La strategia adottata dall’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità (OND) riguardo al conflitto di interessi dato dalla presenza, tra i suoi componenti, di gestori di strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità, ricorda molto alcune dinamiche che si riscontrano nelle famiglie disfunzionali. Capita infatti che alcune di queste, non sapendo come affrontare determinate situazioni, pensino di cavarsela nascondendo i problemi “sotto al tappeto”. È evidente che gli attuali equilibri dell’OND cristallizzino una distorsione a favore degli interessi di chi gestisce strutture, che però va a discapito dei diritti umani delle persone con disabilità. Riteniamo che la soluzione di questo problema consista nel rivedere la composizione dell’Osservatorio.

Nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (OND), siedono soggetti che gestiscono strutture residenziali e semiresidenziali per persone disabili e anziane, alcuni dei quali rivestono anche il ruolo di rappresentanti delle persone con disabilità. Un fatto gravissimo, che andrebbe urgentemente affrontato – come richiesto[1] dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità –, ma ai piani alti nessuno lo sta facendo.
Molte persone disabili, i loro familiari e diverse Associazioni si interrogano su questo conflitto di interessi ormai da diversi anni, ma è solo dal febbraio 2025 che la questione ha iniziato ad essere posta in modo esplicito e forte. È successo all’interno del confronto pubblico scaturito dallo slittamento di un anno, al gennaio 2027, dell’attuazione del Decreto Legislativo 62/2024 (attuativo della Legge Delega 227/2021 in materia di disabilità)[2].
Il tema del conflitto di interessi è inevitabilmente intrecciato con quello dell’istituzionalizzazione delle persone disabili, una pratica discriminatoria esplicitamente vietata[3] dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità[4]. Pertanto il filone tematico ha trovato nuova linfa vitale all’interno della campagna di sensibilizzazione per lo stop all’istituzionalizzazione promossa dal Centro Informare un’h nel giugno 2025, e tuttora in corso[5]. E tuttavia anche davanti alle interrogazioni sul tema[6] recentemente formalizzate da PERSONE (il Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità), sia la Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che i/le Componenti dell’Osservatorio hanno scelto di non rispondere. Insomma, chi sta al Governo o siede ai tavoli istituzionali di conflitto di interessi non se ne vuole occupare. Nei giorni scorsi ulteriori conflitti di interessi, irregolarità ed elementi di poca trasparenza nella gestione del Ministero per le Disabilità e dell’OND, nonché nella nomina dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, sono stati segnalati in diversi articoli pubblicati dal quotidiano «Domani»[7], ma anche a fronte di tali rivelazioni i soggetti direttamente chiamati in causa non hanno ritenuto di chiarire la propria posizione. Con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook il 7 maggio scorso[8], la Ministra Locatelli ha opportunamente sanzionato le gravi dichiarazioni abiliste espresse in un programma televisivo dal giornalista Massimo Giannini[9]. Sanzionare il linguaggio scorretto è fondamentale, ci mancherebbe, ma dovrebbe esserlo ancora di più offrire garanzie di trasparenza sull’operato del Ministero per le Disabilità e dell’OND, ed anche sulla nomina dell’Autorità Garante nazionale, ma pare che per questo non ci sia tempo né volontà.
La strategia adottata dall’Osservatorio riguardo al conflitto di interessi ricorda molto alcune dinamiche che si riscontrano nelle famiglie disfunzionali. Capita infatti che alcune famiglie, intuendo di non avere le competenze necessarie per affrontare determinate problematiche, pensino di cavarsela nascondendo automaticamente e spesso inconsapevolmente i problemi “sotto al tappeto”. I componenti della famiglia non riescono ad attuare un cambio di prospettiva rispetto a un determinato problema, e questo li porta a proporre sempre le medesime risposte, che però non sono adeguate a risolvere la situazione. La reiterazione di questa modalità suscita la percezione che quel problema non sia risolvibile, e che non ci sia altra possibilità che fingere che esso non esista. Talvolta questa postura è così rigida, che la famiglia insiste nella finzione anche quando il problema non affrontato, inevitabilmente, si ripropone. Chi si rende conto della reiterazione della strategia, e del fatto che essa non porta a soluzioni, prova a proporre una nuova prospettiva, ciò che accade però nel gruppo è che, invece di accogliere i suggerimenti e le proposte per uscire dall’impasse, viene ignorato o addirittura ritenuto disturbante. Infatti, rifiutarsi di aderire al copione familiare, significa mettere in discussione l’unica modalità di funzionamento che quella famiglia conosce. Non perché non esistano altre, ma perché queste altre modalità di funzionamento non sono cercate.
Anche l’Osservatorio ha nascosto il problema del conflitto di interessi “sotto al tappeto”, ed ha continuato a ignorare la questione anche quando, dal febbraio 2025, il tema è diventato oggetto di trattazione pubblica. La Ministra per le Disabilità e i/le Componenti dell’OND, come accennato, hanno finora ignorato le interrogazioni formalizzate precedentemente richiamate. Nel marzo 2025, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), esplicitamente chiamata in causa sui social in occasione del lancio di “Fuori le volpi dal pollaio!”, una campagna comunicativa-informativa specificamente centrata sul tema del conflitto di interessi dell’Osservatorio[10], invece di rispondere nel merito dei contenuti dell’iniziativa, ha accusato i soggetti proponenti – il Movimento antiabilista ed il Coordinamento PERSONE – di volerla screditare[11]. Forse i toni erano sbagliati, ci siamo detti al Centro Informare un’h, dunque, nel luglio 2025, abbiamo riformulato la richiesta di chiarimenti sul conflitto di interessi[12] ma, ad oggi, la Federazione non ha ancora risposto.
Pertanto, mentre i gestori di servizi residenziali continuano a sedere nell’OND, si registra un incremento del numero di strutture residenziali socioassistenziali e socio-sanitarie e di quello delle persone istituzionalizzate[13], e nel Decreto Legislativo 62/2024 è stato omesso il riferimento alla deistituzionalizzazione che era presente nella legge di delegazione[14].
Ma c’è un ulteriore elemento. Il 28 novembre 2025 l’Osservatorio ha approvato il terzo Piano di Azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità. Il Piano di Azione è stato poi formalmente adottato con un Decreto del Presidente della Repubblica[15] lo scorso marzo. Attendiamo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, mentre una bozza del Piano di Azione triennale ha già iniziato a circolare online[16]. Se i contenuti di questa bozza saranno confermati, troveremo che nel Piano di Azione non si parla di conflitto di interessi, né è previsto che nel triennio 2026-2028 venga elaborato un Piano Nazionale di deistituzionalizzazione. Tutto questo, tradotto in termini concreti, significa che mentre la Ministra Locatelli e l’OND continuano a far finta che il conflitto di interessi non esista e che l’istituzionalizzazione sia compatibile con la Convenzione ONU, le persone con disabilità istituzionalizzate continueranno ad essere private della propria libertà personale in ragione della loro disabilità. Significa anche che gli istituti continueranno a percepire un’ingente quantità di soldi pubblici per protrarre ulteriormente una pratica discriminatoria.
Tuttavia la strategia di nascondere i problemi “sotto al tappeto” non può essere protratta all’infinito. Infatti questa funziona solo fino a quando i problemi non diventano di dominio pubblico. Continuare a fingere che un dato problema non esiste anche dopo che “il gioco” è stato scoperto ha l’unico effetto di minare ulteriormente la credibilità – peraltro già drammaticamente compromessa – di chi a “questo gioco” continua a prestarsi. Come segnalato in relazione alla famiglia disfunzionale, anche in questo caso ci sembra di cogliere una rigidità posturale che assume come prospettiva privilegiata quella di preservare gli attuali equilibri dell’Osservatorio, ed evita di guardare la questione assumendo il punto di vista delle persone con disabilità. È ovvio che sinché le persone con disabilità istituzionalizzate saranno rappresentate all’interno dell’Osservatorio da chi ha un interesse diretto a istituzionalizzarle non sarà possibile trovare un’altra prospettiva e risposte diverse. È evidente che gli attuali equilibri cristallizzino una distorsione a favore degli interessi di chi gestisce strutture, a discapito dei diritti umani delle persone con disabilità. Questo problema è facilmente risolvibile disponendo che chi ha interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti non sia messo nella condizione di condizionare le politiche in tema di deistituzionalizzazione (come richiesto dal Comitato ONU). Riteniamo che solo una revisione della composizione dell’Osservatorio permetterà allo stesso di assumere una prospettiva in linea col mandato della Convenzione ONU.
Dopo il rinvio dell’attuazione del Decreto Legislativo 62/2024, sono sempre di più le persone con e senza disabilità, e le Associazioni che esaminano le iniziative intraprese dal Ministero per le Disabilità e dall’Osservatorio per verificare quali altri vantaggi sono stati accordati ai gestori di strutture, oltre al citato rinvio e all’elusione, nel menzionato decreto attuativo, del riferimento alla deistituzionalizzazione presente nella legge delega. Speriamo di non dover aggiungere a questo desolante elenco la mancata previsione, all’interno del Piano di Azione, della predisposizione di un Piano Nazionale di deistituzionalizzazione e dello stop al finanziamento degli istituti.
«Noi, persone con disabilità, vogliamo vivere libere dall’istituzionalizzazione!», è scritto sia nell’interrogazione indirizzata alla Ministra Locatelli, che in quella rivolta ai/alle Componenti dell’Osservatorio. Non permetteremo che questa rivendicazione continui a essere ignorata.
Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa).
Nota: si ringrazia Nadia Miscialini per la collaborazione.
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[1] «Ai fornitori di servizi, agli enti di beneficenza, ai gruppi professionali e religiosi, ai sindacati e a coloro che hanno interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti deve essere impedito di influenzare i processi decisionali relativi alla deistituzionalizzazione», scrive il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità al punto 34 delle Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del 9 settembre 2022.
[2] Se ne legga nella pagina tematica dedicata al “Confronto sul rinvio della Riforma sulla disabilità”.
[3] La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità impegna gli Stati firmatari a garantire, tra le altre cose, «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà» (articolo 14, comma 1, lettera b), e che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione» (articolo 19, comma1, lettera a).
[4] Ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009.
[5] Si veda: Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone del 20 giugno 2025.
[6] Si vedano la lettera aperta inviata alla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli il 4 marzo 2026, avente ad oggetto: “istituzionalizzazione delle persone con disabilità e conflitto di interessi all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità”, e l’appello inviato a tutti i Componenti dell’OND il 5 maggio 2026, avente ad oggetto: “i/le componenti dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità prendano posizione riguardo al conflitto di interessi in tema di deistituzionalizzazione”.
[7] Stefano Iannoccone, Affitti e conflitti di interessi. Disabilità, mistero Locatelli, «Domani», 3 maggio 2026; Stefano Iannoccone, Amichettismo leghista: al ministero di Locatelli i fedelissimi senza titoli, «Domani», 4 maggio 2026; Stefano Iannoccone, Nomine e disabilità, «Danno erariale dall’Osservatorio»: nuovo caso da Locatelli, «Domani», 5 maggio 2026.
[8] Questo il testo del post in questione: «“Il governo è come un essere umano…bene se vive per 100 anni e più…ma se vive immobile su una sedia a rotelle a non far nulla è inutile che viva così a lungo”. Così ha detto il giornalista Massimo Giannini. Persone che parlano in questo modo, per le quali è naturale e spontaneo dire che una persona con disabilità, o anziana, in carrozzina debba morire prima del tempo dimostrano tutto il loro disprezzo e la loro ignoranza.
Calpestano la dignità delle persone, le mortificano e sono disposte a tutto pur di parlare di quello che loro reputano importante in quel momento».
[9] Si veda: Massimo Giannini, bufera per la frase a diMartedì: “Non ho insultato i disabili”, «adnkronos», 7 maggio 2026.
[10] Si veda: “Fuori le volpi dal pollaio!”, una campagna sui conflitti di interesse presenti nell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità, «Informare un’h», 26 marzo 2025.
[11] Federazione FISH, La FISH interviene nel confronto sul rinvio della Riforma sulla disabilità, «Informare un’h», 26 marzo 2025.
[12] Simona Lancioni, La forza di scandalizzarci davanti all’istituzionalizzazione, «Informare un’h», 20 luglio 2025.
[13] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[14] Si veda l’articolo 2, comma 2, lettera c, numero 12 della Legge 227/2021.
[15] Ministro Locatelli: Presidente Mattarella firma Piano d’azione triennale sulla disabilità, nota sul sito del Ministero per le Disabilità, 25 marzo 2026.
[16] Diversi soggetti hanno messo online la bozza del terzo Piano di Azione in questione trattando i suoi contenuti come rispondenti al testo definitivo. Nella nota Adottato con DPR il nuovo Programma di Azione Triennale sulla Disabilità, pubblicata sul dito dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) il primo aprile 2026, ad esempio, la bozza è fruibile da questo link.
Ultimo aggiornamento il 12 Maggio 2026 da Simona