di Antonella Tarantino*
Cresce il numero dei soggetti impegnati nel contrasto alla violenza che aderiscono alla campagna di sensibilizzazione per lo stop all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità promossa dal Centro Informare un’h nel giugno 2025. Dopo il Gruppo Donne FISH e l’Associazione Differenza Donna, accogliamo con gratitudine l’adesione dell’Associazione DisabilmenteMamme. «“Un uccellino in gabbia” perde comunque la sua libertà, perché una gabbia rimane tale anche quando è dorata. Per tale ragione è importante dare voce alle persone rinchiuse negli istituti», scrive, tra le altre cose, Antonella Tarantino, presidente di DisabilmenteMamme.

L’Associazione DisabilmenteMamme aderisce alla campagna di sensibilizzazione per lo stop all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità [promossa dal Centro Informare un’h nel giugno 2025, e fruibile al seguente link, N.d.R.], essendo le sue aderenti fortemente convinte che vivere in strutture residenziali dedicate costituisca una violazione dei diritti umani.
Infatti tali strutture, anche se pulite e moderne, esprimono una logica di segregazione di fatto, che impedisce la piena inclusione sociale e concretizza forme di esclusione.
A ciò si aggiunga che la separazione e l’isolamento rendono più difficile il controllo esterno e incrementano il rischio di abusi e maltrattamenti.
Crediamo che l’istituzionalizzazione possa essere superata attraverso alternative realmente inclusive, quali sono, ad esempio, i servizi per l’abitare radicati nella comunità, l’assistenza personale autogestita, i progetti di vita supportati attraverso il budget di progetto, o altre soluzioni liberamente scelte dalla stessa persona che le consentano di vivere nei contesti di tutti e tutte.
Ricordiamo inoltre che la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006 stabilisce che le persone con disabilità devono godere di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in condizione di uguaglianza con le altre persone.
Le persone con disabilità non devono più essere trattate come “macchine da parcheggiare” o “oggetti da custodire”, ma come persone, cittadine e cittadini attivi, soggetti titolari di diritti che debbono essere rispettati.
L’istituzionalizzazione è essa stessa causa di traumi e danni emotivi per le persone che vi sono sottoposte, perché comporta la perdita di diritti quali la libertà di decidere i ritmi della propria quotidianità e il controllo sulla propria vita.
“Un uccellino in gabbia” perde comunque la sua libertà, perché una gabbia rimane tale anche quando è dorata. Per tale ragione è importante dare voce alle persone rinchiuse negli istituti.
* Presidente dell’Associazione DisabilmenteMamme.
Per maggiori informazioni si veda la pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone.
Vedi anche:
Il Gruppo Donne FISH ribadisce con fermezza la propria contrarietà a ogni forma di istituzionalizzazione del 19 marzo 2026.
Anche l’Associazione Differenza Donna chiede lo stop all’istituzionalizzazione del 22 aprile 2026.
Ultimo aggiornamento il 29 Aprile 2026 da Simona