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Linguaggio e disabilità: il “caso Giannini” ci dice che il giornalismo italiano ha ancora molto da imparare

del Movimento Antiabilista

«Le parole sono importanti perché contribuiscono a costruire la realtà attorno a noi. Le metafore e le analogie considerate accettabili dicono tantissimo della società in cui viviamo», osserva il Movimento Antiabilista nel commentare la metafora abilista utilizzata, nei giorni scorsi, dal giornalista Massimo Giannini in una trasmissione televisiva. Una riflessione che allarga lo sguardo anche alle reazioni con cui quelle parole sono state accolte.

Una “nuvola di parole” centrata sui temi della disabilità e dell’inclusione sociale.

Durante la puntata della trasmissione DiMartedì andata in onda il 5 maggio 2026 su La7, il giornalista Massimo Giannini, nell’esprimere una critica sulla stagnazione del Governo italiano, ha utilizzato una metafora che di fatto stabilisce un’analogia tra la situazione di chi utilizza una sedia a rotelle e un’idea di vita inutile e improduttiva in senso capitalista [la puntata in questione è visibile a questo link, l’intervento di Giannini inizia al minuto 28, N.d.R.]. Come Movimento Antiabilista Riteniamo che sia importante riflettere sull’uso del linguaggio soprattutto in questo momento storico.

«[…] bisogna vedere in che condizioni ci arriva, se passa gli ultimi vent’anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto», queste le parole usate da Giannini riferendosi al Governo Meloni.

Le parole sono importanti perché contribuiscono a costruire la realtà attorno a noi. Le metafore e le analogie considerate accettabili dicono tantissimo della società in cui viviamo. Il fatto che l’analogia di Giannini sia stata accolta con un applauso in studio dice molto sulle metafore ancora accettate, su cosa sia considerato linguaggio comune e sul consenso collettivo nel considerare la disabilità sinonimo di mancanza di valore.

Nessuna vita dovrebbe essere svalutata o considerata inutile perché trascorsa in carrozzina. Questa è una bugia abilista che vede la carrozzina come uno strumento di costrizione anziché come un dispositivo di libertà. L’affermazione di Giannini è anche la dimostrazione di come il modello economico della disabilità sia ancora prevalente in Italia.

Nel modello economico la disabilità coincide con l’incapacità di svolgere ruoli socialmente valorizzati, primo tra tutti quello di lavoratore (Smart, 2004, citato in Grue, 2023, p. 3122).

La convinzione che le persone disabili siano incapaci di lavorare e/o meno produttive di quelle non disabili è talmente radicata che il tasso di disoccupazione delle persone disabili è considerevolmente maggiore di quello delle persone non disabili (Eurostat, 2025), e i pregiudizi dei potenziali datori di lavoro rappresentano una barriera all’accesso del mercato del lavoro per le persone disabili (Hästbacka et al., 2016).

Non è un caso, quindi, che le metafore che utilizzano la disabilità spesso comunichino passività. Si pensi all’espressione “costretta su una sedia a rotelle”. La sordità e la cecità sono comunemente usate per indicare una mancanza di interesse o di attenzione attiva. La famigerata metafora della “fortezza vuota” utilizzata per l’autismo, proposta da Bruno Bettelheim nel 1967, suggerisce diffidenza e isolamento (Grue, 2023). Le parole di Giannini richiamano anch’esse l’idea che le persone disabili siano soggetti passivi, e, di conseguenza, improduttivi.

Tuttavia, la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (2006), ratificata dall’Italia il 15 maggio 2009 (Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, n.d.), non riduce la disabilità a una mera questione economica. Secondo l’articolo 1, comma 2, «per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri».

In altre parole, la disabilità non è affatto legata alla partecipazione o meno al mercato del lavoro, ma risulta dalla discriminazione (Union of the Physically Impaired Against Segregation, 1976) agita su tutte quelle persone i cui corpi-mente differiscono da uno standard socialmente costruito (Garland-Thomson, 1997), nota come abilismo (Accademia della Crusca, n.d.). Un abilismo di cui le parole di Giannini sono un esempio da manuale.

Le parole usate da Giannini sono inaccettabili anche e soprattutto vista la sua professione di giornalista. La prima responsabilità del giornalismo è quella di informare, e fare informazione significa usare un linguaggio che non contribuisca alla diffusione di stereotipi che danneggiano comunità marginalizzate. L’articolo 6 del Testo unico dei doveri del giornalista sancisce che «il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità». Nel 2024 il Coordinamento per le pari opportunità dell’Ordine dei Giornalisti ha inoltre pubblicato Comunicare la disabilità. Prima la persona, una guida per una comunicazione adeguata e rispettosa delle persone con disabilità, curata da Antonio Giuseppe Malafarina, Claudio Arrigoni e Lorenzo Sani. L’opera sottolinea il ruolo fondamentale del linguaggio nel facilitare o ostacolare la vita delle persone con disabilità.

Una sezione della guida è dedicata proprio all’uso dei termini afferenti alla disabilità come insulto: «Mai designare la controparte ritenuta incapace, o in qualche modo ignobile, ricorrendo alla disabilità». Sebbene gli autori sottolineino che si tratta di linee guida non prescrittive, crediamo che dovrebbe essere obbligatorio per chiunque lavori nel mondo del giornalismo formarsi per una trattazione corretta di questi temi, affinché i media siano vero veicolo di informazione e critica sociale, e non più di discriminazione.

 

Per maggiori informazioni: movimentoantiabilista@gmail.com

 

Bibliografia

– Accademia della Crusca. (n.d.). Abilismo. Parole nuove. Recuperato il 13 maggio 2026.

– Eurostat. (2025, ottobre). Disability statistics – unemployment and people outside the labour force – Statistics Explained. Commissione europea. Recuperato il 13 maggio 2026.

– Garland-Thomson, Rosemarie. Extraordinary Bodies: Figuring Physical Disability in American Culture and Literature. New York: Columbia University Press, 1997.

– Grue, J. 2023. The CRPD and the Economic Model of Disability: Undue Burdens and Invisible Work, Disability and Society 39(12): 3119–35.

– Hästbacka, E., Nygård, M. & Nyqvist, F., 2016, ‘Barriers and facilitators to societal participation of people with disabilities: A scoping review of studies concerning European countries’, Alter 10(3), 201–220. 10.1016/j.alter.2016.02.002

– Nazioni Unite. (2006). Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità. Trad. it. del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

– Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. (n.d.). Stato delle ratifiche della CRPD – Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. OHCHR Treaty Body Database.
– Union of the Physically Impaired Against Segregation. (1976). Fundamental principles of disability. Centre for Disability Studies, University of Leeds.

 

Ultimo aggiornamento il 14 Maggio 2026 da Simona