi eroghi queste folli borse lavoro a titolo gratuito e chiedere spiegazioni sul blocco dei fondi regionali, una notizia che mi è stata riferita da fonti certe.
L’amministrazione, tuttavia, ha scelto la via del silenzio. Con questo mutismo ha voluto “dirmi” chiaramente quanto disprezzi i propri cittadini. E lo ha fatto nel modo peggiore: ignorando le mie comunicazioni, ritenendo di non dover perdere tempo nemmeno per liquidarmi con un rifiuto o con una scusa qualunque.
Concludo esprimendo un profondo disappunto e, soprattutto, una grande delusione. Viviamo in un’epoca in cui sembra contare solo la visibilità sui social; una visibilità che, alla prova dei fatti, viene concessa solo e soltanto laddove fa comodo.
Per informazioni: autismofuoridalcoro@gmail.com
* Presidente dell’Associazione Autismo Fuori dal Coro ODV
Ultimo aggiornamento il 20 Giugno 2026 da Simona