«Per 100 milioni di persone con disabilità che vivono nell’Unione Europea, l’intelligenza artificiale può rappresentare un potente ponte verso l’inclusione oppure una nuova barriera. Dipende da come vengono progettati i sistemi, da chi partecipa allo sviluppo degli stessi e dal fatto che l’accessibilità e i diritti umani siano inclusi o meno sin dall’inizio»: lo ha affermato Gunta Anča, nuova presidente del Forum Europeo sulla Disabilità, intervenendo ad un incontro sul tema “Garantire una transizione equa e accessibile all’intelligenza artificiale”.*

«Per 100 milioni di persone con disabilità che vivono nell’Unione Europea, l’intelligenza artificiale può rappresentare un potente ponte verso l’inclusione oppure una nuova barriera. Questo dipende da come vengono progettati i sistemi, da chi partecipa allo sviluppo degli stessi e dal fatto che l’accessibilità e i diritti umani siano inclusi o meno sin dall’inizio»: lo ha affermato Gunta Anča, la nuova presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, intervenendo recentemente a Riga, in Lettonia, ad un incontro dedicato al tema Garantire una transizione equa e accessibile all’intelligenza artificiale, nell’àmbito di un importante Forum sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.
«L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per supportare la comunicazione, migliorare l’accesso ai servizi, promuovere l’autonomia e trasformare la mobilità – ha puntualizzato in tal senso Gunta Anča -, ma questi benefìci non sono garantiti e nemmeno la legislazione, da sola, è sufficiente. Senza una progettazione inclusiva, infatti, può accadere che l’intelligenza artificiale rafforzi la discriminazione, ad esempio utilizzando algoritmi che analizzano il linguaggio del corpo o il contatto visivo o, su un altro versante, strumenti digitali inaccessibili. Può inoltre anche aumentare l’esposizione a frodi e disinformazione. Questo chiama quindi a una precisa responsabilità gli sviluppatori dei sistemi che hanno tutto il potenziale necessario a cambiare la situazione, fermo restando un assunto di base: l’intelligenza artificiale funziona meglio ed è più equa quando la diversità e l’inclusione sono parte integrante della progettazione, dei dati e del team di sviluppo fin dall’inizio. In altre parole, l’accessibilità e l’inclusione non possono essere elementi opzionali, ma devono essere integrate fin dall’inizio nei processi di sviluppo. E questo significa coinvolgere le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, considerare le diverse esigenze in ogni fase dello sviluppo, nonché monitorare costantemente i sistemi per prevenire pregiudizi e discriminazioni».
«Le nostre richieste – ha proseguito la neopresidente dell’EDF – sono quanto mai precise: chiediamo cioè alle aziende tecnologiche di testare tutti i sistemi di intelligenza artificiale con persone con disabilità prima del loro rilascio. In questo àmbito, infatti, troppi strumenti vengono commercializzati senza considerare l’accessibilità o la diversità degli utenti il che porta a discriminazioni nel settore lavorativo, bancario, sanitario e nei servizi digitali di tutti i giorni. Chiediamo inoltre ai Governi di applicare pienamente la Legge sull’Intelligenza Artificiale dell’Unione Europea (Artificial Intelligence Act), ciò che potrà contribuire a far sì che i sistemi di intelligenza artificiale siano accessibili, sicuri e non discriminatori. Solo infatti rispettando il quadro giuridico e adottando un approccio etico e basato sui diritti, l’Europa potrà garantire che questa nuova rivoluzione tecnologica dia potere alle persone con disabilità anziché escluderle».
«Perché gli sviluppatori di intelligenza artificiale – ha concluso con accento ironico Gunta Anča – sono sì esperti professionisti, ma lo siamo anche noi, grazie alla nostra esperienza diretta!». (Stefano Borgato)
* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
Ultimo aggiornamento il 9 Giugno 2026 da Simona