Con piacere segnaliamo un approfondimento sulle donne con disabilità psichiatrica sopravvissute alla violenza realizzato dalla giornalista Donata Columbro, e liberamente fruibile dal sito del settimanale «Internazionale». L’approfondimento propone i pochi dati Istat disponibili, interviste ad esperte e appunto, in forma anonima, le testimonianze di alcune donne sopravvissute alla violenza.

Lo scorso aprile avevamo ospitato la richiesta di aiuto di Donata Columbro, una giornalista freelance, autrice, tra gli altri, del libro Perché contare i femminicidi è un atto politico (Feltrinelli, 2025), finalizzata a trovare testimonianze di donne con disabilità psichiatrica sopravvissute alla violenza, per un’indagine sulle loro esperienze. All’indagine potevano contribuire anche personale sanitario o delle forze dell’ordine che potesse portare una testimonianza relative a situazioni oggetto dell’indagine (se ne legga a questo link).
Ebbene, dallo studio è scaturito un approfondimento dal titolo “Quando una diagnosi nasconde la violenza”, pubblicato su «Internazionale» il 22 maggio 2026, e liberamente consultabile sul sito del settimanale a questo link.
Il testo analizza fatti di cronaca, come la vicenda di Mara Favro, una donna con una diagnosi di disturbo bipolare, scomparsa in Val di Susa nel marzo 2024, e ritrovata morta un anno dopo, in un bosco di Gravere (Torino), nella quale, nonostante i solleciti della famiglia, le indagini sono iniziate con notevole ritardo (a questo link uno degli ultimi servizi su questa storia, poi archiviata come suicidio o caduta accidentale).
L’approfondimento propone anche i pochi dati Istat disponibili sul fenomeno indagato, nonché interviste ad esperte, come Rosalba Taddeini, responsabile dell’Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne con disabilità coordinato dall’Associazione Differenza Donna, Laura Stoppa, psicoterapeuta e responsabile scientifica del progetto Il fior di loto a Torino, Tiziana Leone e Alessandra Ghione, coordinatrici dei centri di salute mentale di Giaveno, Susa e Avigliana dell’ASL TO3 del Piemonte.
Poi, naturalmente, ci sono le testimonianze (in forma anonima) delle sopravvissute alla violenza. «“Mi definirono ‘teatrale’ nei miei atteggiamenti e nessuno mi consigliò di denunciare. Anzi, continuavano a usare la parola relazione, ma io non ho mai avuto una relazione con il mio capo”. A parlare è Nina (nome di fantasia), che oggi ha venticinque anni, un lavoro, una vita fuori dall’Italia, ma che dello stigma legato alla salute mentale è stata vittima proprio quando avrebbe avuto bisogno di sostegno e riconoscimento», racconta Columbro.
In conclusione, ricordiamo ancora una volta che l’approfondimento “Quando una diagnosi nasconde la violenza” è liberamente consultabile a questo link. (S.L.)
Vedi anche:
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.
Ultimo aggiornamento il 25 Maggio 2026 da Simona