È stato pubblicato sulla sezione italiana di Arte TV, una piattaforma streaming europea, “La sterilizzazione forzata: un tabù in Europa”, un reportage filmato realizzato dalla regista Katrin Kleemann nel 2025. L’opera affronta, appunto, il tema della sterilizzazione forzata attraverso le testimonianze di alcune donne con disabilità che hanno subito questa forma di violenza, e di altre che invece sono riuscite a sottrarsi. Alcune di esse sono impegnate nel rivendicare la criminalizzazione di questa pratica, nonché il diritto di tutte le donne a scegliere la maternità e a ricevere tutti i supporti di cui dovessero avere necessità per svolgere il ruolo genitoriale.

È stato pubblicato sulla sezione italiana di Arte TV, una piattaforma streaming europea, La sterilizzazione forzata: un tabù in Europa, un reportage filmato realizzato dalla regista Katrin Kleemann nel 2025. Il video è inserito nella sezione ARTE Regards – sguardi sulla società, è in lingua tedesca, ma è sottotitolato in italiano (esso ha una durata di 30.18 minuti ed è liberamente visibile a questo link).
L’opera affronta, appunto, il tema della sterilizzazione forzata attraverso le testimonianze di alcune donne con disabilità che hanno subito questa forma di violenza, e di altre che invece sono riuscite a sottrarsi. Alcune di esse sono impegnate nel rivendicare la criminalizzazione di questa pratica, nonché il diritto di tutte le donne a scegliere la maternità e a ricevere tutti i supporti di cui dovessero avere necessità per svolgere il ruolo genitoriale. Va infatti ricordato che attualmente ci sono ancora ben 12 Paesi dell’Unione Europea in cui questa pratica è ammessa per legge (se ne legga a questo link).
Natacha van Ooteghem, una donna con una disabilità cognitiva, sa leggere e scrivere, ma ha un tutore legale. Non ha potuto avere figli perché è stata sterilizzata contro la sua volontà in uno Stato, il Belgio, in cui questa pratica è un reato dal 2013, ma è spesso richiesta come requisito per l’ammissione alle strutture residenziali. «Credo di sì, credo che sarei stata una buona mamma», afferma guardando in camera. «Avrei voluto avere una figlia», aggiunge distogliendo lo sguardo. Non sapeva cosa l’aspettava quando l’hanno operata. Sua madre aveva parlato con la ginecologa. Natacha sapeva solo che la ginecologa le avrebbe chiesto come stava, ma durante il colloquio la madre ha spostato la conversazione affermando che sua figlia non avrebbe avuto figli. Natacha aveva 24 anni e doveva rimuovere una cisti ovarica, quando la madre, credendo che non fosse in grado di prendersi cura di un figlio, l’ha spinta a sterilizzarsi. Il personale sanitario non le ha spiegato che l’intervento era irreversibile. Oggi Natacha vive in una struttura residenziale e frequenta una compagnia teatrale di cui fa parte anche Monique Perrault, un’altra donna che è stata sterilizzata contro la propria volontà. Natacha e Monique sono diventate amiche. Parlano raramente di questa esperienza. Il ricordo è troppo doloroso. Sperano che le prossime generazioni di donne imparino dal passato, e che non debbano vivere l’esperienza terribile che hanno vissuto loro. Anche Gaëlle e Véronique sono state sterilizzate senza il loro consenso. Véronique aveva vent’anni quando i suoi genitori l’hanno portata in ospedale, dove l’hanno subito anestetizzata, senza spiegarle il perché. Le era stato detto che era lì per un neo. Lei si è insospettita vendendo le cicatrici sull’addome.

Sara Rocha, è una donna portoghese di 34 anni con una disabilità multipla: è autistica, ipoudente, ha l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) e la sindrome di Ehlers-Danlos, un disturbo del tessuto connettivo. In Portogallo questi sono motivi validi per sterilizzare le donne, anche minorenni, contro la loro volontà. Durante le riprese del reportage è incinta. «Essere una madre autistica con disabilità multiple è quasi rivoluzionario – racconta –. Ho un bastone, apparecchi acustici e un cane da assistenza [Dilly, N.d.R.]. Spero che questo cambi l’idea di come dovrebbe essere una madre». Sara si batte perché la politica non chiuda più un occhio su queste gravi violazioni dei diritti umani, ed affinché vieti una volta per tutte le sterilizzazioni coatte, non solo in Portogallo, ma in tutta Europa. Assieme ad una sua amica, cinque anni fa, ha fondato un’Associazione, Voz do Autista (Voce degli Autistici), per sensibilizzare la popolazione su questo tema su cui c’è ancora tanto silenzio, stigma e inazione. Con l’Associazione hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione sulla sterilizzazione forzata, attraverso la quale si propongono anche di raggiungere le donne che hanno subito questa forma di violenza, e di raccogliere elementi per contrastarla in modo più efficace. Grazie all’attivismo di Sara, il Parlamento portoghese ha calendarizzato la votazione di un disegno di legge per porre fine alla sterilizzazione forzata delle persone con disabilità per il 18 dicembre 2025 (se ne legga a questo link). In quell’occasione Sara, ormai al quinto mese di gravidanza, ha potuto parlare nell’audizione pubblica che si è svolta proprio in Parlamento. Tuttavia quest’ultimo ha rinviato il voto all’ultimo momento e non c’è ancora una nuova data per il pronunciamento. Ma Sara continuerà a battersi per un mondo in cui le donne con disabilità siano ascoltate e viste.

Oggi in Germania le sterilizzazioni forzate sono illegali e dal 2020 ai genitori con disabilità è riconosciuto il diritto legale al sostegno. Nel reportage si parla di un progetto pilota di casa famiglia realizzato a Berlino dove, da un anno e mezzo, vivono Sunny Stemmler, una donna di 34 anni, e Matteo, suo figlio di 3 anni. Madre e figlio hanno il supporto di un team composto di assistenti sociali, educatrici e pedagogiste. Matteo è un figlio desiderato e sua madre passa con lui ogni minuto libero. Sunny ha una disabilità acquisita. In seguito ad un incidente d’auto ha riportato difficoltà di apprendimento e problemi di udito. Un’assistente vede madre e figlio quasi ogni giorno e li accompagna nel loro percorso proponendo giochi e attività di gruppo, nonché aiutando Sunny nelle questioni educative. Questo tipo di intervento è definito “genitorialità assistita”. Nella struttura le madri con disabilità possono vivere con i loro figli anche se da sole non ce la farebbero. La madre riceve un sostegno anche per altre questioni che non riguardano il bambino, come pratiche burocratiche, corrispondenza, pagamento delle bollette, visite mediche e cose simili. «Chiunque può e deve poter essere madre ricevendo il sostegno necessario per farlo – afferma l’assistente –. Ogni madre ha le risorse per vivere con un figlio, anche se non da sola. Ma queste risorse vanno utilizzate per aiutare ogni madre a farcela». Il modello si adatta alle esigenze individuali di ogni famiglia. Questi progetti abitativi sono finanziati dai servizi sociali. Matteo e sua madre potranno stare nella struttura sino ai 18 anni del figlio. Tuttavia che Sunny oggi possa vivere con suo figlio non è stato sempre scontato. Già durante la gravidanza ha incontrato resistenze. C’erano persone che pensavano che non ce l’avrebbe fatta né fisicamente né mentalmente. Che non sarebbe stata capace di crescere un bambino. Tanto che dopo il parto l’ufficio minori ha limitato i diritti di Sunny, ed ha stabilito che Matteo dovesse stare in un centro di accoglienza. Dunque, per un certo periodo Sunny è andata a trovarlo ogni giorno ed ha lottato per poterlo riavere con sé. Assieme ai servizi sociali ha organizzato un trasferimento nella casa famiglia, e dopo un anno madre e figlio hanno potuto tornare a vivere assieme. Per Sunny arrendersi non era un’opzione possibile. (Simona Lancioni)
Vedi anche:
Forum Europeo sulla Disabilità, EDF: il Portogallo vieti la sterilizzazione forzata delle donne e delle ragazze con disabilità, 18 dicembre 2025.
Donne con disabilità: sterilizzazione forzata e altre forme di coercizione riproduttiva – repertorio 2023-2026.
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi”.
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.
Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.
Ultimo aggiornamento il 31 Marzo 2026 da Simona